Nuova crociata di Trump contro la Fed

di Francesca Gerosa 11/09/2019 13:45

Nuova crociata di Trump contro la Fed
 
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Nuova crociata di Trump contro la Fed. Il presidente statunitense è tornato ad attaccare la Federal Reserve, a una settimana dalla sua prossima riunione, durante la quale dovrebbe essere deciso un taglio dei tassi di 25 punti base dall'attuale 2-2,25%, ritenuto insufficiente dalla Casa Bianca. "La Federal Reserve dovrebbe portare i nostri tassi d'interesse a zero, o meno, e dovremmo poi cominciare a rifinanziare il nostro debito", ha detto Trump. "Il costo degli interessi dovrebbe essere portato molto giù. Gli Usa dovrebbero sempre pagare il tasso più basso".

"È solo per l'ingenuità di Jay Powell (il governatore della Fed, ndr) e della Federal Reserve che non ci permette di fare quello che altri Paesi già stanno facendo. Un'opportunità unica che stiamo perdendo a causa di fessi", ha incalzato Trump che già la scorsa settimana aveva scritto su Twitter che "la Germania e molti altri Paesi hanno tassi d'interesse negativi, "vengono pagati per prendere in prestito il denaro e la nostra Federal Reserve non fa niente!".

Al momento, ha sottolineato, citato dall'agenzia Mf-DowJones, Han Tan, Market Analyst di FXTM, "i mercati si aspettano che la Fed tagli i tassi di 25 punti base la prossima settimana e di nuovo a ottobre, prima di prendersi una pausa a dicembre. Un altro tasso è poi scontato intorno a gennaio. I prossimi dati su inflazione e vendite al dettaglio negli Usa" per l'esperto "condizioneranno le attese del mercato sul percorso dei tassi della Fed".

In passato una risposta politica adeguata da parte delle Banche centrali ha aiutato ad aumentare la propensione al rischio agendo preventivamente sulle aspettative. "Oggi, avendo usato già buona parte delle munizioni e delle strategie a disposizione, gli effetti si concentrano sul far rimanere stabile il contesto di gioco in attesa che gli investimenti privati riattivino il ciclo virtuoso", ha affermato Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Asset Management Sim.

"In tal senso la Fed sembra in grado di sostenere l'espansione economica attraverso la sua azione decisa e forse un po' spregiudicata mentre la BoJ e la Bce convivono con il costante rischio di cadere nella cosiddetta trappola della liquidità in cui la politica monetaria diventa del tutto inefficace", ha aggiunto Allegri. "I risultati e le conseguenze dipenderanno dalla misura in cui l'economia soffrirà o meno di squilibri e, sotto questo aspetto, la notizia rassicurante è che la leva finanziaria appare in controllo e l'inflazione resta contenuta soprattutto in relazione ai bassi tassi di disoccupazione".

Ormai gli investitori convivono con uno scenario di tasso su livelli storicamente bassi che, alimentato da condizioni di stagnazione e bassa crescita, difficilmente varierà molto nei mesi entranti rendendo quasi disperante la ricerca di rendimento se non attraverso un deciso aumento della propensione al rischio con conseguenze di incremento generalizzato della volatilità ormai certe.

"Il quadro macroeconomico globale resta stabile con il supporto delle banche centrali, ma l'incertezza politico-economica aumenta il rischio di sorprese negative. Il contesto attuale richiede dunque una posizione di investimento tatticamente cauta in attesa si sviluppino le condizioni ideali, in logica speculativa, per una ripresa degli scenari rialzisti che hanno caratterizzato la prima parte dell'anno", ha consigliato l'ad di Ambrosetti Asset Management Sim. Dopo le dichiarazioni di Trump e in attesa dell'esito della riunione della Bce di domani, il cambio euro/dollaro è andato sotto 1,10 a 1,0999 (-0,38%) e i futures sugli indici di Wall Street sono in lieve rialzo (S&P +0,16% e Nasdaq +0,25%).

Critiche alla Fed a parte, il presidente Usa, nell'ultimo sondaggio di Washington Post-Abc, è risultato in svantaggio contro i cinque maggiori candidati alle primarie democratiche, in vista delle elezioni del prossimo anno. Se si votasse oggi, prenderebbe solo il 40% dei voti contro l'ex vicepresidente, Joe Biden, che godrebbe del sostegno del 55% degli elettori; netto lo svantaggio anche contro il senatore, Bernie Sanders (43%-52%), e le senatrici, Elizabeth Warren (44%-51%) e Kamala Harris (45%-50%).

Lo svantaggio di Trump nei confronti di questi quattro candidati era già stato evidenziato, per esempio da un sondaggio di Fox News. Da questa rilevazione, inoltre, è emerso anche uno svantaggio, seppur all'interno del margine di errore del sondaggio (+/- 4%), contro il sindaco di South Bend, Pete Buttigieg (43%-47%). (riproduzione riservata)