Germania in recessione, ora Berlino inizia a pagare le strette Bce chieste dai falchi tedeschi
Germania in recessione, ora Berlino inizia a pagare le strette Bce chieste dai falchi tedeschi
Rivisto al ribasso il dato del pil del primo trimestre, passato da zero a -0,3%. La Germania è così entrata in recessione tecnica. Giù i consumi. I rialzi dei tassi iniziano a pesare sull’economia tedesca. Gli aiuti pubblici sono al termine. Il modello di crescita è ancora tutto da rivedere

di di Francesco Ninfole 25/05/2023 22:00

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Per la Germania è finita l’illusione di un atterraggio morbido dell’economia. A lungo si è pensato che Berlino potesse resistere nonostante la crisi energetica, le difficoltà del settore manifatturiero e le strette della Bce, grazie soprattutto alla spinta di una spesa pubblica senza pari nell’Eurozona. Invece il Paese è ufficialmente in recessione. La variazione del pil nel primo trimestre, inizialmente indicata come stabile, è stata rivista a -0,3% dall’istituto di statistica nazionale. Era accaduto lo stesso nel quarto trimestre 2022: dopo stime preliminari che indicavano un pil vicino allo zero si è arrivati alla fine a un -0,5%. Così la Germania ha segnato due trimestri consecutivi di calo del pil che indicano una recessione tecnica.

Nel primo trimestre dell’anno ha pesato soprattutto il calo dei consumi delle famiglie, il cui potere d’acquisto è stato ridotto in modo significativo dall’aumento del costo dell’energia. Anche la spesa pubblica ha iniziato a contrarsi. A marzo inoltre sono arrivati pessimi segnali dalla produzione industriale (-3,4% rispetto al mese precedente) a causa della flessione dell’automotive e delle costruzioni.

L’effetto della politica monetaria

Lo scenario dei prossimi mesi per la Germania resta complicato. La stretta della Bce, richiesta a gran voce dai membri tedeschi del board, avrà effetto massimo su pil e inflazione dell’Eurozona quest’anno e il prossimo. Anche la Germania sarà colpita. La Bundesbank per il momento non è spaventata dalla recessione, mentre resta focalizzata sull’inflazione. Il presidente Joachim Nagel ha ribadito la pressione ad alzare ulteriormente i tassi e si aspetta «diversi» nuovi interventi. La Bundesbank ne vorrebbe almeno tre da 25 punti base: così la Bce passerebbe dall’attuale livello del 3,25% al 4% a settembre. Ma i falchi tedeschi rischiano di danneggiare soprattutto la Germania: l’economia del Sud Europa sta andando meglio grazie al turismo e ai servizi. In ogni caso la recessione tedesca graverà anche sugli altri Paesi, a cominciare dall’Italia. Dopo la correzione della Germania, anche il dato del pil dell’Eurozona nel primo trimestre sarà con ogni probabilità abbassato.

Stop agli aiuti pubblici

A livello politico, finora la Germania ha iniettato ingenti aiuti pubblici, con cui ha sostenuto famiglie e imprese nazionali, anche a costo di danneggiare il mercato unico europeo. Gli interventi statali hanno spinto l’inflazione nell’Eurozona obbligando la Bce ad aumentare i tassi con più forza, con effetti negativi sull’economia di tutti i Paesi dell’area. Berlino ha varato un piano di sostegno fino a 200 miliardi con un veicolo che non ha prodotto conseguenze sui conti pubblici. Ma adesso Berlino non potrà più usare la cura del bilancio statale.

Sono forti le pressioni dell’opinione pubblica per un taglio della spesa. Il ministro delle Finanze tedesco, il liberale Christian Lindner, ha sempre avuto il dogma dei conti in ordine e ha detto di voler chiudere la fase espansiva della politica fiscale reintroducendo il freno costituzionale al debito. L’obiettivo è tagliare la spesa in tutti i settori tranne che nella difesa. Ma i Verdi non vogliono risparmiare sugli investimenti per il clima e chiedono piuttosto un aumento delle tasse per i ricchi. Tra i partiti nella coalizione di governo sarà difficile un accordo sulla legge di bilancio.

Finora erano tutti convinti dell’invulnerabilità dell’economia tedesca. Ma adesso anche le autorità tedesche dovranno fare i conti con la recessione. Il Paese deve ancora rivoluzionare un modello economico basato sull’energia a basso costo dalla Russia e sulle esportazioni verso la Cina. Quest’anno la crescita resterà attorno allo zero. Per la Commissione Ue Berlino arriverà a +0,2%, mentre per il Fmi sarà a -0,1%. Secondo il Fondo Monetario tra i maggiori Paesi a livello globale la Germania e il Regno Unito saranno quest’anno gli unici con un pil in calo. (riproduzione riservata)