Le grane nascoste di Alitalia

di Angela Zoppo 14/02/2020 02:00

Le grane nascoste di Alitalia
 
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Altri ostacoli nel cammino accidentato di Alitalia. Sono tre al momento le grane inattese che appesantiscono la zavorra che già grava sulla compagnia e stanno anche avvelenando il clima sindacale. Alla vicenda dell’elusione contributiva, bomba da 50 milioni di euro, si è aggiunta la cassa integrazione non finanziata dall’Inps e, infine, il tema del rifinanziamento del fondo di sostegno al Trasporto aereo, gestito dallo stesso Istituto di previdenza. Tutti fronti aperti, che sono alla base di uno sciopero proclamato per il 25 febbraio, insieme alla richiesta al governo perché regolamenti il mercato delle low cost e le tariffe aeroportuali. E sui quali il neo commissario, Giuseppe Leogrande, ha subito iniziato a pressare sia il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sia il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo.

La prima grana è scoppiata l’antivigilia di Natale (MF-Milano Finanza del 24 dicembre), quando il personale navigante di Alitalia si è visto recapitare i primi avvisi di accertamento dall’Agenzia delle entrate, con la richiesta di versare le imposte per il 2014 che l’allora AZ Cai non avrebbe calcolato per alcune indennità di volo. Avvisi simili sono attesi anche per gli anni successivi, almeno fino al 2019, investendo perciò anche l’amministrazione straordinaria, avviata a maggio 2017. Ma se, come affermano alcune sigle sindacali, le indennità di volo fossero considerate istituti di retribuzione ordinaria, toccherebbe ad Alitalia, come sostituto d’imposta, restituire al l’Inps fino a 50 milioni di euro.
Se la questione degli avvisi di accertamento è ormai pubblica, meno nota è la vertenza sorta sulla Cigs, che al momento riguarda circa mille dipendenti della compagnia. Di questi, 70 sono piloti e 310 assistenti di volo, che da dicembre scorso stanno percependo solo una porzione dell’ammortizzatore sociale. Alitalia, infatti, versa la sua parte (un anticipo per cassa) ma l’Inps non sta corrispondendo la sua, che copre oltre la metà del pagamento dovuto ai lavoratori. Il punto è che il ministero del Lavoro non ha firmato il decreto che autorizza la Cigs, e quindi non ha dato via libera all’Inps per rimborsare Alitalia e per attingere al Fondo di sostegno del trasporto aereo. Il decreto si è bloccato dopo che alcuni sindacati, facendo seguito a un precedente esposto di Cub Trasporti, hanno sollevato eccezioni sulla legittimità degli esuberi, e quindi del ricorso alla Cigs. Le ispezioni sono ancora in corso. La controversia sulla Cigs (tra l’altro prorogata a dicembre fino al 23 marzo) si lega anche alla dotazione reale del fondo di sostegno. Dal bilancio preventivo dell’Inps al 31 dicembre 2019, l’ammontare risulta di ben 806 milioni, con una situazione patrimoniale prevista a 660 milioni per il 2020, quando si stima che il risultato d’esercizio sarà però negativo per 146 milioni di euro (-81 milioni di euro nel 2019).

Secondo i sindacati rappresentati nel consiglio direttivo del Fondo, invece, almeno il 50% di quella cifra non sarebbe utilizzabile, e la restante destinata a ridursi sia perché parcellizzata tra circa 13 mila lavoratori, sia perché la normativa stabilisce che il fondo debba avere un’autonomia di almeno 8 anni, che senza ulteriori finanziamenti non sarebbe garantita. Anpac e Anpav hanno appena affrontato il tema con Leogrande e con il dg Giancarlo Zeni, e nuovi incontri sono in programma. Ma la soluzione passa necessariamente per il governo. «Cartelle esattoriali, pagamento della Cigs ridotto ai minimi termini e mancato accordo sul rifinanziamento del fondo richiedono un intervento immediato dei ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro», spiega a MF.Milano Finanza il presidente dell’altra sigla dei piloti, l’Anp. «In mancanza di risposte certe non ci resterà che confermare lo sciopero del 25 e intensificare le azioni in difesa del personale navigante». (riproduzione riservata)