Titoli di Stato, ecco perché il Btpei a 15 anni ha attratto una domanda di 24 miliardi. E perché piace tanto agli investitori istituzionali
Titoli di Stato, ecco perché il Btpei a 15 anni ha attratto una domanda di 24 miliardi. E perché piace tanto agli investitori istituzionali
Il 41,5% della domanda è arrivato da assicurazioni, fondi pensione e banche centrali: investitori di lungo periodo che hanno reso la domanda strutturale. E il titolo attira interesse anche sul mercato secondario

di Marco Capponi  25/05/2023 13:47

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In attesa dell’arrivo del Btp Valore, che sarà dedicato al mercato retail, il Mef ha registrato un successo enorme con il Btpei (Btp indicizzato all’inflazione) collocato lo scorso 23 maggio. Il titolo a 15 anni, con scadenza 15 maggio 2039 e tasso reale annuo al 2,4% (rendimento lordo al 2,439%), aveva un importo complessivo per 4 miliardi, ma ha ricevuto una domanda complessiva di 24 miliardi da 170 investitori istituzionali. Degno di nota il fatto che gli investitori di lungo periodo, cioè fondi pensione, assicurazioni e banche centrali, abbiano rappresentato il 41,5% circa della domanda, valore nettamente superiore al 27% medio registrato dalle emissioni del Mef nel 2023.

Le ragioni macroeconomiche

Autorevoli fonti di mercato consultate da milanofinanza.it hanno fatto notare che il collocamento del Mef è riuscito a captare un fenomeno che non è sul punto di sgonfiarsi: la domanda strutturale di titoli di Stato indicizzati all’inflazione. I prezzi al consumo della zona euro dovrebbero rimanere alti ancora al lungo (ad aprile sono risultati in crescita annua del 7%), e un titolo emesso al 2,4% più l’inflazione assicura un rendimento piuttosto elevato. 

Un altro fattore è la scadenza lunga. Il livello assoluto di rendimento reale è più alto della media degli ultimi decenni, anche in funzione del fatto che il rendimento a termine dei titoli nominali è elevato. L’aspettativa degli investitori istituzionali è che la Bce sia arrivata quasi alla fine del ciclo delle strette monetarie, e se i tassi non continueranno a salire, comprare titoli a lunga scadenza può risultare conveniente. 

Le ragioni di mercato

Ci sono poi ragioni che riguardano la presenza dei titoli di Stato italiani nell’universo delle emissioni inflation linked europee. Il Mef non emetteva Btp di questo tipo e con tale scadenza da tempo. Non c’era quindi  disponibilità di carta sul mercato secondario

Per bond inflation linked servono mercati liquidi, che per l’area euro sono quello italiano, francese e in parte tedesco. Il fatto che sul secondario ci fosse poca Italia è tra le ragioni che hanno concorso al boom della domanda. 

Una domanda di qualità

Sul secondario, hanno confermato le fonti, il titolo si sta rafforzando. Questo significa che chi ha comprato sul mercato primario sta tenendo il Btpei, e chi non è riuscito a sottoscriverlo va sul secondario, contribuendo ad alzarne il prezzo. I 24 miliardi sul primario non erano quindi un segnale di una domanda opportunistica ma strutturale.

Altro fattore a sostegno di questa domanda solida è che al collocamento abbiano partecipato, come già citato, fondi pensioni, assicurazioni e banche centrali in modo considerevole. Investitori di lungo periodo che non tendono a speculare con titoli di questo tipo.

Fiducia dall’estero

Il peso della domanda domestica è stato molto basso (appena il 22,3% del totale), ai minimi dai 2022. Una domanda strutturale fuori dall’Italia parrebbe confermare che la carta italiana all’estero piace e non ci sono bias né paura sullo stato di salute del debito del Paese.

Da segnalare, in base alle statistiche del Mef, una presenza sopra la media di investitori tradizionalmente meno inclini a comprare Btp: Medio Oriente (6,4%), Asia (3,8%) e Paesi scandinavi (7,4%) sono stati tutti vicini ai massimi. (riproduzione riservata)