Banche italiane, perché non ci sarà un calo del margine di interesse nel 2024 secondo Dbrs Morningstar
Banche italiane, perché non ci sarà un calo del margine di interesse nel 2024 secondo Dbrs Morningstar
Per le prime cinque grandi banche italiane quotate in borsa il 2023 è stato un anno record a livello di utili: 21,1 miliardi di euro (+64% rispetto al 2022). Un trend destinato a continuare, secondo Andrea Costanzo, vice president, european financial institutions di Dbrs Morningstar. Il consolidamento partirà ma a determinate condizioni

di Francesca Gerosa 12/02/2024 08:30

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Per le prime cinque grandi banche italiane quotate in borsa il 2023 è stato un anno record a livello di utili: 21,1 miliardi di euro (+64% rispetto ai 12,8 miliardi del 2022). Un dato a cui hanno contribuito gli 8,6 miliardi di utile netto di Unicredit, i 7,7 miliardi di Intesa Sanpaolo, i 2,05 miliardi di Mps, gli 1,5 miliardi di Bper Banca e gli 1,26 miliardi di Banco Bpm. Un trend destinato a continuare visto che tutte e cinque hanno annunciato che nel 2024 gli utili saranno uguali o superiori al dato del 2023. Milanofinanza.it ha intervistato in merito Andrea Costanzo, vice president, european financial institutions di Dbrs Morningstar.

Le esposizioni a Russia e Ucraina sono state significativamente ridotte

«Abbiamo seguito i risultati riportati dalle maggiori banche italiane: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Bper Banca e Mps e condividono in larga misura le stesse tendenze», sottolinea Costanzo. Infatti, «le banche hanno registrato risultati solidi nell'anno fiscale 2023, principalmente guidati da un maggior margine di interesse e costi sul credito generalmente più bassi e contenuti. Questi ultimi sono stati influenzati in modo rilevante nel 2022 dalle rettifiche per le esposizioni dirette a Russia e Ucraina nel caso di Unicredit e Intesa Sanpaolo. Queste sono scomparse nel 2023, supportando i conti economici delle banche poiché le esposizioni a Russia e Ucraina sono state significativamente ridotte dall'inizio del conflitto. Inoltre», prosegue Costanzo, «i ricavi da commissioni si sono dimostrati resilienti nonostante il momentum negativo sui mercati finanziari per la maggior parte del 2023 e un'attività di prestiti contenuta».

Livelli buoni di copertura sugli npe

Le banche hanno anche continuato a dare enfasi al controllo dei costi al fine di limitare l'impatto negativo dovuto alle pressioni inflazionistiche, spiega l’esperto di di Morningstar Dbrs. «Le metriche sulla qualità degli asset hanno confermato la solidità degli istituti di credito poiché hanno continuato a ridurre il rischio nei loro bilanci e i nuovi flussi verso i crediti in sofferenza (npe) sono rimasti contenuti nonostante il contesto con tassi di interesse e costo della vita più elevati. Le banche hanno anche mantenuto livelli buoni di copertura sugli npe così come sulle esposizioni performing, compresi gli accantonamenti accumulati negli ultimi anni per far fronte a futuri rischi più generici legati alla qualità degli attivi», osserva Costanzo.

I volumi dei prestiti sono diminuiti nel 2023, a causa dell'inasprimento degli standard sui prestiti, dell'aumento dei tassi d'interesse e della crescita economica lenta. Al contempo, il profilo di finanziamento e liquidità delle banche italiane rimane solido poiché i deflussi dai depositi nel primo semestre del 2023 sono stati in parte compensati dai nuovi afflussi nel secondo semestre del 2023, nonostante i rimborsi del Tltro III della Bce. La generazione di capitale organico è stata sostenuta durante l'anno e i coefficienti patrimoniali sono risultati ben al di sopra dei requisiti minimi di vigilanza.

Non ci sarà un calo del margine di interesse nel 2024

Con la Bce che inizierà a tagliare i tassi di interesse quest’anno, Costanzo non si aspetta necessariamente una diminuzione del margine di interesse delle banche italiane nel 2024 poiché, spiega l’esperto, «c'è un effetto di trascinamento. Anche se i tassi diminuiscono nel corso dell'anno, le banche continueranno comunque a beneficiare di un contesto di tassi di interesse mediamente più alti rispetto al passato. Tuttavia, riteniamo che il margine di interesse abbia probabilmente raggiunto il picco e ci aspettiamo in generale un trend meno favorevole nei prossimi trimestri, di riflesso ai tagli previsti dei tassi, alla crescita lenta dei prestiti, ai costi di finanziamento più alti e alla politica di remunerazione zero sui requisiti minimi di riserva. Tuttavia, le banche stanno attuando strategie di copertura in previsione dei futuri tagli dei tassi chiave della Bce al fine di bloccare alcuni benefici per il margine di interesse e ridurre la sensibilità futura del margine di interesse ai cambiamenti dei tassi. Ciò contribuirà a mitigare l'aspettato impatto negativo sul margine di interesse, rappresentando un potenziale di crescita per le banche con un forte franchising e una miglior reputazione creditizia, che in genere risentono meno della concorrenza per i prestiti e i depositi e dei maggiori costi di finanziamento wholesale».

Perché è importante il ritorno al dividendo per Mps

Grazie ai buoni conti c’è anche chi torerà a distribuire un dividendo. Banca Monte dei Paschi di Siena ha annunciato l'intenzione di distribuire il suo primo dividendo in 13 anni per 315 milioni di euro, soggetto all'approvazione dell'assemblea degli azionisti e della Bce. Mps mira anche a un pay-out ratio del 50% sull’utile netto del 2024. «Questo, secondo noi, dimostra un'ottimizzazione degli utili e una capacità ripristinata di generare capitale. Dimostra anche che la banca è fiduciosa nella sua capacità di replicare una performance simile a quella del 2023 nel 2024, a seguito del successo del turnaround eseguito dal nuovo management con l’aumento di capitale nel 2022», ricorda Costanzo.

Il consolidamento nel settore bancario italiano partirà ma a determinate condizioni

I risultati eccezionali riportati nel 2023 e il conseguente accumulo di capitale in eccesso rispetto ai requisiti di vigilanza hanno generalmente portato le banche italiane a implementare distribuzioni più generose agli azionisti tramite dividendi ma anche tramite riacquisti di azioni nel caso di alcune banche. «I rapporti di pay-out dichiarati partono generalmente da un livello di circa il 30% che aumenta fino al 90% per banche più capitalizzate e più diversificate dal punto di vista commerciale», indica Costanzo, ritenendo anche che il consolidamento nel settore bancario italiano possa ancora giocare un ruolo in futuro, «a condizione che i management delle banche identifichino opportunità che abbiano un senso industriale e che incorporino sinergie per sbloccare valore per gli azionisti e finanziare la crescita futura. Mps è ancora controllata al 39% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano e potrebbe essere un obiettivo per il consolidamento nel settore», prevede l’esperto che al momento ha un rating BB (low) con trend stabile sul Monte, un rating BBB (high) sempre con trend stabile su Intesa Sanpaolo, banco Bpmn e Bper Banca.

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