Il recupero del prezzo del greggio tra tensioni geopolitiche e dati macro

di Roberta Castellarin 11/09/2019 11:39

Il recupero del prezzo del greggio tra tensioni geopolitiche e dati macro
 
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Dopo l'addio del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, il prezzo del petrolio ha registrato un forte ribasso per poi recuperare dopo la diffusione dei dati sulle scorte Usa. Una nota odierna di Mediobanca Securities sottolinea che "la reazione del prezzo del petrolio era legata al fatto che il mercato ora teme ripercussioni sulle trattative con Iran e Venezuela, Paesi per i quali le attuali sanzioni hanno ridotto materialmente la possibilità di esportare greggio". 

IL recupero del prezzo, che sta continuando oggi con il Brent a 63 dollari al barile (+1%) e il Wti a 58 dollari (+1,2%), deriva dalle  stime riportate martedì dall'American Petroleum Institute (Api). Infatti le scorte di greggio in Usa hanno registrato un crollo di 7,2 milioni di barili nella settimana chiusa il 6 settembre. Le riserve di benzina sono invece scese di 4,5 milioni di barili. I dati dell'Api precedono quelli ufficiali della U.S. Energy Information Administration (Eia), che saranno diffusi in giornata. Intanto dai minimi di gennaio 2019 quando il Brent si attestava a 43,8 dollari al barile il prezzo ha segnato un recupero di circa il 20%. Stesso discorso per il Wti passato da 45 dollari a 58 dollari nello stesso periodo. Tuttavia i prezzi restano bassi rispetto a luglio 2018 quanto il Wti trattava a 75 dollari al barile. 

Oggi l'Opec ha tagliato la previsione di crescita della domanda petrolifera del 2019 per il secondo mese di seguito riducendo le sue proiezioni di una crescita economica globale e citando i rallentamenti negli Stati Uniti e nell'Eurozona, nonché le continue tensioni commerciali tra Washington e Pechino. L'Opec ha riferito in un rapporto mensile che si aspetta che la crescita della domanda globale di petrolio rallenti ulteriormente, tagliando la stima del 2019 a 1,02 milioni di barili al giorno.

Il taglio rappresenta una riduzione di 80.000 barili al giorni rispetto alle previsioni pubblicate ad agosto, che stimavano una crescita della domanda globale a 1,1 milione di barili. L'Opec ha attribuito il taglio ad alcuni dati più deboli rispetto alle attese, da parte delle sedi della domanda globale e i tagli alle proiezioni di crescita economica.

Oltre a ridurre le prospettive per il 2019, l'Opec ha tagliato anche le previsioni di crescita dell'offerta per il 2020 a 1,08 milioni di barili di greggio. Oltre alle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina, l'Opec ha fatto riferimento a una crescita inferiore alle attese in India, alle problematiche relative al debito pubblico in Argentina e alle incertezze sulla Brexit.

Il cartello ha aumentato le previsioni di crescita dell'offerta del 2019 per le Nazioni non-Opec a 1,99 milioni di barili al giorno dopo che le revisioni al rialzo della produzione da parte della Russia, del Kazakistan, dell'Australia e del Canada hanno superato un taglio alla previsione degli Usa di crescita della produzione di 1,8 milioni di barili al giorno.

L'Opec, nonostante abbia riferito di aver apportato revisioni al ribasso della produzione statunitense, ha dichiarato che si aspettava che la produzione statunitense fosse ancora il principale motore di crescita per l'anno, insieme a Brasile, Cina e una serie di altre Nazioni.

Per il 2020, tuttavia, il gruppo ha ridotto le previsioni di offerta, dei Paesi non-Opec per il 2020, a 2,25 milioni di barili al giorno, spinti da una grande revisione al ribasso della fornitura di petrolio dagli Stati Uniti, dove e' prevista una crescita di 1,54 milioni di barili al giorno.

Il rapporto non ha fornito un dato di produzione totale ufficiale proveniente dalle nazioni Opec, ma ha mostrato un aumento della produzione dall'Arabia Saudita, che e' salito di 209.000 barili al giorno ad agosto, invertendo un calo della produzione a luglio, mentre l'output del Venezuela e dell'Iraq e' aumentato rispettivamente di 27.000 e 30.000 barili di petrolio al giorno.

Intanto Ubs ieri ha confermato la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 1,9 euro su Saras. Gli esperti in una nota sul comparto europeo hanno leggermente alzato le loro stime sui margini di raffinazione nel periodo 2019-2021, che salgono del 3%, "per riflettere più bassi prezzi del petrolio". Saras tratta a 1,48 euro (+1,23%). (riproduzione riservata)