La musica di Universal spinge i conti 2019 di Vivendi

di Andrea Montanari 13/02/2020 18:33

La musica di Universal spinge i conti 2019 di Vivendi
 
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L'Italia continua a rappresentare la spina nel fianco di Vincent Bolloré: le partecipazioni in Tim e Mediaset producono ancora oggi una minusvalenza latente che supera il miliardo e con i Berlusconi le cause legali proseguono. Ma il core business di Vivendi non conosce ostacoli. Al punto che il gruppo francese ha archiviato il 2019 con un giro d'affari consolidato di 15,9 miliardi (+5,6%) e un utile netto rettificato di 1,7 miliardi (+50,5%). Il tutto a fronte di un debito salito a 4,1 miliardi per le acquisioni di Editis (829 milioni), M7 (1,136 miliardi), per il dividendo distribuito (636 miioni) e soprattutto per l'acquisto di azioni proprie (2,66 miliardi). Al contempo la società ha proposto la distribuzione di una cedola di 0,6 euro in rialzo del 20% rispetto a quella staccata nel 2018.

A spingere i numeri di Vivendi è stata in particolare la controllata Universal Music, che ha registrato ricavi per 7,16 miliardi (+14%) e un ebita di 1,12 miliardi (+22,3%). Continua invece a soffrire, soprattutto sul mercato domestico, la pay tv Canal+, che ha archiviato il 2019 con un fatturato di 5,268 miliardi (-0,9% a perimetro omogeneo) con un ebita di 343 milioni (-19,3%). 

Va segnalato poi il sensibile minor impatto della partecipazione (23,4%) in Tim: l'incidenza sull'utile netto di Vivendi si è praticamente dimezzato, anno su anno, scendendo da 122 a 67 milioni. Anche se la compagnia telefonica italiana ora "ha una situazione di governance stabile, che può consentire nuovi sviluppi", si legge nella presentazione dei conti annuali.

Le novità più rilevanti, in attesa degli sviluppi sul fronte italiano, riguardano però Universal Music. Il leader mondiale di settore, ha visto entrare a fine anno il colosso cinese Tencent (oltre ai fondi del Qatar) con una quota del 10% pagata 3 miliardi e che ha permesso di valorizzare l'asset 30 miliardi. Entro il 15 gennaio del prossimo anno Tencent e soci potranno rilevare un'ulteriore quota del 10%. E sempre sull'asse Francia-Cina è stato siglato un secondo accordo che prevede l'acquisizione da parte di Tencent Music Entertainment di una partecipazione di minoranza nella controllata cinese di Universal Music. 

Bolloré ha deciso di accelerare sul processo di valorizzazione dell'asset, anche per incassare maggiore liquidità. Sono così già partite le negoziazioni per cedere una ulteriore partecipazione di minoranza nello stesso gruppo musicale, per il quale è comunque prevista la quotazione in borsa entro il 2023. (riproduzione riservata)