I Benetton all'attacco del governo

di Andrea Montanari 22/05/2020 19:13

I Benetton all'attacco del governo
 
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Lo scontro tra la famiglia Benetton e il governo Pd-5Stelle si fa sempre più intenso. Il consiglio di amministrazione della holding quotata, tenutosi in seduta straordinaria, ha deciso di "di dare mandato ai propri legali di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del gruppo, visti i gravi danni" derivanti dalle dichiarazioni dei giorni scorsi di un esponente del governo circa la possibilità di Aspi di accedere ai finanziamenti bancari - una linea di credito da 1,25 miliardi gestita da Unicredit - con garanzia Sace che la società sta definendo.

"Il cdA ha preso atto che, a oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta alla proposta formale inviata da Aspi al ministero delle Infrastrutture e Trasporti lo scorso 5 marzo, al fine di trovare una soluzione condivisa relativamente al procedimento di contestazione in corso ormai da quasi due anni. Mentre Aspi sta sostenendo tutti gli oneri per la costruzione del nuovo ponte di Genova (ormai completato) e ha immediatamente attivato i risarcimenti a persone e imprese, esternalizzando inoltre il sistema di ispezione delle infrastrutture, la situazione di incertezza continua purtroppo a protrarsi, pur avendo autorevoli esponenti dell’esecutivo manifestato pubblicamente, fin dallo scorso febbraio, la propria disponibilità a valutare le proposte di Autostrade, e dichiarato inoltre, a fine aprile, l’avvenuta conclusione dell'analisi del dossier. Tale contesto ha determinato e continua a determinare gravi danni all’intero gruppo e genera preoccupazione sul mercato e a tutti gli stakeholder, in Italia e all’estero, dove il gruppo opera in 23 Paesi", si legge nell'incipit del duro comunicato diramato in serata da Atlantia.

Inoltre, viene evidenziato dalla holding dei Benetton, "le modifiche normative introdotte in modo unilaterale e retroattivo con l’art. 35 del DL
Milleproroghe hanno determinato il downgrade del rating a livello “sub investment grade” di Atlantia e Aspi, rendendo particolarmente difficile l’accesso ai mercati finanziari. Per far fronte alla situazione di grave tensione finanziaria determinatasi per Autostrade, aggravata anche dai pesanti effetti della pandemia, Atlantia ha messo responsabilmente a disposizione una linea di credito di 900 milioni di euro a favore della società".

Cntestualmente "Cassa Depositi e Prestiti, con la quale nel 2017 era stata definita una linea di finanziamento di cui restano a oggi inutilizzati 1,3 miliardi di euro, a fronte della richiesta di Aspi di inizio aprile per un importo di 200 milioni di euro non ha ritenuto di dar corso finora ad alcuna erogazione, anche in ragione delle disposizioni introdotte dall’art. 35 del DL Milleproroghe", viene specificato ancora da Atlantia.

Poi l'affondo, legato per l'appunto ai prestiti garantiti ora fortemente a rischio visto che il governo non si è ancora espresso sulla revoca della concessione autostradale a favore di Atlantia. "Autostrade ha inoltre avviato l’istruttoria con alcuni istituti di credito (Unicredit banca capofila, ndr) per poter accedere a un prestito garantito da Sace per supportare le imprese in difficoltà finanziaria a causa dell’emergenza Coronavirus, tenendo in conto il ruolo svolto anche in termini di incidenza su infrastrutture critiche e strategiche e visto l'impatto sui livelli occupazionali e mercato del lavoro". Infatti il traffico sulla rete gestito da Aspi, come ha sottolineato la holding dei Benetton, "nel periodo di lockdown, ha subìto un tracollo con punte
massime dell’80%, generando una perdita di ricavi stimata in oltre 1 miliardo di euro per il solo 2020".

Per tale ragione, "il cdA di Atlantia ha espresso forte preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate mercoledì 20 maggio da un esponente del Governo, secondo le quali alla controllata Aspi dovrebbe essere precluso l’accesso alla garanzia pubblica. Affermazioni peraltro contrastanti con lo spirito e il dettato del decreto e basate piuttosto su valutazioni e criteri di natura ampiamente discrezionale e soggettiva verso chi sta dando un importante contributo allo sviluppo infrastrutturale del Paese, mediante un piano di investimenti di 14,5 miliardi di euro, dai rilevanti effetti sull’occupazione diretta e indiretta".

Una situazione di tensione politica con il governo giallorosso che ha "causato danni per Atlantia e le sue controllate. Per cui diventa impossibile per la società che deve tutelare 31mila dipendenti di cui 13mila in Italia oltre all’indotto, rispondere ai propri creditori, bondholders e alle proprie controparti commerciali, oltre che a più di 40mila azionisti nazionali e internazionali, non valutare di intraprendere azioni a tutela dei propri interessi".

In definitiva, il board della holding guidata dall'ad Carlo Bertazzo,  "pur continuando a confidare in una rapida e positiva soluzione della vicenda
di Autostrada, non ha potuto che deliberare di dare indicazione alla propria controllata Aspi - ferma restando la sua facoltà di avvalersi di tutti gli strumenti convenzionali a propria tutela nei tempi e con le modalità previste - di utilizzare il finanziamento di Atlantia di 900 milioni di euro per garantire manutenzioni e investimenti per la sicurezza della rete, nel rispetto di tutti gli obblighi esistenti, rinviando di conseguenza la realizzazione di altri investimenti una volta rinvenute le necessarie dotazioni finanziarie", ma soprattutto "di dare mandato ai propri legali di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del gruppo, visti i gravi danni". (riproduzione riservata)