Qui il trattore è d’oro. Da Generali ai Benetton e ai Marchesi Antinori: chi sono i pesi massimi dell’agricoltura italiana
Qui il trattore è d’oro. Da Generali ai Benetton e ai Marchesi Antinori: chi sono i pesi massimi dell’agricoltura italiana
Su 1,1 milioni di aziende agricole attive in Italia, solo 240 mila hanno una superficie media superiore a 10 ettari. Ma nel regno dei piccoli latifondisti esistono anche grandi proprietà che appartengono a dinastie familiari o alle compagnie assicurative

di di Luca Carrello 09/02/2024 21:30

Ftse Mib
32.706,44 23.50.53

+0,46%

Dax 30
17.556,49 4.19.16

+0,76%

Dow Jones
38.972,41 8.36.46

-0,25%

Nasdaq
16.035,30 7.25.12

+0,37%

Euro/Dollaro
1,0819 8.35.44

-0,26%

Spread
145,06 9.05.58

+0,80

Puntavano Sanremo, ma si sono dovuti accontentare della capitale. I problemi che hanno scatenato la protesta dei trattori sono tanti e accomunano i contadini di tutta Europa: dalla cancellazione dei dazi sui prodotti ucraini, che hanno invaso l’Est Europa, a quella delle agevolazioni sul gasolio, che hanno innescato le proteste in Germania. Gli agricoltori italiani si sono concentrati invece sulla mancata proroga dell’esenzione Irpef sui redditi agrari e domenicali, che il governo dovrebbe rinnovare ma solo sotto i 10 mila euro.

L’Italia, poi, è l’unico Paese in cui i movimenti di contadini sono autonomi dalle associazioni di categoria, accusate da molti manifestanti di pensare troppo ai grandi produttori. Una minoranza, visto che su 1,1 milioni di aziende agricole attive nella Penisola, solo 240 mila hanno una superficie media superiore a 10 ettari (dati Istat). L’Italia, quindi, è il regno dei piccoli latifondisti, ma è anche terra di grandi e storiche proprietà che appartengono a dinastie familiari o alle compagnie assicurative.

Il leone alato vola sui campi

Leone Alato è la holding che raggruppa i terreni del gigante delle assicurazioni Generali. Ha due rami: LeTenute del Leone Alato e Genagricola. La prima è la divisione vitivinicola del gruppo, con 710 ettari di vigneti sparsi tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e Toscana, e una produzione di oltre 5 milioni di bottiglie l’anno con 71 etichette, di cui 56 doc e docg.

Genagricola invece gestisce 8 mila ettari in Italia e 7 mila in Romania. L’azienda è specializzata nella produzione di grano e farina, e nel 2022 ha lanciato una birra. I due rami insieme formano una realtà che nel 2022 aveva raggiunto i 35,4 milioni di ricavi, in crescita dai 6,7 milioni del 2021, mentre i 3,1 milioni di utile si confrontano con una perdita di 60 mila euro. Le immobilizzazioni materiali nette (terreni, fabbricati, macchinari) avevano invece un valore di 16,4 milioni e il patrimonio netto ammontava a 281,5 milioni.

Un borgo made in Allianz 

Generali non è l’unica compagna assicurativa presente nel mondo agricolo. Anche Allianz ha una tenuta, quella di San Felice in Toscana, ereditata dalla Ras ai tempi dell’acquisizione. Proprietà più piccola, è composta da 685 ettari di vigneti, oliveti, seminativi e boschi. Ma la superficie vitata racchiude zone pregiate, in particolare 150 ettari nel Chianti Classico, 23 a Montalcino e 15 a Bolgheri.

Il cuore della tenuta è l’omonimo borgo, che sorge sulle colline senesi di Castelnuovo Berardenga, ristrutturato da Allianz. Il paesino è diventato un albergo diffuso, arricchito dalla presenza di un ristorante stellato. La compagnia possiede un complesso di lusso, con un valore delle immobilizzazioni materiali che ammontava a 33,2 milioni nel 2022. Dall’ultimo bilancio depositato da Agricola San Felice, che non tiene conto delle attività del borgo, emerge inoltre una perdita di 98 mila euro dai 3,1 milioni di utile del 2021, dovuta però a 2 milioni di ammortamenti ordinari. Mentre il valore della produzione è salito a 16,3 milioni dai precedenti 14,4 milioni.

