Berenberg: quali banche beneficiano di più di una pulizia degli Npl

di Elena Dal Maso 02/07/2020 11:45

Berenberg: quali banche beneficiano di più di una pulizia degli Npl
 
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Berenberg fa il punto sulle banche europee concentrandosi su un tema caldo, l'analisi sulle perdite relative ai prestiti a causa della pandemia da Covid-19. Una prima analisi suggerisce che potrebbe essere necessario aumentare dal 15% al 45% l'impatto sul consenso per il 2020. In parte, spiegano gli analisti, questo "riflette l'incapacità di riflettere attentamente sulla prociclicità delle perdite sui prestiti".

Tuttavia, argomentano gli esperti, le aspettative per il 2022 appaiono troppo elevate ed è una notizia positiva, perché potrebbe essere di sostegno ad un aggiornamento sull'utile per azione (eps) fino ad un +20%. E dato che i mercati scontano in anticipo eventi futuri, questa considerazione potrebbe aiutare la performance relativa del settore finanziario nel secondo semestre di quest'anno.

Bisogna poi tener conto che oggi il settore in Europa scambia a sconto del 34% rispetto al livello di fine 2019, nonostante i valori siano aumentati del 18% dai minimi di aprile. L'incapacità di vedere bene lo scenario futuro a causa del Covid, su cui al momento non c'è un vaccino certo, stanno tenendo lontani molti investitori dal settore finanziario.

Nonostante il consenso sull'utile per azione al 2022 sia sceso del 25% da inizio anno, le banche europee continuano ad avere prezzi che paiono contenuti, scambiando 8,8 volte l'Eps atteso a due anni. Si tratta di uno sconto del 42% rispetto al mercato europeo nel complesso, ovvero quasi il doppio della media storica del 22%.

Secondo Berenberg, nelle prossime trimestrali che saranno pubblicate fra la fine luglio e gli inizi di agosto, "l'orientamento sulle perdite legate ai prestiti aumenterà probabilmente, in linea con le recenti indicazioni di alcuni istituti". A livello generale, nonostante l'incertezza rimanga elevata, gli analisti ritengono che siano possibili perdite per il 2020 di complessivi 100-125 punti base (meglio delle attese dei broker per 110-170 punti a marzo) rispetto alla media di 87 punti del primo trimestre. 

Questo potrebbe comportare un aumento del 15-40% sulle perdite da prestiti a livello di consenso sull'esercizio 2020 e un conseguente calo del 25-60% degli utili. Anche se, nota Berenberg, molti investitori hanno già cancellato le attese di utili per il 2020 e quindi le azioni delle banche potrebbero in realtà soffrire poco da un aggiornamento sullo stato degli Npl.

In questo scenario si scopre che l'Italia non è poi posizionata così male all'interno del settore europeo. A fronte di 70 punti base circa di perdite sui prestiti nel 2019, le attese sono di 70 punti base nel 2020 e di una misura sotto i 60 punti nel 2022. Per contro, la Spagna, che parte con 70 punti nel 2019, dovrebbe balzare a 115 punti base nel 2020 e stare in area 80 nel 2022.

Un altro caso sono Regno Unito e Irlanda, calcolati assieme, che partono da soli 30 punti base del 2019, dovrebbero esplodere a 110 punti nel 2020 e contrarsi sotto 40 nel 2022. Berenberg preferisce la situazione delle banche dell'area Benelux, sotto 20 punti nel 2019, previste a 70 nel 2020, che poi dovrebbero contrarsi a 30 nel 2022.

All'interno dei Paesi le situazioni possono essere piuttosto diverse. Berenberg a questo punto classifica le banche che possono beneficiare maggiormente di una "correzione" delle perdite sui prestiti a medio termine (2022 su 2019) rispetto alle aspettative a breve termine. Calcola, per esempio, se il consenso sulle perdite attese (normalizzate) per il futuro è maggiore rispetto al passato, "che, a parità di condizioni, potrebbe suggerire che le aspettative di perdita al 2022 sono troppo alte".

In base a questo presupposto, gli istituti che potrebbero beneficiare di più (in base al ratio sul costo del rischio, CoR) si trovano nel Benelux (Kbc Group in Belgio con il 272%) oppure Ubs (262%) o in Irlanda (Allied Irish Banks, 1474%). Sul fronte opposto, in fondo alla graduatoria compaiono la spagnola Bbva (87%) e alcuni istituti italiani: Ubi Banca al 78% e Unicredit con l'82%.

Sul gruppo guidato dall'ad, Jean Pierre Mustier, Berenberg specifica poi che il rating resta buy e che le attese di un impatto modesto possono essere legate "a una ciclicità letta meglio dalla stessa banca". Infatti, Unicredit ha già avviato in fase pre-Covid forti svalutazioni sul proprio portafoglio di Npl. Nella classifica europea, Intesa Sanpaolo si colloca a metà circa con un 111%, una posizione simile al Credit Agricole (107%), mentre Deutsche Bank e Ing si trovano, rispettivamente, con un 162% e un 161%. (riproduzione riservata)