Tecnologia, dopo la crisi Svb la corsa è finita? Come investire con rendimenti fino al 19%
Tecnologia, dopo la crisi Svb la corsa è finita? Come investire con rendimenti fino al 19%
Investire ancora nel settore se i rubinetti alle startup vengono chiusi è possibile, guardando anche oltre i classici giganti americani. E anche in Italia ci sono opportunità

di di Marco Capponi 17/03/2023 21:00

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Il settore tecnologico è al bivio. Il fallimento della Silicon Valley Bank, primaria finanziatrice delle startup che si candidano a diventare le Apple e le Google di domani, ha addensato una nuvola nera sopra il settore, reduce da più di due mesi col turbo. Molte società innovative e ad alta intensità di capitale, orfane del credito di Svb, potrebbero trovarsi ora a dover ridimensionare le loro spese in ricerca e sviluppo, tagliare il personale o, scenario più preoccupante, chiudere i battenti.

Dall’altra parte c’è però il tech tradizionale, quello delle società a più alta capitalizzazione al mondo, che sembra viaggiare ancora col vento in poppa, tanto più che l’inflazione americana di febbraio è salita solo del 6% annuo (6,4% a gennaio) e la Fed, anche alla luce di Svb, potrebbe essere più mite sul rialzo dei tassi d’interesse, tradizionale croce del settore tecnologico.

Rivoluzione ChatGpt e non solo

in questo scenario, da gennaio è salito del 9,4%. Tra i titoli a più elevata capitalizzazione Meta, la ex Facebook di Mark Zuckerberg, passata dai sogni sul metaverso alla disciplina di bilancio e ai tagli al personale, è stata premiata con un +58%. Apple è salita di quasi il 18%, Amazon del 12%, Microsoft e Alphabet/Google, protagonisti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale innescata dall’ascesa di ChatGpt, rispettivamente dell’8% e del 6,5%. Allargando lo sguardo ai giganti della tecnologia cinesi, favoriti dalle riaperture a Pechino, i dati suggeriscono che, «dopo i forti deflussi del 2022, potrebbe essere arrivato il momento di tornare sulle giant-cap», spiega Carlo De Luca, responsabile dell’asset management di Gamma Capital Markets. A livello di posizionamento del portafoglio, il money manager ha scelto di uscire «da molti titoli del cloud e dell’intelligenza artificiale perché le ultime trimestrali hanno tagliato un po’ troppo le previsioni e perché le valutazioni sono ancora un po’ gonfiate nonostante nel 2022 tutto il comparto abbia perso l’80%». In sovrappeso invece «il comparto chip e semiconduttori». In particolare De Luca ha preferito «dare maggior peso ai leader di mercato -Nvidia, Asml, Taiwan Semiconductor-, tre società che insieme coprono tutta la filiera dei chip».

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Rendimenti fino al 19,5%

Osservando i fondi che investono in tecnologia, la graduatoria fornita da Fida mostra una selezione dei migliori 10 per rendimento da inizio anno. Tutti i comparti in graduatoria riescono a superare il Nasdaq, mettendo a segno una performance media del 16% con punte del 19,5%. Come prevedibile, a un anno il rendimento va in rosso del 6%, riflettendo il 2022 nero per il mondo tecnologico. Su un orizzonte triennale però la performance torna in positivo nell’ordine del 48,4%, con punte addirittura superiori al 77%. Tutte le caratteristiche di un megatrend in piena regola.

La carta Giappone

Miglior fondo a tre anni in graduatoria (+77,9%), il Global Technology di Fidelity nel 2023 guadagna il 16,7%. Hyun Ho Sohn, gestore della strategia, crede che a livello di sotto-settori «la tecnologia cloud abbia spazio per espandersi grazie alla sua efficienza, flessibilità e agilità, oltre al fatto che la penetrazione delle aziende è ancora relativamente bassa». Lo stesso vale «per il tema della digitalizzazione, soprattutto dal punto di vista dei consumatori; prevediamo anche anche un aumento della spesa per la cybersicurezza, per i veicoli elettrici e per l'automazione industriale rinnovabile». Non ci sono solo i grandi nomi americani nelle mire del money manager, che guarda con interesse ad alcune attività «in Giappone, data la loro forte impronta globale, in particolare nei segmenti dei semiconduttori, dei componenti elettronici e dell’automazione industriale».

Anche la sostenibilità conta

Generare rendimento investendo in tecnologia con una marcata impronta di sostenibilità è l’obiettivo del fondo Azionario HighTech-Esg di Reiffeisen, che dall’inizio del 2023 rende il 15,9%, risultando quarto in graduatoria Fida. Bernd Kiegler, gestore del comparto, invita a riflettere sulla natura di megatrend dell’investimento e sulle valutazioni: «Per rimanere al passo con il futuro le aziende devono investire continuamente in innovazione». Pertanto, «nonostante le battute d'arresto a breve termine nel 2000, nel 2008 e nel 2022, la domanda del settore ha una solida tendenza al rialzo a lungo termine e attualmente presenta multipli di valutazione interessanti». Il money manager cerca titoli che vadano oltre i classici nomi del settore, come quelli della «scienza dei materiali o della tecnologia satellitare. Ciò significa che investiamo anche in società hi-tech che, ad esempio, sviluppano materiali per batterie più potenti». In generale, «temi di crescita sostenibile e di nicchia, che permettano di rimanere più flessibili nella selezione dei titoli».

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Tante opportunità in Italia

L’Italia è ancora assente da questo panorama globale della tecnologia, se non con alcuni campioni nazionali (Nexi nel fintech, Stm e Technoprobe nei chip, per fare due esempi). Ma le occasioni per investire ci sono, e alcuni operatori sono ben posizionati per coglierle. Le ragioni vanno ricercate «nella struttura del mercato italiano, ancora giovane, molto frammentato e popolato da piccole eccellenze», spiega Ignazio Castiglioni, ceo della società di private equity Hat. «In Italia il settore ha iniziato a evolvere in anni più recenti e, di conseguenza, cavalcherà questa onda lunga di sviluppo ancora per diverso tempo». Nei prossimi tre anni, prosegue il money manager, «le occasioni migliori nei singoli comparti tecnologici arriveranno dai digital enabler, cioè cloud, big data, intelligenza artificiale, cybersecurity, Internet of Things, che registreranno una crescita a doppia cifra contro il circa 5% del mercato digitale e di solo l’1% del pil italiano e che godranno di un percorso di sviluppo anticiclico rispetto all’andamento dell’economia globale». (riproduzione riservata)