Leonardo: la struttura tecnica rimane costruttiva
Leonardo: la struttura tecnica rimane costruttiva

{mfgraph} La situazione tecnica di Leonardo rimane costruttiva. Il titolo ha infatti compiuto un nuovo balzo in avanti ed è salito fino ad un picco di 62,50 euro. Dopo una breve pausa di consolidamento al di sopra dei 60 euro è possibile pertanto un ulteriore allungo , con un primo target in area 63,20-63,30 e un secondo obiettivo a quota 64,40-64,50 euro. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza: da un punto di vista grafico, infatti, soltanto una discesa sotto i 55 euro potrebbe fornire un segnale negativo . (riproduzione riservata)

45.201,69 23.50.32

+2,67%

23.968,63 23.50.32

+2,39%

47.706,51 2.54.02

-0,07%

22.699,38 23.50.32

+0,01%

1,1628 3.00.35

-0,16%

69,02 17.30.07

-7,45

Dax future: un veloce recupero intraday

Dax future: un veloce recupero intraday

{mfgraph} Nella seduta di lunedì 9 marzo il Dax future ( scadenza marzo 2026 ) è sceso fino ad un minimo di 22.870 punti prima di iniziare un veloce recupero intraday. La situazione tecnica rimane precaria (i principali indicatori direzionali si trovano in posizione short) anche se il forte ipervenduto di breve termine può impedire un ulteriore cedimento e favorire una fase riaccumulativa . Un rimbalzo dovrà affrontare un primo ostacolo a quota 23.600-23.610 e una seconda resistenza a ridosso...

9 mins
Ftse Mib future: spunti operativi per martedì 10 marzo

Ftse Mib future: spunti operativi per martedì 10 marzo

{mfgraph} Quella di lunedì 9 marzo è stata una giornata decisamente interessante sul mercato azionario italiano, con l’indice Ftse Mib che è sceso sui minimi degli ultimi mesi prima di iniziare un importante recupero intraday. Il Ftse Mib future ( scadenza marzo 2026 ) è infatti sceso in area 42.950-42.830 prima di risalite con una certa decisione oltre quota 44.050. La situazione tecnica rimane negativa (i principali indicatori direzionali si trovano infatti in posizione short) anche se il forte ipervenduto di breve termine può impedire un ulteriore cedimento e favorire una fase riaccumulativa . Da un punto di vista grafico, infatti, soltanto il ritorno sopra i 45.700 punti potrebbe fornire un segnale di tenuta. Una discesa sotto i 42.800 punti fornirà invece un nuovo e pericoloso segnale ribassista. Strategia operativa intraday per martedì 10 marzo ( future marzo 2026 ). Short solo su rimbalzo verso i 45.500 punti , con target a 45.310 prima, a quota 45.170-45.150 poi e in area 45.020-44.980 in un secondo momento. Stop a quota 45.710. (riproduzione riservata)

9 mins
Btp future: il trend rimane positivo

Btp future: il trend rimane positivo

{mfgraph} Nella seduta di mercoledì 25 febbraio il Btp future ( scadenza marzo 2026 ) ha compiuto un nuovo balzo in avanti ed è salito oltre i 122,60 punti. Il trend di breve periodo rimane quindi positivo (i principali indicatori direzionali si trovano infatti in posizione long): soltanto il forte ipercomprato registrato dagli oscillatori più reattivi può impedire un ulteriore allungo (che avrà un primo target a quota 122,76-122,80 e un secondo obiettivo in area 122,95-123 punti) e innescare una fisiologica pausa di consolidamento. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza : pericoloso solo una discesa sotto i 121,85 punti anche se un’eventuale correzione troverà un valido supporto in area 121,05-121. (riproduzione riservata)

