Via libera del Consiglio di Stato alla riforma della crisi d'impresa

di Andrea Pira 13/05/2022 19:17

Via libera del Consiglio di Stato alla riforma della crisi d'impresa
 
  ULTIMO   VAR
Spread 242,24
17.29.49

+10,40%

Luce verde del Consiglio di Stato alla riforma del codice della crisi d'impresa. Con il via libera della giustizia amministrativa può così proseguire il lavoro nelle commissioni parlamentari chiamate a dare pare sul decreto legislativo che permette l'attuazione delle nuove norme. 

In particolare Palazzo Spada ha apprezzato la scelta di collegare l'entrata in vigore dell'attuazione della direttiva a quella dell'intero Codice e di rafforzare le procedure di allerta della crisi, arricchendo la cassetta degli attrezzi con lo strumento extragiudiziario della composizione negoziata.

La via del risanamento. Si tratta di un percorso di tipo volontario, durante il quale l'azienda a rischio insolvenza o in probabile crisi, che presenta però potenzialità per restare sul mercato, potrà essere affiancata da un esperto indipendente per favorirne il risanamento. Il tutto avverrà attraverso una piattaforma nazionale, accessibile dal sito della Camera di commercio, dove trovare indicazioni operative per la stesura del piano di risanamento. 

Altro passaggio gradito ai giudici amministrativi è il riferimento al "costante monitoraggio" sull'applicazione del nuovo strumento. Nel lungo parere sul provvedimento, il Consiglio di Stato ha voluto sottolineare la necessità di una formazione specifica sia per la nuova figura degli esperti della composizione negoziata, sia per giudici e imprenditori, essenziale per conferire effettività agli strumenti di allerta precoce.

Critico invece il giudizio sul cosiddetto "piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione". Per attuare la direttiva Ue sulle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, considerati gli strumenti nazionali già disponibili, sarebbe stato sufficiente quanto già previsto dalla legge di delegazione Ue: l'adattamento e la modifica del procedimento unitario, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e del concordato preventivo in continuità aziendale sulla base del principio di semplificazione normativa e del divieto di introduzione di profili di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalla normativa europea.

Il nuovo codice scatterà dal 15 luglio prossimo. Con il decreto Pnrr approvato lo scorso 14 aprile, il governo ha rinviato l'applicazione del nuovo codice dal 16 maggio al 15 luglio prossimo, quando contestualmente ci sarà l'entrata in vigore anche del Titolo II e dei nuovi codici d'allerta. Il rinvio era in qualche modo atteso. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, lo aveva lasciato intendere nelle scorse settimane, prima che il decreto legislativo sulle insolvenze andasse in Consiglio dei ministri, assecondando le richieste di prudenza di parte della maggioranza, per il timore delle conseguenze della riforma dei fallimenti sul sistema produttivo italiano provato dalla pandemia e ora alle prese con il conflitto in Ucraina. (riproduzione riservata)