Il fatturato dell'industria italiana crolla dell'11,5% nel 2020, peggior dato dal 2009

di Marco Vignali 23/02/2021 10:50

Il fatturato dell'industria italiana crolla dell'11,5% nel 2020, peggior dato dal 2009
 
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Il 2020 si conferma annus horribilis per l'industria italiana. A causa dell'emergenza sanitaria, e secondo quanto emerso dalle stime rese note oggi dall'Istat, il fatturato dell'industria del bel Paese ha registrato un calo dell'11,5% rispetto al 2019, il peggior risultato dall'anno dall'ultima, altra grande crisi del 2009. Pur segnando diminuzioni pressoché analoghe sul mercato interno (-11,5%) e su quello estero (-11,8%), nella seconda metà dell'anno il primo presenta un recupero più veloce. Al netto della stagionalità nel secondo semestre si registra un incremento rispetto al primo del 19,4% per il fatturato interno e del 12,6% per quello estero, mentre al netto della componente di prezzo il fatturato manifatturiero corretto per gli effetti di calendario segna, nella media annua, una diminuzione meno ampia, di 0,7 punti percentuali, rispetto a quella nominale.

Nel solo mese di dicembre, il fatturato dell'industria, al netto dei fattori stagionali, è aumentato dell'1% e nel quarto trimestre l'indice complessivo è cresciuto dello 0,8% rispetto a quello precedente. Anche gli ordinativi hanno registrato a dicembre un incremento congiunturale (+1,7%) e nell'ultimo trimestre del 2020 sono aumentati del 2,6% rispetto a quello precedente. La dinamica congiunturale del fatturato è il risultato di una sintesi di una crescita del mercato interno (+2,0%) e di una contrazione di quello estero (-1%), mentre per gli ordinativi l'incremento congiunturale riflette un sostenuto aumento delle commesse provenienti dal mercato interno (+6,5%) e un significativo calo di quelle provenienti dall'estero (-4,9%). Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a dicembre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano aumenti congiunturali per l'energia (+10,6%), per i beni strumentali (+1,5%) e per i beni di consumo (+0,6%); per i beni intermedi si rileva, invece, una flessione dello 0,6%.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di dicembre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dello 0,5%, con un incremento dell'1,7% sul mercato interno e un calo marcato su quello estero (-4,6%). Con riferimento al comparto manifatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra la crescita tendenziale più rilevante (+38,9%), seguito dall'industria metallurgica (+7,1%), mentre il comparto tessile e dell'abbigliamento e le raffinerie segnano le performance peggiori (rispettivamente -19,4% e -30,7%). In termini tendenziali l'indice grezzo degli ordinativi cresce del 7,0%, con aumenti su entrambi i mercati (+7,8% quello interno e +5,8% quello estero). I maggiori incrementi si registrano nella metallurgia (+15,0%) e nell'industria dei macchinari e delle attrezzature (+12,6%), mentre i peggiori risultati si rilevano per le farmaceutiche (-5,8%) e per l'industria tessile e dell'abbigliamento (-12,6%).

"Un anno funesto. Dati devastanti. Il 2020 segna un tracollo del fatturato, -11,5%, secondo solo a quello dell'anno più buio della crisi precedente, il 2009, quando rispetto al 2008 ci fu un tonfo pari al 19%. Anche il fatturato interno registra un -11,5% contro il -17,5% del 2009", ha osservato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Gli ordinativi, che purtroppo non saranno più rilevati a partire dal prossimo comunicato, pur scendendo del 9,6% rispetto al 2019, hanno, però, una caduta più contenuta nel confronto con il 2009, -9,6% contro un -22,3%, un dato che fa sperare in una ripresa del fatturato 2021", ha concluso Dona.

In controtendenza rispetto al crollo generale dell'industria, nel 2020 solo il settore alimentare ha mantenuto il fatturato sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente (-1%) salvato dall'export, che ha siglato un nuovo record storico a 46,1 miliardi, in netta controtendenza rispetto agli altri settori produttivi, come ha spiegato la Coldiretti. Al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come il tessile e automotive, che registrano tagli drammatici, "la produzione delle imprese del comparto alimentare ha tenuto", ha sottolineato la Coldiretti, "diventando così la prima ricchezza del Paese. Un risultato ottenuto grazie alla fame di Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo dove nonostante la pandemia Covid si registra un andamento positivo con un aumento dell'1,4% nel 2020 rispetto all’anno precedente".

All'estero, con il lockdown, i consumatori stranieri non hanno fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’alimentare Made in Italy che mostra una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell'economia. La crescita della domanda di cibi e bevande all'estero”, continua la Coldiretti, “è trainata dalla Germania, primo partner dell’Italia seguita dagli Usa, nonostante i dazi che hanno colpito i prodotti più significativi, sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi undici mesi del 2020".

"L'Italia può ripartire dai punti di forza con l'agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l'intera economia", ha argomentato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare che nell'agroalimentare è possibile creare un milione di nuovi posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell'agricoltura verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale. 

"Un anno funesto. Dati devastanti. Il 2020 segna un
tracollo del fatturato, -11,5%, secondo solo a quello dell'anno piú buio
della crisi precedente, il 2009, quando rispetto al 2008 ci fu un tonfo
pari al 19%. Anche il fatturato interno registra un -11,5% contro il
-17,5% del 2009".

Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale
Consumatori, commentando i dati Istat su fatturato e ordinativi
dell'industria. "Gli ordinativi, che purtroppo non saranno piú rilevati a
partire dal prossimo comunicato, pur scendendo del 9,6% rispetto al 2019,
hanno, però, una caduta piú contenuta nel confronto con il 2009, -9,6%
contro un -22,3%, un dato che fa sperare in un ripresa del fatturato 2021"
conclude Dona.

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