Amundi punta sui Btp anche se il pil perso non sarà recuperato prima del 2021

di Paola Valentini 21/05/2020 16:00

Amundi punta sui Btp anche se il pil perso non sarà recuperato prima del 2021
 
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Amundi prevede per l'Italia una ripresa a forma di U allungata, cioè una graduale normalizzazione che richiede tempo per tornare ai livelli pre-crisi, con un pil perduto che viene recuperato su un orizzonte abbastanza lungo e non prima della fine del 2021. In Italia, per il 2020 il governo italiano stima una contrazione dell'8% annuo, seguito da una crescita del 4,7% per il 2021. Nella sua analisi la società di gestione prende come riferimento due possibili scenari, del -8% e del -12% per il 2020.

Nel breve periodo, l'esecutivo prevede un deficit del 10,4% e un debito/pil al 155,7% nel 2020, che sono in linea con le analisi di Amundi. "Un peggioramento del profilo di crescita che porti ad una contrazione del -12% porterebbe il deficit a -13% ed il debito/pil vicino al 165%", affermano Matteo Germano, head of multi-asset e capo degli investimenti per l'Italia, e Monica Defend, global head of research di Amundi.

Intanto in questi primi quattro mesi dell'anno l'attività di mercato primario del debito pubblico italiano è risultata intensa: i volumi di offerta lorda e netta collocati fino ad ora hanno già rispettivamente raggiunto circa il 47% ed il 75% dei target previsti per l'intero 2020 nelle stime di inizio anno. Senza considerare il Btp Italia emesso questa settimana che ha registrato una raccolta record.

E la rilevante quota di emissioni di titoli con scadenze lunghe, oltre i dieci anni, ha consentito di mantenere un'elevata vita media del debito fin qui emesso, prossima a dieci anni rispetto ai circa sette anni dell’intero stock di debito pubblico.

Amundi sottolinea che i progressi fin qui realizzati nella raccolta netta rafforzano il ruolo che ha assunto recentemente la Bce con i propri programmi di acquisto nel coprire i nuovi e ben più consistenti volumi di emissioni che si aggiungeranno a quelle già previste nei prossimi mesi. E anche nel contenere lo spread Btp-Bund che al momento viaggia attorno ai 214 punti base, +4,4%.

"Rimaniamo costruttivi sul debito pubblico italiano. I rendimenti sono molto interessanti sia rispetto agli altri Paesi periferici, sia rispetto al mondo corporate. I rischi di abbassamento del rating del debito sovrano italiano nel breve periodo apparivano legati soprattutto alle possibili decisioni delle agenzie S&P e Fitch. Mentre S&P ha confermato la valutazione precedente in occasione della propria recente review semestrale pianificata, Fitch ha voluto per così dire bruciare i tempi, anticipando la propria review prevista a luglio per tagliare il rating di un livello, portandolo pertanto allo stesso livello di quello di Moody’s ed allineando altresì alla valutazione di quest’ultima l'outlook, modificandolo da negativo a stabile", ricordano Germano e Defend.

Detto questo, quale contesto globale bisogna aspettarsi per il 2020? "Anche i Paesi più avanti nell'ideale curva di contenimento del virus possono vedere la loro ripresa in qualche modo frenata da un contesto mondiale indebolito. L'Italia è stato il primo epicentro europeo della diffusione del virus, con misure di confinamento implementate già alla fine del primo trimestre. Cercando di valutare l'impatto da un punto di vista bottom-up, si può fare riferimento ai settori maggiormente impattati dalle misure di contenimento che rappresentano circa il 40% del valore aggiunto prodotto; oppure considerare i consumi privati discrezionali messi a rischio o impediti dal lockdown, che rappresentano almeno il 20% dei consumi privati", affermano i due gestori.

Da questo esercizio emerge che ogni settimana di lockdown costa tra lo 0,8% e l'1,5% del pil. In base alle sue stime, Amundi si aspetta una contrazione compresa tra il -5% ed il -7% sul 2020, al di sopra del consenso misurato da Bloomberg che sta convergendo verso il -8% ed al di sopra del Fmi che stima una contrazione del -9,1%.

