Tassi Bce, gli analisti sono convinti che il picco sia stato raggiunto
Tassi Bce, gli analisti sono convinti che il picco sia stato raggiunto
Per gli esperti monetari Francoforte non porterà i tassi sui depositi oltre il 4%. Primo taglio a giugno 2024 secondo il sondaggio condotto dalla banca centrale. Sulle aspettative di inflazione pesano energia e stimoli dei governi. I falchi vogliono accelerare la riduzione del bilancio  

di Francesco Ninfole 18/09/2023 21:45

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Gli analisti monetari consultati dalla Bce sono convinti che la banca centrale non alzerà i tassi sui depositi oltre il 4% toccato dopo l’ultima stretta del 14 settembre. Alcuni esperti vedono il primo taglio già ad aprile ma la mediana delle previsioni indica una riduzione dei tassi di 25 punti base a giugno del prossimo anno. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio condotto dalla Bce a fine agosto e pubblicato ieri.

Le ultime decisioni di Francoforte sembrano andare nella stessa direzione, nonostante i falchi continuino a ricordare la possibilità di un’altra stretta, come ha fatto ieri il governatore slovacco Peter Kazimir. «Solo le previsioni di marzo possono confermare che ci stiamo dirigendo inequivocabilmente verso l’obiettivo di inflazione», ha detto Kazimir. Per il banchiere centrale è «prematuro» indicare il primo taglio.

Le mosse della Bce

Le dichiarazioni dei falchi hanno l’obiettivo di scongiurare attese di mercato per un taglio dei tassi troppo anticipato a causa di timori di recessione ingigantiti anche dalla stretta Bce. Dopo l’ultimo aumento dei tassi la banca centrale ha comunque chiarito che l’attuale livello dei tassi, se mantenuto per un tempo «sufficientemente lungo», darà «un contributo sostanziale» al ritorno dell’inflazione al 2%. In altri termini, salvo significative sorprese nello scenario macro, i tassi al 4% basteranno e non ci saranno nuovi aumenti.

In questo modo il consiglio direttivo ha raggiunto un compromesso tra falchi e colombe anche se alcuni membri avrebbero preferito una pausa per valutare con più attenzione i dati economici. Le indicazioni Bce non vanno considerate una forward guidance, data l’assenza di un calendario o di condizioni stringenti, quanto piuttosto una guidance per evitare anche che il mercato si orienti troppo verso un’altra stretta. Tutto resta vincolato ai dati. Ma la Bce, che non pubblica le aspettative sui tassi come invece fa la Fed (con il cosiddetto dot plot), in questo caso ha ritenuto utile mandare un messaggio sul probabile picco raggiunto.

Allo stesso tempo Francoforte non ha chiarito in cosa consista il tempo «sufficientemente lungo» prima di tagliare i tassi. La tempistica dipenderà con ogni probabilità dall’andamento del pil. Gli economisti non sono ottimisti sull’economia come la Bce, che pure ha abbassato le proiezioni sulla crescita. Gli analisti ritengono (paradossalmente più di Francoforte) che la politica monetaria si trasferirà in modo forte all’economia attraverso il credito. La stessa banca centrale, peraltro, ha ricordato i rischi al ribasso per la crescita. Ieri la Bundesbank ha detto che il pil tedesco si contrarrà questo trimestre. Le tre autorità Ue (Eba, Esma, Eiopa) hanno messo in guardia contro i rischi della frenata economica. Gli analisti monetari ritengono che la crescita dell’Eurozona resterà tra 0 e 0,4% in tutti i trimestri fino a fine 2026.

Sull’inflazione il rischio principale riguarda i prezzi dell’energia, che hanno fatto aumentare la proiezione Bce sul carovita nel 2024 al 3,2%, oltre le previsioni di mercato. Ha pesato l’analisi di Francoforte sugli stimoli dei governi che saranno ritirati l’anno prossimo, sollevando i prezzi. Già in passato la Bce ha varato misure più restrittive per compensare questo fattore di difficile valutazione. Nel complesso però le aspettative di mercato sono ancorate al 2% nel medio termine.

«La forte crescita occupazionale post-pandemia potrebbe presto terminare, a seguito del recente rallentamento dell’attività economica nell’area euro», ha osservato ieri Piero Cipollone, vicedirettore generale della Banca d’Italia e con ogni probabilità prossimo membro del comitato esecutivo Bce. «Le pressioni inflazionistiche potrebbero aver raggiunto il picco negli ultimi mesi, ma ci sono rischi al rialzo per la loro persistenza», ha aggiunto.

Una volta chiusa la fase di rialzi dei tassi (lo strumento principale della Bce), il consiglio direttivo, come ha detto Kazimir, potrebbe intervenire sul bilancio riducendo la liquidità (attraverso le riserve obbligatorie delle banche) e i reinvestimenti di titoli (attraverso il piano Pepp). Le discussioni secondo Reuters potrebbero essere avviate nella prossima riunione del 26 ottobre ad Atene, ma non sono attese decisioni quest’anno. (riproduzione riservata)