Anche la Commissione Ue va in pressing su Berlino

di Francesco Ninfole 09/10/2019 02:00

Anche la Commissione Ue va in pressing su Berlino
 
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La Commissione Ue chiede un maggiore stimolo alla crescita da parte della Germania, seguendo la linea indicata dal presidente Bce Mario Draghi. Un discussion paper di Bruxelles sul tema sarà presentato oggi a Lussemburgo all’Eurogruppo, la riunione dei ministri finanziari dell’Eurozona. «Il rallentamento della crescita potrebbe richiedere un approccio preventivo, piuttosto che reattivo, alla politica fiscale», ha affermato la Commissione nel documento. Il messaggio è rivolto ai Paesi «con spazio fiscale» e bilanci in surplus come la Germania e l’Olanda, che dovrebbero investire di più per la crescita domestica e dell’Eurozona. Al contrario, gli Stati «ad alto debito» come l’Italia dovrebbero mantenere politiche fiscali prudenti.
Il documento precisa che queste politiche sono ancora più necessarie nello scenario attuale: la politica monetaria della Bce è meno efficace che in passato e presenta maggiori rischi di effetti collaterali. Inoltre sull’economia continua a pesare l’incertezza legata a Brexit e dazi.
La Germania ha varato un piano sul clima ma le dimensioni non sono sufficienti a rilanciare la crescita in Europa. Così, dopo i rilievi di Draghi, si sta diffondendo anche a livello politico la consapevolezza che l’Eurozona ha bisogno di uno sforzo fiscale dai Paesi con i conti fin troppo in ordine. «Di fronte al rallentamento dell’economia Ue, è chiaro che dobbiamo rispondere anche con la politica fiscale. Sono d’accordo con le dichiarazioni della Bce», ha detto ieri il candidato vicepresidente della Commissione responsabile per l’Economia, Valdis Dombrovskis, durante l’audizione di conferma all’Europarlamento. «Ci sarà un dibattito al Consiglio Ecofin e all’Eurogruppo per discutere la risposta giusta», ha spiegato Dombrovskis, ricordando che negli ultimi anni la Commissione ha «messo più enfasi sulla posizione fiscale (fiscal stance) aggregata della zona euro».
Sempre in materia di politiche di bilancio, Dombrovskis si è detto a favore di una revisione e semplificazione del Patto di Stabilità, sulla scia di quanto proposto da Draghi e dalla presidente eletta della Commissione Ursula Von Der Leyen: «Economie forti costruiscono cuscinetti fiscali quando l’economia va bene per usarli più tardi quando l’economia rallenta. Questo è l’obiettivo del Patto di Stabilità, però le regole sono diventate troppo complesse», ha detto Dombrovskis. «Abbiamo bisogno di un dibattito vero per vedere se c’è un ampio consenso per semplificarle». Un’eccessiva complessità, come lamentano soprattutto i Paesi del Nord, rende di fatto inapplicabili le regole, o comunque soggette alle interpretazioni politiche. Pierre Moscovici, commissario uscente agli Affari economici, ha sottolineato ieri che «occorre riflettere su come superare la flessibilità. Il Patto deve essere fortemente emendato, non è comprensibile dalle persone, il deficit strutturale è difficile da gestire». Questo compito spetterà innanzitutto al nuovo commissario Paolo Gentiloni.
All’Eurogruppo si discuterà anche del bilancio dell’Eurozona, ovvero lo strumento che in teoria dovrebbe consentire una stabilizzazione dei Paesi in difficoltà finanziaria. Ma il budget dell’area, sostenuto dalla Francia ma criticato duramente dai Paesi nordici, è già stato depotenziato negli obiettivi (si limiterà a convergenza e competitività, senza occuparsi di stabilizzazione) e nelle dimensioni (dovrebbe essere di soli 17,5 miliardi). (riproduzione riservata)