L'embargo contro la Russia fa balzare il Brent

di Pierluigi Mandoi 04/05/2022 11:55

L'embargo contro la Russia fa balzare il Brent
 
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Impennata dei prezzi del petrolio dopo l'annuncio da parte della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, del nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, nel quale è compreso un bando totale all'importazione dei prodotti petroliferi da Mosca. Il prezzo del Brent guadagna il 3,43% a 108,47 dollari al barile mentre il greggio americano Wti scambia a 105,94 (+3,45%), complice anche il rapporto sulle scorte dell'Api di ieri che ha mostrato un calo superiore al previsto e in attesa della conferma dal rapporto Eia di oggi.

Ad aumentare la pressione al rialzo sui prezzi del combustibile pure il comunicato del ministero della Difesa bielorusso che ha annunciato l'inizio di esercitazioni su larga scala dell'esercito di Minsk per valutare la preparazione delle truppe al combattimento. Il ministero ha detto che le esercitazioni "non rappresentano una minaccia per i Paesi vicini o per la comunità europea in generale", ma secondo alcuni la notizia potrebbe far presagire un ritorno dell'offensiva russa verso le aree ucraine confinanti con la Bielorussia, ossia il nord in cui si trova la capitale Kiev. In questo momento il conflitto è concentrato sulle regioni orientali e sudorientali del Paese.

Nel convincere tutti gli Stati membri a non opporsi alla proposta di embargo, la Commissione Europea ha inserito nella proposta una parziale deroga per Ungheria e Slovacchia. I due paesi potranno continuare ad acquistare greggio russo fino alla fine del 2023 in base ai contratti esistenti. Per il resto dell'Unione, entro sei mesi dovranno avere termine le importazioni di greggio ed entro la fine dell'anno quelle dei prodotti petroliferi raffinati.

Le sanzioni europee sono solo l'ultimo tassello di un periodo di grande volatilità nei prezzi del petrolio, che oltre all'incertezza sul conflitto tra Russia e Ucraina scontano la spinta in senso opposto derivante dai lockdown pandemici in Cina. Come ha fatto notare Ubs in una sua analisi, il Brent, che ha chiuso il mese di aprile con un prezzo medio a 106 dollari al barile (-6% mese su mese), ha avuto una forchetta di prezzi molto ampia tra 100 e 115 dollari al barile, una volatilità resa maggiore da "dollaro forte, la possibilità di un rialzo aggressivo dei tassi di interesse negli Stati Uniti e la diminuzione delle stime di crescita del pil mondiale da parte dell'Fmi".

Su quali saranno ora i futuri sviluppi alla luce delle nuove sanzioni, gli esperti hanno opinioni diverse. Per Jeffrey Halley di Oanda uno stabile movimento direzionale potrebbe verificarsi solo se il Brent dovesse riportare una chiusura settimanale superiore a 120 dollari al barile (e il Wti a 115). Mentre Xtb riporta le cifre di JP Morgan secondo cui un bando immediato del petrolio russo porterebbe i prezzi a 185 dollari al barile e puntualizza di vedere un impatto sulla domanda globale solo con un livello superiore a 165, concludendo tuttavia dicendo che "i paesi sviluppati possono resistere ad aumenti compresi tra 200 e 220 dollari al barile". (riproduzione riservata)