Adesso la paura fa 98

di Elena Dal Maso 04/12/2021 00:14

Adesso la paura fa 98
 
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Dopo un anno eccezionale per le borse, gli investitori prendono profitto e la volatilità diventa la regina dei mercati. Il Vix, soprannominato l'indice della paura, è balzato dell'98% nell'ultimo mese, con scossoni successivi che hanno visto Piazza Affari perdere fino al 4,6%, intervallati da rimbalzi. Al netto dei movimenti, i listini stanno consolidando risultati importanti, con l'indice Ftse Mib salito da inizio anno di oltre il 16%, Eurostoxx 600 di quasi il 15%, lo S&P 500 del 22,5% e il Nasdaq del 23,6%. Il punto è: la volatilità è tornata per restare o sono assestamenti da fine d'anno, nel senso che i gestori stanno chiudendo anche fiscalmente i portafogli e i fondi vendono parte dei titoli? All'orizzonte ci sono due meeting importanti: la Fed il 15 dicembre e la Bce il 16. Sarà importante capire come si muoveranno le banche centrali di fronte alla coppia di variabili che è emersa negli ultimi giorni e che stanno agitando il mercato: l'inflazione e la variante Omicron. Quest'ultima, secondo Angelique Coetzee, il medico che l'ha scoperta in Sudafrica, non ha ancora portato nessuno a essere ricoverato in ospedale, dopo due settimane di osservazione. Pare invece essere più problematica la scelta di alcuni Stati, Italia inclusa, di chiudere ai voli provenienti da quell'area e di riavviare misure di restrizione dei movimenti (Austria, Germania, anche a causa della componente di persone mai vaccinate) che fa temere alle banche centrali (Fed, Bank of Japan) una frenata nella ripresa economica, fino alla possibile stagnazione (Ubs).

Mentre i mercati stavano valutando questo rischio, il governatore della Fed, Jerome Powell, in un'audizione al Senato ha detto che i rischi di un'inflazione elevata sono aumentati negli ultimi mesi e continueranno per gran parte del 2022. Anticipando che il 15 del mese la Banca centrale americana è pronta ad accelerare sul processo di tapering (riduzione degli acquisti di asset) rispetto ai 15 miliardi di dollari mensili stabiliti a novembre. I listini azionari, nell'immediato, non hanno gradito le parole di Powell e sono finiti in rosso. Anche i mercati obbligazionari hanno reagito, comprando il Treasury a 30 anni, il cui rendimento (che viaggia contrario ai prezzi) è passato dal 2,018% di fine novembre all'1,748% del 3 dicembre, ai livelli dello scorso gennaio. La curva si sta quindi appiattendo e mette in mostra tutti i dubbi degli investitori su una ripresa stabile a lungo termine, che potrebbe essere minata da banche centrali che agiscono in maniera troppo brusca a fronte di una ripresa minacciata da nuove chiusure e da materie prime in forte rialzo.

Nel frattempo l'Ue sta prendendo una strada diversa. Christine Lagarde, governatore della Bce, ha detto venerdì 3 dicembre che l'inflazione nell'Eurozona «appare come una gobba» e che Francoforte «è convinta che scenderà verso il target nel 2022». Nel corso di un evento organizzato da Reuters Next, Lagarde ha aggiunto che «un aumento dei tassi di interesse è improbabile l'anno prossimo», ma la Bce «non esiterà ad agire per combattere l'inflazione elevata non appena sarà necessario». Inoltre, il governatore ha indicato che, nelle condizioni attuali, «gli acquisti netti nell'ambito del programma dovrebbero concludersi a marzo 2022», ma che, «data l'incertezza che l'economia sta affrontando, preferirebbe non prendere impegni a lungo termine». L'elasticità dimostrata da Lagarde ha tenuto a galla le borse europee. Quindi, se da un lato la Fed sta procedendo verso un inasprimento della politica monetaria a causa dell'inflazione, la Bce preferisce ancora usare un approccio di cautela.

La banca centrale americana «ha pochi strumenti per fermare la crescita dei prezzi energetici legati ai colli di bottiglia nel sistema delle forniture, ma può fare molto per diminuire le aspettative di inflazione», interviene Filippo Diodovich, IG Senior Market Strategist. «Serve tuttavia un cambio di rotta radicale in politica monetaria. Ci aspettiamo quindi che nel prossimo meeting della Federal Reserve la riduzione degli acquisti di titoli governativi possa essere maggiore rispetto alle aspettative di mercato proprio per dare un segnale forte e abbassare le aspettative di inflazione di medio periodo», aggiunge Diodovich. Secondo cui la Fed può decidere di «doppiare o triplicare la velocità del processo di tapering, tagliando di 30/45 miliardi di dollari al mese l'acquisto di titoli governativi lasciandosi la possibilità di terminare il processo nei primi mesi del 2022 per avere le mani libere per un rialzo dei tassi di interesse il prima possibile se necessario». Per questo l'esperto di IG si aspetta ulteriori correzioni sui mercati azionari.

