Piazza Affari saluta quota 26.000 punti (-0,99%). Spread a 100 punti base

di Giulia Talone 15/09/2021 17:41

Piazza Affari saluta quota 26.000 punti (-0,99%). Spread a 100 punti base
 
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Piazza Affari perde l’appiglio dei 26.000 punti e, con un calo dello 0,99%, si riporta a quota 25.770 in una seduta partita sotto la cattiva stella cinese. Altrettanto negative Parigi (-1,04%) e Francoforte (-0,66%), mentre Londra limita le perdite (-0,23%). Wall Street è più resiliente ai dati negativi arrivati da Oriente, ma non trova una performance convincente (Dow Jones a +0,28%, S&P a +0,23% e Nasdaq a -0,09%). Lo spread sale a 100 punti base. 

Sembrerebbe paradossale, ma i dati positivi dell'inflazione statunitense sembrano aver innervosito i mercati. "Anche se alcuni investitori potrebbero ancora vedere la prospettiva di un ritardo del tapering da parte delle banche centrali come un buon segno a breve termine, molti sono preoccupati per l'impatto a medio e lungo termine", ha spiegato in proposito Pierre Veyret, analista tecnico di ActivTrades. "Gli operatori di mercato, infatti, temono che il crescente indebitamento economico, unito alle preoccupazioni sull'impatto della persistente ondata di Covid sulla domanda di beni in alcuni settori, possa seriamente minacciare il trend rialzista dei titoli nel lungo periodo".

I dati sull'inflazione continuano a riverberarsi anche su valutario e commodities. In primo luogo, l'eventualità di una Fed più accomodante del previsto indebolisce anche la moneta a stelle e strisce. Il cambio euro/dollaro sale dello 0,11% a 1,1813, il dollaro/yen scende dello 0,27% a 109,36 e il cross tra sterlina e biglietto verde raggiuge quota 1,13834 (+0,22%).

Il secondo effetto del rallentamento dell'inflazione è il calo dell'oro, che perde il caratteristico appeal di bene rifugio e si riporta a 1.794 dollari l'oncia (-0,68%). Il petrolio centra la seconda seduta brillante di fila, dopo che l'uragano Nicholas ha provocato ulteriori problemi ai produttori statunitensi del Golfo del Messico: il Wti tratta a 72,64 dollari il barile (+1,61%) e il Brent scambia a 75,60 (+2,72%), un massimo che non vedeva dalla metà di luglio. A sostenere i prezzi del greggio è anche la pubblicazione delle scorte settimanali di petrolio. Le riserve si sono attestate a 417,445 milioni di barili, in calo di 6,422 milioni di barili rispetto alla settimana precedente (-2,5 milioni il consenso). (riproduzione riservata)