La cinese Kaisa cerca la proroga dei suoi bond. L'effetto domino nel settore immobiliare continua

di Roberto Italia 25/11/2021 09:45

La cinese Kaisa cerca la proroga dei suoi bond. L'effetto domino nel settore immobiliare continua
 
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Il settore immobiliare cinese rimane sotto i riflettori. È tornato a far parlare di sé lo sviluppatore Kaisa Group Holdings che oggi ha annunciato l’intenzione di prorogare di un anno e mezzo la scadenza di bond da 400 milioni di dollari. Una mossa che rientra negli sforzi del gruppo asiatico per evitare un default disordinato e risolvere una crisi di liquidità apparentemente senza fine.

Nello specifico, la società con sede a Shenzhen vorrebbe scambiare le sue obbligazioni offshore, che rendono il 6,5% e che sono in scadenza il prossimo 7 dicembre, con nuove obbligazioni da rimborsare il 6 giugno 2023, allo stesso tasso di interesse, se almeno il 95% dei possessori dei titoli accettasse. "Se l'offerta di scambio e la consent solicitation non venissero portate a termine con successo, potremmo non essere in grado di rimborsare le obbligazioni esistenti alla scadenza del 7 dicembre e potremmo prendere in considerazione una strada alternativa di ristrutturazione del debito", ha affermato l’azienda.

Kaisa, che ha il maggior debito offshore tra gli sviluppatori cinesi dopo Evergrande, ha confermato di aver mancato i pagamenti di alcune cedole per un totale di 88,4 milioni di dollari in scadenza l'11 e il 12 novembre. È così partito il periodo di grazia di 30 giorni. Il motivo è che le fonti di finanziamento sono ridotte e il mercato immobiliare è diventato impegnativo.

Tutti gli sviluppatori cinesi stanno affrontando una stretta di liquidità senza precedenti a causa dei limiti normativi sui prestiti, che stanno generando una serie di inadempienze sul debito offshore, declassamenti del rating creditizio e vendite massicce di azioni e obbligazioni delle società. Dal canto suo, Kaisa sta facendo di tutto per raccogliere capitali disinvestendo i suoi asset, tra cui l'unità di gestione immobiliare quotata a Hong Kong, Kaisa Prosperity Holdings Ltd.

Recentemente ha anche venduto un appezzamento di terra sempre a Hong Kong a un investitore locale per 3,78 miliardi di dollari hongkonghesi (484,82 milioni di dollari), recuperando circa 1,3 miliardi di liquidità in valuta locale dopo aver rimborsato i prestiti per il terreno. Kaisa sta vendendo anche un altro terreno nella città.

Le azioni Kaisa, che hanno ripreso oggi le contrattazioni dopo la sospensione lo scorso 5 novembre, sono rimbalzate del 14% all'Hang Seng (+0,22%). Gli investitori stanno accogliendo positivamente il tentativo dell'azienda di risolvere i problemi di pagamento. "Fornire soluzioni e maggior chiarezza al mercato è positivo. Dopotutto i fondamentali di Kaisa sono buoni. Se riesce a concludere un accordo con i creditori può ripagare a poco a poco per superare questa crisi", ha affermato Kington Lin, direttore generale del dipartimento di gestione patrimoniale di Canfield Securities Limited. "Le aziende vogliono guadagnare tempo, mentre i creditori vogliono recuperare i loro soldi. Accettare una proroga è meglio che vedere le società dichiarare bancarotta e non ottenere nulla in cambio", ha aggiunto.

L’effetto domino nel comparto, a corto di fondi, è in corso. Ieri è stata una giornata movimentata. Fantasia Holdings ha comunicato di aver raggiunto un accordo con i detentori di un'obbligazione onshore da 1,5 miliardi di yuan con scadenza nel 2023 per pagare il 20% di una cedola giovedì e il resto tra un anno. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media, sempre ieri non è stata approvata una richiesta di proroga per un altro titolo onshore con scadenza nel 2023 e del valore di 2,5 miliardi di yuan. Inoltre, Fitch ha declassato il rating creditizio di China Aoyuan a CCC- da B-, riflettendo le ridotte possibilità che l'azienda sarà in grado di rifinanziare la sua obbligazione offshore da 688 milioni di dollari con scadenza a gennaio 2022. Oggi il titolo Fantasia è salito dell’1,5%, mentre Aoyuan ed Evergrande hanno segnato rialzi, rispettivamente, dell’1,8% e dello 0,4%. (riproduzione riservata)