M&A, ecco qual è la fusione più redditizia per Unicredit. Le simulazioni di Citi – LA TABELLA
M&A, ecco qual è la fusione più redditizia per Unicredit. Le simulazioni di Citi – LA TABELLA
Azzurra Guelfi, analista di Citi, spiega perché nei prossimi mesi ci può essere un consolidamento domestico e perché è più scettica riguardo ai benefici di un consolidamento transfrontaliero. Tre i possibili scenari M&A analizzati con sinergie e impatti su capitale, utile per azione e Rote delle banche italiane

di Francesca Gerosa 04/06/2024 00:54

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Il settore bancario italiano ha attraversato diverse ondate di consolidamento e Azzurra Guelfi, analista di Citi, ritiene che potrebbero materializzarsene altre nei prossimi trimestri. Le banche italiane hanno mostrato redditività in aumento, solide posizioni a livello di capitale e governance rinnovate (sia Unicredit sia Bper hanno completato il rinnovo dei cda in primavera). Visti i numerosi deal recenti (Bbva/Sabadell, vendita della quota di Mps da parte del Tesoro, i commenti del presidente francese Macron su un potenziale consolidamento transfrontaliero), «ci aspettiamo che il consolidamento torni a essere un tema centrale. Fusioni e acquisizioni potrebbero essere probabili considerando il capitale in eccesso, in media 600 punti base di buffer Mda e 180 punti base oltre l'obiettivo dei management nel primo trimestre del 2024, i bilanci migliorati, la necessità di aumentare l'efficienza, mitigare l'effetto negativo dei tassi più bassi/qualità degli attivi sulla redditività, nonché affrontare l'impatto normativo, ad esempio, l'introduzione di Basilea4, e i potenziali maggiori investimenti in tecnologia/cybersicurezza ed Esg», spiega Azzurra Guelfi, ritenendo in particolare che ci possa essere un consolidamento domestico, con il settore meno concentrato rispetto a quello di altri paesi europei e con ancora un alto livello di filiali, viceversa è più scettica riguardo ai benefici di un consolidamento transfrontaliero data la mancanza di un regime comune di assicurazione sui depositi e di un’unione bancaria, che potrebbe renderlo meno probabile.

Tre i possibili scenari simulati da Citi

L’esperta ha analizzato tutti i potenziali deal e diviso la sua analisi in tre scenari: il primo vede Unicredit come potenziale consolidatore e simula fusioni con Mps, Banco Bpm, Bper Banca, Mediobanca, la Banca Popolare di Sondrio e Commerzbank; il secondo simula scenari di consolidamento tra banche mid cap italiane e il terzo una potenziale espansione di attori stranieri in Italia (ad esempio, Credit Agricole ha una quota del 9,18% di Banco Bpm). Intesa Sanpaolo è l'unica probabilmente non coinvolta nel consolidamento bancario dato il livello elevato di quota di mercato già raggiunto. Azzurra Guelfi ha poi valutato le sinergie, il premio in caso di fusione e l’impatto sul capitale (badwill, qualità degli attivi e Dta, ovvero le imposte differite attive). In base alle sue simulazioni di M&A, i benefici potenziali dei vari deal variano dal -7% al +21% di incremento dell'utile per azione (eps) con un impatto medio sul capitale di circa -20bp (pre Dta). In tutti gli scenari, escluso quello di una fusione Unicredit-Commerzbank, potrebbe esserci un incremento (+1pp in media) del Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) e un impatto limitato sul capitale (-20bp in media per Dta).

Possibile un aumento delle guidance nel secondo trimestre del 2024 

«I nostri scenari sono basati su ipotesi standardizzate, ma naturalmente sono soggetti a una certa flessibilità. Riteniamo che una variabile chiave da considerare non sia solo la compatibilità geografica/mix della rete, la valutazione relativa, ma anche le peculiarità dei vari franchise per valutare l'impatto complessivo sulle sinergie e sul capitale», sottolinea Azzurra Guelfi, convinta che l’M&A possa supportare la valutazione delle banche italiane in borsa, oltre al potenziale aumento delle guidance nel secondo trimestre del 2024 e a maggiori opportunità di ritorno del capitale. «L'aumento maggiore della quota di mercato delle prime tre banche è offerto dalle potenziali combinazioni di Unicredit/Mps/Banco Bpm/Bper Banca», continua l’analista di Citi, prevedendo che Banco Bpm e Bper potrebbero essere potenziali consolidatori tra le mid cap o obiettivi per le banche più grandi, Unicredit è visto, appunto, come potenziale consolidatore e Mps come potenziale target.

