Perché Bill Gross e JPMorgan puntano sui bond europei  (e sui Btp) ma non sui Treasury
Perché Bill Gross e JPMorgan puntano sui bond europei (e sui Btp) ma non sui Treasury
Nonostante l’esito delle elezioni europee che hanno creato profonda incertezza nel Vecchio Continente e nonostante i mercati ricordino bene la crisi del debito sovrano del 2011-2012, è meglio investire sul debito governativo Ue e sui Btp

di Elena Dal Maso 11/06/2024 09:28

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All’indomani delle elezioni europee, che hanno visto un deciso passo avanti dell’estrema destra, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha indetto le elezioni anticipate, gli strategist fanno il punto della situazione sul debito. Ovvero: conviene investire sui bond dell’Eurozona oppure sui Treasury Usa, in vista delle presidenziali di novembre?

Bill Gross: perché preferisco i bond Ue

In due commenti separati, il tema è stato trattato sia da Bill Gross, co-fondatore ed ex chief investment officer di Pimco, sia da Karen Ward, chief market strategist Europe, Middle east e Africa di JPMorgan Asset Management. 

«Stiamo arrivando a un punto in cui i bond europei sono più interessanti dei T bond», ha spiegato Gross a Bloomberg Television. «I Bund tedeschi a 10 anni e quelli francesi hanno visto lo spread ridursi significativamente negli ultimi due mesi rispetto ai titoli del Tesoro». Martedì 11 giugno il Bund decennale rende il 2,66%, il titolo francese il 3,24% (rendeva il 2,38% a dicembre 2023), il Btp il 4,07% (spread a 139 punti, in rialzo) e quello spagnolo il 3,48%. Per fare un confronto, il Treasury decennale martedì rende il 4,45%.

Secondo Gross, la recente esperienza di altre elezioni in Messico, India e Sud Africa, dove risultati elettorali inattesi hanno creato volatilità sui mercati, è una guida importante su quello che potrebbe avvenire a novembre con il nuovo presidente degli Stati Uniti. «Quello che abbiamo visto in Europa e ciò che in generale abbiamo notato nelle ultime settimane è una reazione all'incertezza, in termini non solo del partito che sta dominando, ma anche di incertezza su quali saranno le prossime politiche dei governi eletti», ha detto Gross. Sottolineando che proprio l’incertezza e le potenziali implicazioni politiche «potrebbero avere un impatto significativo sui titoli del Tesoro».

JPMorgan AM: premio per il rischio, ma la destra non vuole rompere l’Ue

Il punto sui bond  a Est e Ovest dell’Atlantico lo fa anche Karen Ward di  JPMorgan AM. La specialista mette in evidenza, in un commento sul FT di martedì 11 giugno, che «mentre gli elettori decidono chi vogliono a governare, gli investitori obbligazionari devono scegliere quale debito di questi governi intendono avere in portafoglio. E se è il caso di chiedere un premio aggiuntivo per i rischi legati ai rischi politici».

Secondo Ward, «per gli investitori ancora tormentati dalla crisi del debito sovrano del 2011-2012, ogni sconvolgimento elettorale in Europa è un po’ sconcertante. Ma è importante porre tutto ciò in prospettiva. E’ importante sottolineare che i partiti di destra non hanno avanzato proposte di rompere l’Ue». Il filo conduttore tra le forze di destra è invece «il malcontento per l’immigrazione e le politiche climatiche che si ritiene danneggino l’industria nazionale. L’elettorato francese è corteggiato dall’opposizione di Marine Le Pen all’aumento dell’età pensionabile».

Usa verso un rialzo dei tassi?

Gli investitori obbligazionari stanno quindi mettendo sotto la lente la traiettoria fiscale della Francia e spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato. Secondo Ward, «le ragioni per cui il mercato spingerà i rendimenti al rialzo in paesi come Spagna e Italia sono più deboli». L’esperta è in linea generale più ottimista sulle prospettive delle obbligazioni europee rispetto a quelle dei titoli del Tesoro Usa in vista delle elezioni americane di novembre.  Questo perché le campagne di Joe Biden e Donald Trump sono entrambe incentrate sul contenimento della migrazione e l’aumento dei dazi sulle importazioni dall’estero per promuovere il reshoring (rientro della produzione negli Usa), «ovvero posti di lavoro americani per gli americani».

Il problema, nota l’esperta,  «è che non sembra che ci siano molti americani in cerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione è ai minimi storici». Un fatto che corre il rischio di riaccendere le preoccupazioni sull’inflazione. Il mercato ha già dovuto «ridimensionare considerevolmente le aspettative di una riduzione dei tassi della Fed quest'anno, dal momento che l'inflazione si è rivelata tenace». Se la domanda continuerà ad essere forte, «dazi e restrizioni all’immigrazione potrebbero riaccendere il dibattito sull’eventuale rialzo dei tassi» invece di una riduzione.

Usa: deficit fiscale al 6%, metà a causa dei tassi, metà strutturale

Quello che preoccupa in realtà Ward è il deficit fiscale Usa del 6%. «Questo livello sarebbe comprensibile in un periodo di temporanea debolezza economica. Ma l’economia americana è in forte espansione». Basti pensare che «la metà di questo deficit è dovuta al fatto che il governo Usa… deve pagare molti più interessi sul debito esistente». L’altra metà del deficit è «strutturale, dove le entrate pubbliche sono inferiori alla spesa, in gran parte a causa dei tagli fiscali avviati da Trump come presidente. E lo stesso Trump ha detto che intende estendere questi tagli fiscali». In base alle ultime stime del Congressional Budget Office Usa, il deficit di bilancio salirebbe al 7% del Pil e il livello del debito/Pil salirebbe al 124% nel prossimo decennio.

Questo, sottolinea l’esperta di JPMorgan AM, «presuppone che l’economia funzioni bene. Una recessione, un piano di salvataggio finanziario o un altro shock imprevisto manderebbero quel numero ancora più fuori rotta». E anche se i mercati dei titoli di Stato «non saranno immuni dalla volatilità dei T bond Usa», Ward è ancora propensa a cercare protezione «nei titoli di Stato europei, dove la lezione sulla generosità fiscale è stata ben appresa». (riproduzione riservata)