Cina, Citi vede un brusco rallentamento dell'offerta di rame

di Rossella Savojardo 25/11/2021 10:25

Cina, Citi vede un brusco rallentamento dell'offerta di rame
 
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Gli esperti di Citi puntano ancora una volta gli occhi sull'economia del Dragone, questa volta a interessare non è però il mercato immobiliare ma quello del rame. Stando alle stime della casa d'investimento, nei prossimi sei o dodici mesi il patrimonio cinese sul mercato del rame subirà un rallentamento tale che anche lo scenario più ribassista non è così ribassista come si potrebbe pensare. 

Previsioni di particolare importanza se si considera l'impatto negativo che potrebbe avere una carenza di risorse nell'aumento potenziale della domanda di rame derivante dai settori trainati dalla decarbonizzazione, del potenziale di ripopolamento delle scorte di prodotti finiti nordamericani ed europei, e la probabile richiesta da parte del Bipartisan Infrastructure Bill e Build Back Better Plan degli Stati Uniti. Il rame è, infatti, ormai una risorsa essenziale per il processo di transizione energetica. Il metallo rosso è infatti estremamente duttile, versatile tanto quanto oro e argento che però non sono disponibili sul mercato allo stesso modo, e infine vanta una conduttività elettrica molto alta che ne fa il più efficace mezzo di trasporto dell'energia. 

I mercati iniziano, quindi, a temere un forte rallentamento degli approvvigionamenti cinesi, guardando uno scenario di medio periodo gli analisti spiegano che nel corso del 2022 nel suo complesso, è improbabile che la quantità superi di molto lo slancio positivo della domanda di rame proveniente dalla decarbonizzazione, dalla riforma statunitense, e dal persistere di problemi logistici di approvvigionamento. 

Con i recenti prestiti agevolati offerti ai progetti legati alla decarbonizzazione, è probabile che l'alleggerimento delle forniture di rame e di batterie sarà consistente, i rischi legati a questa prospettiva sono che i problemi di spedizione e di chip non miglioreranno fino al 2022. I dati logistici recenti sono però orientativamente incoraggianti: "il nostro caso di base per il secondo trimestre e semestre 2022 rimane comunque rialzista sulla parte posteriore del credito ipotizzato in Cina durante il primo trimestre del prossimo anno" spiegano, però, gli analisti i quali sottolineano che dei miglioramenti dovrebbero anche registrarsi nella spedizione di container e fornitura di chip.

In Europa, la situazione del gas e dell'energia è peggiorata, con i prezzi dell'energia ora intorno o sopra 200/Mwhr dollari. "Finché l'Europa non esaurisce il gas durante l'inverno, vediamo l'impatto netto dei prezzi elevati dell'energia come rialzista per l'alluminio e lo zinco, in quanto aumenta i costi marginali e può portare a ulteriori chiusure di produzione", prevedono gli esperti, secondo cui sul lato dei consumi finali, l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia elettrica è probabilmente isolato dall'aumento di circa 1,5 miliardi di dollari dell'M2 europeo dall'inizio della pandemia. 

Restando nel Vecchio continente, il mercato del magnesio potrebbe ancora essere un problema importante per la domanda europea di alluminio e zinco nel periodo da dicembre 2021 a marzo 2022. "Anche se ci sono segnalazioni di un forte rimbalzo della produzione interna, ci sono anche recenti rapporti che segnalano che un gruppo di circa 20 grandi produttori cinesi stanno costruendo scorte di magnesio, che potrebbero limitare l'offerta per il mercato delle esportazioni", conclude Citi. (riproduzione riservata)