Sul 2021, "siamo più cauti e ci aspettiamo una crescita più contenuta", rispetto al +4,7% indicato dal Governo, "determinata da dinamiche trimestrali che gradualmente ritornano alla crescita potenziale. Sul 2020 la contrazione è concentrata nel primo e nel secondo trimestre, nella seconda metà dell'anno prevediamo una ripresa significativa, benchè non in grado di recuperare il pil perduto. Il governo si aspetta una dinamica caratterizzata da una contrazione profonda nella prima metà dell'anno, -5,5% e -10,5% sul primo e secondo trimestre, ed un rimbalzo di 9,6% e 3,8% sul terzo e quarto rispettivamente, portando la contrazione annua al -8%", aggiungono Germano e Defend.

Uno scenario di contrazione più forte sul secondo trimestre o di ripresa significativamente più lenta dell’attività nel terzo, che ad esempio porti a -15% il pil sul 2020 (media annua), darebbe luogo in base agli studi di Amundi ad un deficit del 15,2%, un debito oltre il 172% e quindi nuova emissione di debito oltre i 230 miliardi. "Ciò porterebbe la capacità di assorbimento della Bce a circa il 75% delle nuove emissioni, mentre nello scenario di governo, la Bce sarebbe in grado di assorbire con i propri strumenti praticamente la totalità delle nuove emissioni del 2020", spiegano i money manager di Amundi

Nel frattempo i recenti deal sindacati hanno inoltre sperimentato una elevata percentuale di collocamento sul comparto estero, a riprova dell’interesse per i livelli raggiunti dai rendimenti. "Con un deficit annuale ora stimato intorno al 10%, le esigenze di rifinanziamento sono salite secondo le nostre stime a circa 170 miliardi complessivi, dai 45 inizialmente previsti: al netto di quanto già realizzato in termini di raccolta, i volumi pertanto sono molto rilevanti. La dotazione complessiva di nuovi acquisti che la Bce ha iniziato a realizzare da poche settimane è di circa 1.050 miliardi, in gran parte rappresentati dai 750 miliardi del Peep. Ipotizzando che gran parte dei flussi di questo programma vada al comparto pubblico e che a questi flussi si aggiunga una quota rilevante dei rimanenti volumi stimiamo che applicando la capital key rule l'Italia possa beneficiare di flussi sufficienti a coprire il fabbisogno aggiuntivo prodotto da un deficit fiscale a due cifre", calcolano Germano e Defend.

Intanto la proposta congiunta di Francia e Germania per un Fondo per la ripresa da 500 miliardi, insieme al Recovery Fund dell'Ue e all'autorizzazione alla Commissione europea a contrarre prestiti a nome dell'Unione europea, "sembra essere il tipo di notizie che i mercati stavano aspettando verso una maggiore integrazione europea", sottolineano Germano e Defend.

Ma come dato negativo Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi hanno già manifestato il proprio dissenso. "Ciò dimostra che l'attuazione richiederà probabilmente del tempo, con il rischio di dover scendere a compromessi rispetto alla proposta iniziale", osservano.

Nel complesso, grazie all'intervento della Bce, sui Btp la volatilità è rimasta contenuta. "Il rischio è che la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca possa portare ad ulteriori tensioni sul mercato. Ci sono state e ci saranno opportunità tattiche su cui gli investitori possono puntare, sia sul livello complessivo dei rendimenti che sulla struttura della curva. Durante episodi recenti in cui lo spread Btp-Bund è andato sotto pressione, gli altri Paesi periferici sono stati contagiati. La ragione per questo effetto contagio deriva da una situazione simile in termini di recessione ed incremento del debito comune a tutti i Paesi. Interventi monetari e fiscali a supporto dell'Unione e l'impegno verso una maggiore integrazione fiscale sono elementi di forte supporto al Btp", concludono Germano e Defend. (riproduzione riservata)