Cdp, Giacomoni: il risparmio degli italiani va investito nell'economia reale

di Silvia Valente 23/06/2022 11:25

Cdp, Giacomoni: il risparmio degli italiani va investito nell'economia reale
 
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Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe "trasformarsi, anche attraverso Patrimonio Rilancio, in un vero e proprio Fondo Sovrano, un Fondo Strategico Nazionale, un Fondo dei Fondi, gestito da Cdp, con il coinvolgimento delle maggiori istituzioni finanziarie italiane, per indirizzare anche il risparmio privato verso l’economia reale". Questo l'augurio di Sestino Giacomoni, deputato di Forza Italia, espresso in occasione della relazione della Commissione parlamentare di vigilanza su Cdp, di cui è presidente. 

Gli oltre 5.000 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie e delle imprese italiane, di cui 1.800 miliardi fermi sui conti correnti, vengono infatti investiti per il 75% all'estero e, come ricordato di recente il governatore della Banca d'Italia, solo il 5 per cento viene investito in imprese italiane. È una situazione "paradossale che va invertita", se infatti investissimo il 75% dei "nostri risparmi nell'economia reale del Paese avremmo risolto grand parte dei nostri problemi", perché sostenendo le imprese "avremmo, oltre al dividendo economico anche un importante dividendo sociale, in termini di crescita e di posti di lavoro", sottolinea Giacomoni. 

Infatti, nella complessità e nell'incertezza attuale, solo la mobilitazione dei capitali privati accanto alle risorse pubbliche, può assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr ed il consolidamento duraturo della crescita potenziale del Paese, "senza la quale si rischia di mancare lo scopo vero del Piano". A tale riguardo, è significativa l'introduzione dell'emendamento al decreto-legge Rilancio che permette di far affluire nel Patrimonio Destinato anche le disponibilità liquide dei contribuenti che intendano investire a sostegno della crescita dell’economia reale.

Maggiori poteri e investimenti di Cdp

Già le funzioni e il perimetro di attività di Cdp sono stati ampliati nel corso di questa legislatura ma vanno studiati nuovi strumenti per la raccolta del risparmio postale e per l'indirizzo degli investimenti del Gruppo, continua Giacomoni. Il risparmio postale raccolto in oltre 150 anni ha potuto contare solo su due strumenti i Libretti Postali e Buoni Fruttiferi Postali, ma la Commissione ha invitato Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane ad individuare ulteriori prodotti più innovativi "che consentano al risparmiatore postale di diversificare i propri investimenti, sostenendo le imprese e puntando, nel medio lungo termine, ad avere rendimenti potenzialmente più elevati, per contrastare l'erosione causata dall'inflazione, che ormai viaggia oltre il 7 per cento". Cdp è stata nondimeno invitata ad effettuare i propri investimenti nelle diverse aree del Paese in relazione alla percentuale di risparmi raccolta da Poste, considerando ad esempio che "la propensione all'utilizzo del risparmio postale è più diffusa nelle regioni del Mezzogiorno, dove la raccolta questo anno raggiunge il 40 per cento del totale".

La commissione di vigilanza ha evitato che Cdp diventasse "bancomat dei governi"

Allo stesso tempo non si può pretendere troppo da Cassa Depositi e Prestiti. D'altronde, ricorda Giacomoni, gli investimenti di Cassa sono fatti utilizzando il risparmio postale degli italiani e devono quindi sempre essere "finanziariamente ed economicamente sostenibili e con un'adeguata redditività per i risparmiatori". La Commissione in più occasioni è intervenuto affinché i risparmi postali fossero investiti nel migliore dei modi per tutelare i risparmiatori e per "garantire il giusto supporto al nostro sistema produttivo, ma, al tempo stesso, abbiamo agito per evitare che il governo di turno utilizzasse Cassa Depositi e Prestiti come un bancomat per risolvere i problemi contingenti, dall'Ilva ad Alitalia". 

Maggiori poteri alla Commissione di vigilanza

Agli ampliamenti dei poteri e alle ulteriori prospettive di potenziamento del ruolo di Cdp deve corrispondere un adeguamento della Commissione di Vigilanza, tanto nella sua struttura che nei compiti che è chiamata a svolgere, precisa Giacomoni. Vi dovranno collaborare il ministero dell'Economia e delle Finanze, la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, la Banca d'Italia, i vertici di Cassa Depositi e Prestiti ed ovviamente il Parlamento. (riproduzione riservata)