Bond, occasioni nell’high yield europeo con rendimenti fino al 6,5%. Il portafoglio di Quaestio sgr
Bond, occasioni nell’high yield europeo con rendimenti fino al 6,5%. Il portafoglio di Quaestio sgr
A fronte di una forte domanda da parte degli investitori le società emittenti stanno approfittando della bassa volatilità per rifinanziarsi. E i tassi di default potrebbero essere arrivati al picco. Ecco i settori che presentano le maggiori opportunità

di Marco Capponi 10/07/2024 11:04

Ftse Mib
34.215,84 23.50.35

-0,91%

Dax 30
18.171,93 23.50.35

-1,00%

Dow Jones
40.287,53 4.45.40

-0,93%

Nasdaq
17.726,94 23.50.35

-0,81%

Euro/Dollaro
1,0885 23.00.31

-0,06%

Spread
131,41 17.29.55

+1,69

Il taglio ai tassi d’interesse già avviato dalla Bce dovrebbe essere seguito dopo l’estate anche dalla Fed, puntando di nuovo i fari sul tema del rendimento dei portafogli obbligazionari. Una finestra interessante nella fase attuale di mercato è quella aperta sui bond high yield europei: quelli cioè che sono emessi da società o istituzioni finanziarie considerate meno sicure dalle agenzie di rating, e che quindi offrono in genere cedole più alte delle loro controparti investment grade. Le emissioni high yield europee, secondo quanto messo in luce dalla sgr indipendente italiana Quaestio, arrivano ad offrire rendimenti anche del 5,5-6,5%, ma vanno maneggiate con cura. 


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L’ora dei tagli ai tassi

Alla base c’è un tema di politiche monetarie, come spiega il lead portfolio manager delle strategie del credito di Quaestio, Federico Valesi. «Da una parte ci sono le elezioni che quest’anno coinvolgono più del 50% della popolazione mondiale, con il culmine negli Usa a novembre: questo ha portato volatilità, soprattutto in Europa». Dall’altra parte c’è invece «la direzione dell’inflazione: è finalmente arrivato il momento dei tagli, e la Bce ha già iniziato». In Europa, aggiunge, «il mix di crescita anemica e difficoltà di alcune economie, unita all’inflazione in miglioramento, ha permesso alla banca centrale di agire finalmente sui tassi: non dimentichiamo che in Ue la semplificazione della concessione di credito è essenziale per il tessuto produttivo di piccole e medie imprese».

L’ora dell’high yield

«Per l’high yield europeo», prosegue il portfolio manager Alberto Biscaro, «i rendimenti importanti hanno supportato le performance, che è stata nell’ordine del +3% nel primo semestre». Il mercato, aggiunge, «è stato caratterizzato da volumi molto alti di primario, quindi nuove emissioni che sono avvenute in un contesto di tassi alti e spread che si sono allargati». Gli investitori hanno trovato nell’asset class «rendimenti particolarmente elevati, e quindi la domanda è andata bene». Ma è andata bene anche l’offerta, «perché approfittando della domanda gli emittenti hanno visto la finestra per affrontare i rifinanziamenti, visto anche che molti bond sono costruiti in modo tale da poter essere richiamati in anticipo».

Dinamica dei default positiva

Anche la dinamica dei default, secondo Biscaro, è favorevole. «Negli ultimi mesi i default sono stati in leggero aumento, ma le agenzie di rating si aspettano che i livelli attuali (circa 4% in Europa, ndr) siano quelli di picco, e da qui si possa andare a scendere». Da inizio anno in Europa ci sono stati solo 11 default, «che peraltro hanno riguardato società che avevano strutturato il proprio capitale per un mondo di tassi bassi». Al contempo si è assistito a un aumento di emittenti il cui credito è sotto stress (distressed),  «che tendono a concentrarsi nella fascia di rating CCC». Il mercato high yield, conclude Biscaro, «ha rendimenti attualmente tra il 5,5% e il 6,5%, ma gli emittenti tripla C arrivano anche al 15-16%, seppur con una possibilità concreta di ristrutturazione del debito o di default conclamato». Ragion per cui verso questi bond va attuata un’accurata selezione.

Bene il mattone, meno le auto

Per quanto riguarda i settori, puntualizza il portfolio manager Filippo Moroni, «negli ultimi mesi abbiamo guardato con interesse al settore bancario, che nell’high yield è piuttosto periferico». In particolare, «ci siamo concentrati su banche greche e portoghesi che sono partite da rating bassi e ora sono a un passo dall’investment grade grazie anche a un tema di pulizia degli attivi». E poi c’è il mattone: «Nonostante i tassi alti la situazione sul mercato immobiliare è rimasta sana e le svalutazioni degli immobili non sono state drammatiche. Il contesto sul settore sta tornando positivo, e i bond del comparto hanno ancora potenziale di recupero». Più prudenza va usata infine sul comparto auto: «vediamo una fase di punto di svolta legata alla transizione all’elettrico, che richiederà maggiori investimenti e un più alto livello di competizione. Entrambi i fattori impatteranno sui flussi di cassa, che vengono poi messi al servizio del finanziamento del debito», conclude Moroni.


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