Per la Bce è presto per cantar vittoria sull’inflazione. Ma la banca centrale rischia su tassi e Pepp
Per la Bce è presto per cantar vittoria sull’inflazione. Ma la banca centrale rischia su tassi e Pepp
 Il vicepresidente De Guindos resta cauto sull’inflazione nonostante il forte calo. Lagarde si è sbilanciata su tassi e modifiche al piano Pepp, su pressione della Bundesbank. Ma la frenata del carovita e del pil potrebbero obbligare Francoforte a cambiare linea

di Francesco Ninfole 04/12/2023 22:10

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Gli ultimi dati sull’inflazione nell’Eurozona « sono stati una sorpresa positiva», ma «non si può cantar vittoria». È stata questa la reazione del vicepresidente della Bce Luis De Guindos alla forte discesa del carovita al 2,4% a novembre, rispetto al picco del 10,6% toccato 13 mesi prima. Nonostante la caduta dei dati oltre le previsioni Bce, De Guindos si è detto ancora prudente sull’inflazione a causa del ritiro delle misure dei governi e dell’aumento dei salari e del costo unitario del lavoro.

Gli errori di Lagarde

Il banchiere centrale spagnolo però non ha dato indicazioni sui tassi, a differenza di quanto fatto in precedenza dalla presidente Bce Christine Lagarde, che a metà novembre aveva escluso tagli per «almeno due trimestri». Ma questa dichiarazione deve ora fare i conti con una disinflazione più forte delle attese. Il calo del carovita è una buona notizia per la Bce che però, attraverso la presidente, si è sbilanciata in promesse che potrebbe non essere in grado di mantenere. In alternativa la Bce rischia di andare avanti con una politica troppo dura per l’economia, in una fase in cui l’inflazione è già in netto calo.

Gli ultimi dati di Eurostat hanno evidenziato l’errore di Lagarde che si è legata le mani invece di essere «dipendente dai dati», come viene in teoria assicurato dalla Bce. Il risultato, particolarmente negativo per Francoforte, è che i mercati non credono alle parole della presidente: il primo taglio è atteso per marzo, con una riduzione di 130 punti base nel 2024.

La posizione dei falchi del consiglio

Secondo il presidente della Bundesbank Joachim Nagel è ancora troppo presto anche solo per pensare a un taglio dei tassi. I falchi vedono rischi al rialzo sull’inflazione, nonostante le evidenze degli ultimi numeri, e non sono preoccupati per la crescita. Tuttavia il pil dell’Eurozona, dopo quattro trimestri di stagnazione, si è contratto nel terzo del 2023 dello 0,1%. Non è escluso che il dato sia rivisto al ribasso, anche dopo la correzione sulla crescita in Francia (da +0,1% a -0,1%). Sull’economia europea peseranno le strette monetarie varate dalla Bce dal 2022, il cui pieno effetto si farà sentire nei prossimi mesi. Ieri il governatore portoghese Mario Centeno ha inoltre osservato che le ricadute sul mercato del lavoro di una stretta eccessiva possono essere brusche. Perciò la Bce potrebbe essere presto obbligata a un orientamento meno severo. Un segnale in tal senso è arrivato nei giorni scorsi: il governatore francese François Villeroy de Galhau per la prima volta ha parlato di un possibile taglio dei tassi nel 2024.

La discussione sul piano Pepp

Un’altra fuga in avanti di Lagarde è stata quella su eventuali modifiche al piano pandemico Pepp che potrebbero esaminate dal consiglio direttivo «in un futuro non troppo lontano» secondo la presidente. Si tratterebbe di una stretta attraverso la riduzione del bilancio Bce, in contraddizione con i dati economici che segnalano la necessità di una politica monetaria meno restrittiva. La fine anticipata dei reinvestimenti del Pepp, rispetto al termine indicato di fine 2024, non produrrebbe un vantaggio rilevante sull’inflazione, sempre nell’ipotesi che il carovita abbia bisogno di un ulteriore freno (il calo dovrebbe proseguire nel 2024, anche se nei prossimi mesi è atteso un rialzo per ragioni statistiche). Inoltre la chiusura anticipata del Pepp toglierebbe alla Bce una prima difesa sugli spread.

Le pressioni della Bundesbank

Ci si possono chiedere perciò le ragioni per cui Lagarde abbia sollevato il tema. Sul Pepp, e anche sulle riserve obbligatorie, sono forti le pressioni della Bundesbank che cerca modi per contenere le forti perdite di bilancio (si veda anche Milano Finanza del 2 dicembre). Nel consiglio direttivo del 14 dicembre secondo Hsbc la Bce non varerà nuove misure, ma sarà decisiva la comunicazione di Lagarde.

Ieri la presidente in un discorso non di politica monetaria ha osservato che la governance sovranazionale «si trova a un punto di svolta critico: o si rafforza o va in declino». Inoltre Lagarde in una lettera ha rilevato che le leggi Ue offrono protezione al governatore della banca centrale polacca Adam Glapinski nel caso in cui il governo entrante di Donald Tusk intenda sospenderlo. (riproduzione riservata)