Le mandorle dei Benetton

Non appartiene a una compagnia assicurativa ma i suoi proprietari, i Benetton, sono grandi azionisti di Generali con il 4,83%. La tenuta Maccarese, che nel 2022 contava immobilizzazioni materiali per 42 milioni, si estende per circa 3.100 ettari nel comune di Fiumicino, tra l’aeroporto e il litorale. L’azienda possiede uno dei più grandi allevamenti di vacche da latte d’Italia, con 1.350 capi di bestiame e una produzione di 18 milioni di litri all’anno.

Le colture principali invece sono i seminativi e i foraggi, destinati soprattutto all’autoconsumo della mandria. Ma dentro Maccarese si trova anche il più grande mandorleto italiano, che si estende per 140 ettari con 325 mila piante. Nel 2022 questi beni hanno garantito 16,7 milioni di ricavi dell’attività caratteristica, cifra in rialzo dai 14 milioni del 2021, mentre il risultato operativo è balzato da 72 mila euro a 1,1 milioni. I Benetton sono inoltre tra i maggiori latifondisti in Argentina.

Il regno di Vecchioni

Tra i big agricoli c’è spazio anche per le quotate. Bf è l’unico gruppo agroindustriale sbarcato a Piazza Affari ed è la più grande azienda italiana del settore per superficie agricola utilizzata. La società gestisce circa 11 mila ettari tra Ferrara, Arezzo, Oristano e Massa Marittima, ed è attiva in tutti i comparti della filiera agroindustriale, dalla produzione di cereali, legumi, frutta e olio alla loro commercializzazione. Bf è controllata al 20,126% dal ceo Federico Vecchioni e per un altro 20,04% da Sergio Dompé, presidente dell’omonimo gruppo biofarmaceutico.

La capitalizzazione è di circa 1 miliardo, mentre le azioni scambiano vicine ai 4 euro, con una performance piatta nell’ultimo anno. Il mercato ha dimenticato presto la crescita del valore della produzione, che al 30 giugno 2023 era salito a 718 milioni (+58%), con un ebitda balzato a 40 milioni (+90%) e un risultato netto passato da 4 a 5 milioni. A fine 2022 è cresciuto anche il dividendo: da 3 a 4 centesimi per azione. A novembre, inoltre, Bf ha chiuso un aumento di capitale da 300 milioni a un prezzo di 4 euro, allora superiore al valore del titolo. L’azienda infine ha avviato a gennaio delle partnership in Kazakistan e Ghana.

Bottiglie d’oro

In borsa poi c’è Masi Agricola. I suoi vigneti sono sparsi tra Valpolicella Classica, Venezie, Valdobbiadene, Trentino e Toscana. Ma la società opera anche in Argentina, nella valle di Tupungato a Mendoza, e in totale possiede più di 50 etichette, tra le quali spiccano gli amaroni. Masi si è quotata sull’Egm nel 2015, diventando la prima azienda italiana produttrice di vini in borsa. La sua vocazione è l’export: nei primi nove mesi del 2023 il 71% del fatturato, sceso a 47,7 milioni (-14,7%), è stato generato all’estero. La società è controllata dalla famiglia Boscaini, che possiede il 73,47%. Il 10% appartiene invece al fondatore di Diesel, Renzo Rosso, in scontro legale con i soci di maggioranza per questioni contabili e sulla governance del gruppo.

Ma oltre a Masi ci sono anche altri grandi player vinicoli. Nel 2022 Marchesi Antinori ha raggiunto un fatturato di 245,6 milioni (+20% circa) e anche il risultato netto è salito a 35,2 milioni dai 26,7 milioni del 2021. Le immobilizzazioni nette ammontavano a 26,3 milioni, mentre la pfn è scesa a 80 milioni dai 363 milioni di euro del 2021. La società è famosa per il Tignanello e ha tenute sparse tra Piemonte, Lombardia, Toscana e Puglia. All’estero è presente negli Usa e in Cile, ma la gestione è salda nelle mani italiane degli Antinori. Dinastia che produce vino da oltre 600 anni. (riproduzione riservata)