Come può nascere la seconda banca più grande in Italia con il 15% di quota di mercato

Scendendo più nel dettaglio delle varie simulazioni, la quota di mercato delle principali banche italiane in base ai prestiti in Italia attualmente vede Intesa Sanpaolo con circa il 18,2%, Unicredit con circa il 9%, Banco Bpm con il 6% seguita da Bper e Mps a circa 5%. Uno scenario di potenziale combinazione di Unicredit con Banco Bpm/Bper/Mps porterebbe alla seconda banca più grande con circa il 15% di quota di mercato. Sebbene in alcuni casi l'impatto complessivo di questi eventuali deal sul capitale potrebbe essere positivo, «questo potrebbe lasciare margine per una maggior ristrutturazione/accantonamenti extra/investimenti nonché opportunità per ritorni di capitale nel medio termine poiché le Dta richiederanno tempo per generare capitale nel tempo», spiega l’analista.

Unicredit potenziale acquirente

Data la sua solida posizione di capitale (600 punti base di buffer Mda) e il successo della ristrutturazione (miglioramento del capitale, qualità degli attivi più forte, maggior redditività), il mercato sta cercando di valutare quale potrebbe essere il miglior utilizzo del capitale in eccesso del gruppo e potrebbe vedere Unicredit come un potenziale consolidatore. L’istituto ha un piano di distribuzione del capitale generoso (per il 2024 almeno il 90% di payout ordinario, uguale o superiore al livello del 2023 di 8,5 miliardi di euro) e il ceo Orcel ha commentato in diverse occasioni quali sono i principali criteri che verrebbero considerati in caso di una potenziale fusione: compatibilità strategica, metriche finanziarie positive per il gruppo e più accrescitive per gli azionisti rispetto al buyback.

La fusione più redditizia

Ebbene, «la logica dietro l'acquisizione di una banca mid cap italiana potrebbe essere legata all'espansione della base clienti, al potenziale per il cross-selling su franchise meno penetrate, allo sviluppo di product factories e alle opportunità di sinergie sui costi, anche perché Unicredit è riuscita ad aumentare la propria efficienza standalone, con un cost/income al 40% nel 2023, ben al di sotto della media del sistema, suggerendo la possibilità di generare sinergie maggiori e ai benefici a livello di capitale derivanti dall'efficienza degli asset ponderati per il rischio e anche al potenziale di creazione/utilizzo di badwill/Dta. Data la posizione di capitale elevata come punto di partenza, vediamo il gruppo ben posizionato per assorbire eventuali oneri di ristrutturazione/mark to market del portafoglio di obbligazioni», precisa Guelfi.

Strategicamente, all'interno delle mid cap italiane, «vediamo una potenziale combinazione con Banco Bpm preferibile date le opportunità di product factory, mentre finanziariamente un’integrazione con Mps offre un miglior accrescimento dell'utile per azione e del book value tangibile e un minor impatto sul capitale. Una potenziale combinazione con Banco Bpm o Bper darebbe a Unicredit il più alto incremento del Rote. Mentre nel caso di una combinazione con Commerzbank, data la presenza di Unicredit in Germania, l’operazione potrebbe risultare interessante perché la banca si  rafforzerebbe nel segmento retail e Pmi, ma data la mancanza di un'unione bancaria non si potrebbe realizzare in pieno l'ottimizzazione del capitale e vediamo meno potenziale a livello di sinergie sui costi dato l'elevato numero di azioni di ristrutturazione implementate in passato da Commerzbank e la limitata sovrapposizione del franchise. (riproduzione riservata)