VanEck: l’oro si trova in una posizione privilegiata
VanEck: l’oro si trova in una posizione privilegiata
Secondo gli esperti della società di gestione il metallo giallo, che a metà aprile ha toccato il massimo annuale di 2.048 dollari, potrebbe essere sostenuto da una Fed meno aggressiva

di Paola Valentini 01/06/2023 11:56

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L'oro ha raggiunto un massimo annuale in aprile «e una pausa della Fed potrebbe essere positiva per l'oro, spingendolo potenzialmente a livelli ancora più alti», sostengono Joe Foster e Imaru Casanova, gestori di VanEck che analizzano l’andamento del mercato dell’oro anche in relazione alla politica monetaria statunitense. Il 13 aprile il metallo giallo ha toccato il massimo annuale di 2.048 dollari per oncia, vicino al record assoluto del 2 agosto 2020 (2.089)  che ha coinciso con il minimo annuale del dollaro statunitense. In seguito ha scambiato in un range ristretto intorno al livello di 2 mila dollari, sotto la pressione di un rimbalzo del dollaro americano. E al momento tratta a 1.977 dollari. 

Focus sulla Fed

«Con la crisi bancaria sotto controllo, i mercati hanno rivolto l'attenzione alla prossima riunione della Federal Reserve statunitense, analizzando i dati economici attuali alla ricerca di indizi. I comunicati mensili sono stati piuttosto contrastanti, mantenendo l'opacità del mercato», osservano i due esperti che si focalizzano anche sulle società legate all’oro. «La stagione degli utili del primo trimestre del 2023 è iniziata bene, con le società minerarie aurifere che finora hanno generalmente rispettato o superato le aspettative. Quest'anno i titoli auriferi stanno sovraperformando l'oro, dopo anni di sottoperformance. Il costante rispetto delle aspettative è un importante fattore di spinta per quello che, secondo le nostre previsioni, sarà una rivalutazione delle azioni aurifere. Ciò è supportato non solo dalle nostre previsioni di aumento dei prezzi dell'oro, ma anche dal continuo impegno delle società nella creazione di valore attraverso il controllo dei costi, la crescita disciplinata e l'attenzione ai ritorni».

Crisi bancaria: arginata?

Secondo la visione di VanEck, i recenti sviluppi delle turbolenze bancarie mettono in evidenza il notevole stress imposto all'economia dall'aumento dei tassi di interesse e certamente peggiorano e accelerano le possibilità di una recessione o di un hard landing. Inoltre, è chiaro che, proprio come le banche, anche altri settori dell'economia potrebbero essere vulnerabili, è ciò incrementa l'incertezza e la volatilità dei mercati. Ciò favorisce i prezzi dell'oro.

«Con un'inflazione significativamente superiore all'obiettivo della Fed, quest'ultima si trova tra l'incudine e il martello. La lotta all'inflazione non è chiaramente finita, ma la Fed potrebbe essere costretta a interrompere il suo programma di rialzo dei tassi prima che si sviluppi un'altra crisi in altre aree», spiegano i due gestori.

La pausa della Fed favorisce l'oro

L'oro potrebbe trovarsi attualmente in una posizione privilegiata. «Una pausa della Fed fa scattare l'allarme: l'economia è tale che la Fed teme di causare troppi danni aumentando ulteriormente i tassi; questo è positivo per l'oro, sia perché un'economia meno forte fa correre gli investitori verso l'oro, sia perché tassi più bassi rendono l'oro più interessante come investimento. Anche le implicazioni a più lungo termine di una pausa della Fed sulle aspettative di inflazione potrebbero sostenere l'oro: l'inflazione rimarrà elevata? C'è un rischio significativo che possa accelerare di nuovo? L'oro è considerato una copertura contro l'inflazione e la sua performance storica nei periodi di elevata inflazione conferma tale ruolo», affermano Foster e Casanova.

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Inflazione nel mirino

I dati sull'occupazione, insieme a quelli sull'inflazione, sono i due driver che determineranno le prossime mosse della Fed. Il membro votante Philip Jefferson ha dichiarato che una pausa negli aumenti dei tassi di interesse nella riunione del 13-14 giugno non dovrebbe essere considerata come un segnale del fatto che il ciclo di inasprimento sia finito. Per Jefferson dovrebbe invece essere visto come un'opportunità di raccogliere maggiori informazioni sull'occupazione e sull'inflazione, che rimangono entrambe forti. Da parte sua, il presidente della Fed di Filadelfia, Patrick Harker, è favorevole a una pausa a giugno, a meno che i dati sull'occupazione e

sull'inflazione che verranno pubblicati nelle prossime due settimane non riservino sorprese al rialzo. Il banchiere, tuttavia, ha puntualizzato di essere pronto a un ulteriore inasprimento dopo la riunione di giugno, se necessario. (riproduzione riservata)