9 mins
Mercati finanziari, come sfruttare la volatilità per investire

Mercati finanziari, come sfruttare la volatilità per investire

La volatilità sui mercati finanziari innesca opportunità di investimento tattiche , ma in ottica di investimento di medio periodo è bene tenere la barra a dritta ed essere coerenti con l’allocazione inizialmente programmata. Nel recente Global Investment Returns Yearbook di Ubs Am , si sono analizzati oltre 125 anni di dati storici, per comprendere le caratteristiche delle principali asset class. Il cuore dell’analisi è il database DMS (Dimson, Marsh, Staunton, rinomati docenti universitari), che include dati sui rendimenti reali e nominali, inflazione e valute in 35 mercati. Il Yearbook consente di contestualizzare fenomeni attuali – come il rialzo dell’ oro o il dibattito sull’ AI come possibile bolla – mostrando che molte dinamiche odierne hanno precedenti storici. ORO NEL MEDIO PERIODO {mfgraph} L'evoluzione del mercato azionario statunitense dal 1900 Oggi il mercato azionario Usa domina, con il 62% della capitalizzazione mondiale , della capitalizzazione mondiale, nonostante il calo della quota di Pil globale rispetto al picco del secondo dopoguerra. Una interessante evidenza è che le nuove tecnologie non generano sempre bolle speculative e la composizione settoriale dei mercati è molto cambiata: nel 1900, circa l’80% del mercato Usa era concentrato in settori oggi ridotti o scomparsi (ferrovie, carbone, acciaio, tessile) e oggi circa il 70% delle aziende statunitensi appartiene a settori che nel 1900 erano marginali o inesistenti, come tecnologia e sanità. I titoli tecnologici – nonostante il crollo della bolla dot-com – hanno registrato nel tempo rendimenti superiori rispetto al mercato Usa nel suo complesso. Dal 1900 le azioni hanno nettamente sovraperformato obbligazioni , titoli a breve e inflazione. Negli Stati Uniti, un investimento iniziale di 1 dollaro in azioni nel 1900 avrebbe raggiunto 124.854 dollari in termini nominali a fine 2025, rispetto a 284 dollari per le obbligazioni a lungo termine e 69 dollari per i Treasury bill . Le azioni sono risultate la migliore asset class nel lungo periodo anche in altri Paesi. Le obbligazioni hanno generalmente superato il mercato monetario. Confronto tra mercati sviluppati ed emergenti Invece, il confronto tra mercati sviluppati ed emergenti richiede cautela, poiché diversi Paesi oggi sviluppati erano in passato considerati emergenti. Contrariamente alla percezione comune, nel lungo periodo i mercati sviluppati hanno registrato rendimenti annualizzati superiori (+8,5% medio annuo) rispetto agli emergenti (+6,9% medio annuo) sull’intero arco 1900–2025. Per le obbligazioni , i mercati emergenti hanno sovraperformato fino agli anni ’40, poi hanno subito forti cali e dal secondo dopoguerra in avanti, in diversi periodi, hanno nuovamente superato quelle dei mercati sviluppati. L'impatto dell'inflazione e il ruolo dell'oro L’ inflazione ha un impatto determinante sui rendimenti reali nel lungo periodo. L’evidenza storica mostra che sia azioni sia obbligazioni ottengono rendimenti reali più elevati in contesti di forte crescita economica e bassa inflazione, elemento cruciale per valutare gli effetti di futuri regimi inflattivi sulle performance degli investimenti. In ogni caso, i rendimenti reali delle azioni hanno ampiamente superato l’inflazione. Per l’ oro , in diversi anni con inflazione elevata, i rendimenti invece sono stati negativi; nel lungo periodo, tuttavia, l’oro ha preservato potere d’acquisto, con il prezzo reale aumentato di 5,2 volte dal 1900 (+1,3% reale medio annuo). Storicamente, il rischio economico ha avuto un impatto più frequente e significativo rispetto a quello geopolitico. Diversificazione globale e investimento fattoriale In merito alla diversificazione , il mercato azionario statunitense è oggi altamente concentrato e le correlazioni tra mercati sviluppati ed emergenti e tra azioni e obbligazioni sono aumentate. Nonostante ciò, la diversificazione globale rimane vantaggiosa, ad esempio utilizzando la strategia 60/40 . Infine, l’ investimento fattoriale (style investing) resta popolare per cercare di ottenere premi di rendimento documentati dalla ricerca accademica. Nel lungo periodo, il fattore momentum ha mostrato la performance più forte e persistente, risultando frequentemente il migliore tra i fattori analizzati. (riproduzione riservata)

9 mins
Euro-dollaro: il quadro tecnico rimane precario

Euro-dollaro: il quadro tecnico rimane precario

{mfgraph} Nella giornata di lunedì 9 marzo il cambio Euro/Dollaro ( EUR/USD ) è sceso in area 1,1510-1,1507 prima di iniziare un recupero intraday che ha spinto le quotazioni a ridosso di 1,16. La situazione tecnica rimane precaria (i principali indicatori direzionali si trovano ancora in posizione short) anche se il forte ipervenduto di breve termine può impedire un ulteriore cedimento e favorire una fase riaccumulativa. Un eventuale recupero dovrà comunque affrontare un primo ostacolo a quota 1,1645-1,1650 e una seconda resistenza in area 1,1690-1,17 . Una discesa sotto 1,15 fornirà invece un nuovo e pericoloso segnale ribassista, con un primo target attorno a 1,1470. (riproduzione riservata)

9 mins