Negli Usa aziende a caccia di un test Covid-19 diverso dal tampone

25/03/2020 20:47

Negli Usa aziende a caccia di un test Covid-19 diverso dal tampone
 
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La procedura è ormai nota: il test per il nuovo coronavirus è un tampone per la bocca e il naso. I tamponi sono inviati a un tecnico di laboratorio, che li cercherà la sequenza unica di RNA del virus. Se c’è, significa che si è in presenza di un'infezione da Covid-19 attiva. Una stima attuale suggerisce che 368 mila di questi test sono già stati somministrati negli Stati Uniti.

Ma cosa succede se vi siete sentiti male un paio di settimane fa, avete superato la cosa e volete sapere se avete avuto la Covid-19? Per questo, il test dell'RNA molecolare non sarà d'aiuto. Invece, è necessario un test sierologico, che cerca nel vostro siero sanguigno i segni di una risposta immunitaria all'infezione.

I test sierologici per il nuovo coronavirus non sono ancora ampiamente disponibili negli Stati Uniti, anche se la loro elaborazione è più semplice e meno impegnativa dal punto di vista tecnico rispetto ai test molecolari. Secondo quanto riporta il sito americano Quartz (qz.com), una serie di test sierologici è in varie fasi di sviluppo da parte di laboratori e aziende private, per lo più in Cina, alcuni dei quali sono modifiche di test più vecchi sviluppati per l'epidemia di SARS del 2004. Gli immunologi stanno facendo a gara per valutare questi test, sviluppare alternative semplificate e decidere come utilizzarli al meglio nell'attuale risposta al coronavirus.   

"Sviluppare e distribuire tali test è una priorità nazionale urgente ", ha detto a Quartz Nicholas Christakis, che dirige il Laboratorio sulla natura umana dell'Università di Yale. "Gli Stati Uniti hanno l'opportunità di non perdere tempo con questo tipo di test come abbiamo fatto con il test molecolare".

I test sierologici fanno più che soddisfare la curiosità personale. A breve termine, potrebbero aiutare a identificare medici, infermieri e altri lavoratori essenziali immuni alla malattia e che potrebbero lavorare in sicurezza senza dispositivi di protezione, oppure interrompere il distanziamento sociale e tornare al lavoro.

Possono anche aiutare a rispondere a grandi domande sulla salute pubblica, come per esempio quante persone sono state effettivamente infettate e quanti di loro sono morti. Se i pazienti in convalescenza vengono testati ripetutamente nel tempo, i loro anticorpi possono aiutare i ricercatori a capire quanto dura l'immunità (ogni agente patogeno è diverso; al momento l'immunità Covid-19 è nota per durare almeno 40 giorni, ma potrebbe essere un anno o più). La durata dell'immunità è una questione chiave per lo sviluppo di un vaccino.

Infine, il plasma sanguigno pieno di anticorpi dei pazienti affetti da Covid-19 recuperati potrebbe essere fondamentale per lo sviluppo di trattamenti e vaccini. Il plasma stesso potrebbe essere usato per curare i malati gravi: secondo quanto riporta Quartz, un gruppo di oltre 100 ricercatori della Mayo Clinic e di altre sedi sta lavorando per sviluppare un trattamento a base di plasma per i pazienti a più alto rischio.

I test sierologici hanno alcuni svantaggi. La tecnica più comune, chiamata Elisa, consiste nell'esporre un campione di sangue a proteine che imitano l'involucro spigoloso del coronavirus; se gli anticorpi nel sangue attaccano la proteina, il campione cambia colore. Ma poiché quell'involucro può essere molto simile tra i coronavirus, i test sierologici tendono ad essere meno accurati dei test molecolari e potrebbero restituire un risultato positivo anche se qualcuno fosse stato infettato da un altro coronavirus.

Un nuovo test sierologico descritto la scorsa settimana in un documento rilasciato dagli scienziati della Scuola di Medicina Icahn dell'Ospedale del Mount Sinai ha avuto risultati perfetti limitatamente a un piccolo studio iniziale, identificando correttamente la SARS-CoV-2 in quattro campioni di sangue di pazienti in convalescenza e non restituendo alcun falso positivo in 59 campioni di controllo. Ma Elitza Theel, che studia i test sierologici presso la Mayo Clinic e sta attualmente valutando alcuni dei nuovi test del coronavirus, ha detto che è troppo presto per dire quanto, in media, i nuovi test siano accurati.

Anche se alcuni test sierologici vengono commercializzati come un'alternativa rapida e facile agli esami  molecolari, Theel sostiene che le persone dovrebbero essere prudenti nell'utilizzare un test del sangue per diagnosticare se sono attualmente infetti o meno.

Theel e altri immunologi si concentrano su due anticorpi chiave, le immunoglobuline G e M, e lavorano per capire quanto tempo impiegano a rispondere all'infezione da SARS-CoV-2. Ora, sostiene Theel, sembra che ci vogliano almeno otto giorni dopo l'insorgenza dei sintomi perché la risposta anticorpale dell'organismo si infiammi; qualsiasi test sierologico effettuato prima di allora potrebbe risultare negativo, anche se ci si sente male e si ha effettivamente il virus.

Per ora, ha detto Theel, i test sierologici sono più adatti alle strutture ospedaliere e di ricerca, e non all'uso diagnostico a domicilio da parte del pubblico. "Il gold standard per i pazienti gravemente malati è il test molecolare, e deve rimanere tale", ha detto. "Dobbiamo stare molto attenti a come usiamo i test sierologici".  

Nel frattempo, riporta Quartz, almeno 17 aziende hanno notificato alla FDA che intendono procedere con la commercializzazione di test sierologici presso laboratori e cliniche negli Stati Uniti. Non ci sono ancora dati su quanti test ci sono in giro o dove, ha detto Robert Garry, un immunologo dell'Università di Tulane che sta valutando questi test, né se c’è uno sforzo coordinato per effettuare un'indagine sierologica su larga scala. In un caso, i test sono stati offerti a tutti gli 8.000 residenti di una piccola contea del Colorado, dove i dirigenti dell'azienda manifatturiera United Biomedical amano andare in vacanza. 

I test sierologici, e i trattamenti che potrebbero produrre, non sono niente di nuovo o particolarmente complesso, ha detto Gary Miller, vice preside per la strategia di ricerca alla Columbia's Mailman School of Public Health, che sta supervisionando lo sviluppo della scuola di test del coronavirus, compreso un test sierologico. Gli infusi di plasma sono stati utilizzati già nel 1934, per combattere un'epidemia di morbillo. Ma il deficit di campioni di siero, le limitazioni al lavoro di laboratorio a causa del distanziamento sociale e la natura frenetica della pandemia di Covid-19 hanno reso tutto più difficile. 

"Qui c'è molta pressione", ha detto Miller. "Lo facciamo da molti anni, ma la portata e l'urgenza di questa situazione stanno calamitando tutta l’attenzione ".

 

il pezzo originale si trova qui https://qz.com/1825382/