Il rischio di un rally. Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, concorda sulla forte volatilità a breve: «Il mercato probabilmente arriva a metà mese ai meeting delle banche centrali debole e poi, con la chiusura dell'anno fiscale dei fondi, le forze venditrici si arrestano». A quel punto il rischio è positivo, aggiunge Batacchi, «potremmo avere una fine d'anno con un piccolo rally in previsione di un buon 2022, soprattutto in Europa e ancor più l'Italia, un'area sostenuta dal Recovery Fund, un piano storico, che riguarda investimenti per il 5,6% del pil comunitario». Anche il cancelliere tedesco uscente, Angela Merkel, negli ultimi giorni del suo storico incarico durato 16 anni, ha espresso grande stima per l'Italia (che un tempo non aveva) riferendosi al controllo della curva dei contagi. I rischi nei mercati non mancano, chiaramente, in questo caso «un inasprimento della pandemia, una Fed troppo aggressiva o una Cina che frena la crescita oltre le attese», aggiunge Batacchi.

Buy sulle azioni. Però le grandi banche d'affari sono positive sul 2022, soprattutto sull'Europa, a partite da Goldman Sachs e JP Morgan. Il punto su cui concordano è che esiste «anche un caso di cosiddetto vantaggio se si osserva Omicron. Se infatti la variante fosse leggermente più trasmissibile, ma causasse una malattia molto meno grave, entreremmo in uno scenario di quasi normalizzazione e una riduzione netta degli effetti della malattia permetterebbe una crescita globale superiore alle attuali previsioni degli economisti», scrive Goldman Sachs.

Non vi è dubbio che, parallelamente alla volatilità, «deve aumentare la prudenza», precisa Fabio Caldato partner Olympia Wealth Management, che dal suo osservatorio londinese consiglia di «limare l'esposizione sulle azioni più care o non profittevoli, soggette a maggiori fluttuazioni, per concentrarsi sui settori difensivi, come i farmaceutici». Caldato cita il recente collasso della lira turca, «dovuto prevalentemente a una banca centrale ormai nelle mani di Erdogan che si muove come un sultano e alla sfiducia conseguente». Anche in questo caso «rimaniamo all'interno di stress gestibili, ma un avvitamento della divisa di Ankara potrebbe contagiare altre valute emergenti meno solide», avvisa il gestore.

Le occasioni di Piazza Affari. Fra le opportunità di acquisto, Danelfin, società spagnola che opera secondo modelli di intelligenza artificiale (è controllata dalla Consob locale), ha pubblicato la classifica delle dieci azioni a Piazza Affari con la maggiore possibilità di battere il mercato nei prossimi 30 fino a 90 giorni. Lo Smart Score indica la possibilità (10 è il massimo) che il titolo in questione faccia meglio dell'indice. Danelfin ha aggiunto di recente anche il rischio, ovvero la probabilità di un calo del titolo andando a guardare a ritroso i movimenti dei 500 giorni precedenti. In questo caso più è alto il numero, più è basso il rischio. E la graduatoria fra i titoli a maggiore capitalizzazione (dal primo al decimo posto) è così composta: primo Interpump smart score 10, rischio 6; poi Moncler smart score 9, rischio 7; Intesa Sanpaolo smart score 8, rischio 4; Campari smart score 8, rischio 7; Ferrari smart score 7, rischio 9; Exor smart score 7, rischio 4; Leonardo, smart score 7, rischio 2; Prysmian, smart score 7, rischio 5; Pirelli smart score 7, rischio 4; DiaSorin smart score 7, rischio 3.

Bond, difficile battere l'inflazione. Sul fronte dei bond Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments, ricorda che «i rendimenti dei titoli di stato sono molto inferiori rispetto alle previsioni sull'inflazione, per tutte le scadenze, in Europa come in America. Invece gli spread sui corporate bond sono sufficienti rispetto ai bassi rischi di default, ma non molto abbondanti. Questo significa che oggi non conviene fare una scelta forte su un unico tipo di titoli obbligazionari». Occorre diversificare ed essere «relativamente prudenti, con l'idea di poter investire meglio quando la volatilità creerà le opportunità», aggiunge Pozzi. In tal senso i titoli corporate di qualità maggiore, specie se a tasso variabile o a breve termine, «uniti ai corporate high yield a tasso variabile o a breve termine, oppure quelli emessi dai falling angels, le società declassate a junk bond durante la crisi e ora pronte a migliorare il loro merito di credito, offrono il miglior mix di rendimenti accettabili, con ridotti rischi di tasso», precisa l'esperto.

I titoli legati all'inflazione, che prezzavano tenendo conto di un costo della vita inferiore all'1% in Eurozona mel periodo tra il 2019 e il 2020, «oggi incorporano attese di inflazione attorno al 1,7%. Questo non significa che possono offrire rendimenti reali positivi, ma «possono proteggere un po' meglio dai rischi inflattivi rispetto ai normali titoli a tasso fisso», riprende Pozzi. Un'occasione interessante sono a parere dell'esperto le emissioni obbligazionarie dei mercati emergenti: «quelli con rating più basso hanno sottoperformato e in un contesto di ripresa post-pandemia possono fare molto bene, anche grazie ai cospicui aiuti giunti dal Fondo Monetario Internazionale nell'ultimo anno e mezzo». (riproduzione riservata)