I dipendenti sono pronti per lo smartworking, ma le aziende?

di Davide Fumagalli 16/10/2020 14:37

I dipendenti sono pronti per lo smartworking, ma le aziende?
 
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Il mondo del lavoro non tornerà più alle modalità che hanno preceduto la pandemia, a prescindere da quando finirà l’emergenza sanitaria. La ricerca su Remote Working e Futuro del Lavoro presentata da Microsoft e realizzata da Bcg e Krc Research, realizzata coinvolgendo oltre 9 mila manager e dipendenti di grandi imprese in Europa occidentale, tra cui oltre 600 in Italia, ha dimostrato infatti come nel 2020 forme di lavoro flessibili siano presenti nel 76% delle imprese contro il 19% del 2019.

Un dato da cui difficilmente si tornerà indietro considerati i vantaggi, spesso inaspettati, che questa tipologia di lavoro ha portato con sé, ma che pone delle sfide a cui le aziende non sono ancora del tutto preparate a rispondere. Secondo la ricerca, infatti, il 68% dei dipendenti con forme di lavoro flessibili ritiene di lavorare di più rispetto alla classica giornata in ufficio, ma lo sforzo viene compensato da un più agevole equilibrio tra lavoro e vita privata per 42%, mentre il 31% non vede miglioramenti in questo senso e solo il 2% ritiene ci sia stato un peggioramento. Pressoché tutti i dipendenti apprezzano però i vantaggi che lo smartworking porta con sé, che vanno dalla maggiore libertà nel vestirsi a un ambiente di lavoro personalizzato a una maggiore disponibilità di tempo per sé stessi, oltre a vantaggi economici come risparmi potenziali da 1.000 a 2.500 euro l’anno per pranzo fuori casa, tra 500 e 1.500 euro per i trasporti e tra 5mila e 10mila euro per l’abitazione, che può essere affittata in zone più periferiche senza troppi disagi.

Se dal lato dei dipendenti i benefici sono chiari, le aziende hanno una visione meno univoca. Il 40% dei manager intervistati ritiene infatti ci sarà una riduzione dei costi generali, per due quinti superiore al 20% del totale, e l’81% ritiene che la produttività dei collaboratori in smartworking sia almeno pari a quella in ufficio, ma i lati negativi non mancano. L’innovazione di prodotto, servizio e processo, fattore più di altri legato alla collaborazione e alla presenza fisica in luoghi di aggregazione e di scambio spontaneo di informazioni, a partire dalla macchinetta del caffè, è calata infatti secondo la ricerca dal 40% del 2019 al 28% del 2020.

A fare la differenza è però la cultura aziendale, specie nel caso delle aziende poco innovative: il 61% dei manager intervistati riconosce di aver avuto problemi a delegare in modo efficace e a supportare i team virtuali e il 63% confessa di avere difficoltà nella promozione di una forte cultura di squadra in questo scenario di lavoro da remoto. La nuova normalità lavorativa richiede quindi un nuovo approccio da parte dei manager, che attualmente non ha ancora trovato un approccio corretto: il 53% non aiuta i tema a lavorare insieme, il 65% non incoraggia a tentare approcci coraggiosi anche sapendo potrebbero fallire, il 58% non si preoccupa di assicurare un corretto equilibrio tra lavoro e vita privata e il 55% non mette i dipendenti nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro.

Altro tema importante è quello degli strumenti messi a disposizione dei dipendenti per gestire al meglio questa nuova realtà lavorativa: il 43% dei collaboratori non ha infatti avuto a disposizione il minimo di hardware e servizi necessari durante il lockdown, anche perché due aziende su tre investono meno di 1.000 euro l’anno per dipendente in strumenti e formazione. Un limite notevole, dal momento che la tecnologia è in gradi di abilitare non il controllo, concetto ormai superato, ma la pianificazione del lavoro e la gestione dei processi, con un aumento di produttività che può arrivare, in un ambiente innovativo gestito da manager che incoraggino e sostengano questo nuovo modo di lavorare, al 40%.

“L’emergenza sanitaria ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e lavorare, rendendo le nuove tecnologie ancora più essenziali per la nostra vita quotidiana”, ha dichiarato Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia. “Il successo di un percorso di digitalizzazione non dipende solo dagli strumenti tecnologici implementati, quanto dalla capacità di far sentire i dipendenti uniti tra loro, apprezzati e liberi di esprimere le proprie idee. La nostra ricerca mette in luce l’importanza di un approccio umano all’innovazione: i team che avranno davvero successo saranno quelli caratterizzati da un maggiore spirito di gruppo, da empatia e fiducia negli altri. Fondamentale continuare a promuovere la cultura del digitale contestualmente alla cultura dell’innovazione e mettere a disposizione tecnologie in grado di mettere tutti in condizioni di lavorare al meglio e favorire anche la collaborazione dei team”. (riproduzione riservata)