Unicredit, luce verde a Orcel come ceo

di Luca Gualtieri 27/01/2021 18:39

Unicredit, luce verde a Orcel come ceo
 
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Dopo due mesi di lavoro e un laborioso confronto con gli azionisti e con il mercato il consiglio di amministrazione di Unicredit ha scelto il ceo che prenderà il posto di Jean Pierre Mustier. Nel pomeriggio il board ha candidato all'unanimità Andrea Orcel alla guida della banca. Il nome del banker ex Merrill Lynch e Ubs sarà pertanto inserito nella lista che il 15 aprile verrà sottoposta al voto dell'assemblea per il rinnovo del vertice, mentre la verifica per la valutazione di fit & proper da parte della Bce avrà luogo dopo la nomina. Spetterà quindi all'uscente Mustier il 10 febbraio presentare il bilancio del 2020 ed espletare le ultime incombenze nelle prossime settimane. 

Il presidente Cesare Bisoni ha dichiarato: "Dopo un'intensa ricerca fondata su un accurato processo di valutazione dei possibili candidati, sono lieto di comunicare che il consiglio ha scelto all'unanimità un banchiere di assoluta caratura internazionale con un ragguardevole track record. L'esperienza di Orcel include un'ampia gamma di ruoli in diverse aree geografiche, con responsabilità sia nel corporate che nell'investment banking, così come nel global banking e nel wealth management. In questa occasione, anche a nome del cda vorrei ringraziare Jean Pierre Mustier per gli anni di servizio dedicato e l'eccezionale contributo profuso al nostro gruppo".

Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso anche il presidente designato Pier Carlo Padoan, che ha dichiarato: "Orcel è un solido leader di respiro internazionale, molto rispettato e impegnato a raggiungere risultati insieme alla sua squadra. Ha una vasta esperienza e una straordinaria capacita' di visione strategica, che sara' essenziale per guidare Unicredit nel futuro. Non vedo l'ora di lavorare con lui".

Il nome del top banker era entrato di diritto nella short list dell'head hunter Spencer Stuart che, insieme al comitato nomine presieduto da Stefano Micossi, ha seguito la selezione. Oltre alle indiscusse doti professionali però Orcel ha potuto contare anche su sponsor di rilievo. A partire dai vertici delle fondazioni Cariverona e Crt, con le quali ha una lunga consuetudine, anche grazie agli eccellenti rapporti intrattenuti nei decenni con Paolo Biasi e con Fabrizio Palenzona. Un deciso sostegno è venuto anche da Leonardo Del Vecchio, altro azionista storico di Unicredit di cui detiene il 2%. Scottati dai ribassi del titolo e dalla discussa gestione Mustier, ma soprattutto impensieriti dalle trame della politica romana, i soci storici hanno pertanto chiesto al board una scelta che garantisse il rilancio e l'indipendenza dell'istituto.

A Orcel spetterà pilotare Unicredit in una delle fasi più delicate della propria storia. La banca dovrà per esempio riguadagnare terreno su un mercato italiano già oggi messo a dura prova dalla crisi economica. Per farlo il nuovo ceo potrebbe rivisitare la prima linea e, si mormora, reintrodurre la figura del direttore generale per guidare con mano ferma la rete commerciale. C'è poi il delicato capitolo del consolidamento. Difficilmente la crescita di Unicredit in Italia potrà prescindere da un'operazione straordinaria. Su questo fronte gli scenari sono ancora aperti e a un banker del calibro di Orcel non mancheranno certamente gli strumenti per analizzare minuziosamente ogni opzione.

Ci sarà anche il dossier Mps sulla scrivania del nuovo ceo? Quasi certamente, anche se la scelta non è scontata. Non solo perché finora i soci storici non hanno nascosto le proprie perplessità su una fusione con Siena ma anche perché, con un governo dimissionario, oggi la capacità persuasiva del Tesoro risulta certamente compromessa. Proprio domani intanto, come riferito dall'agenzia MF-Dow Jones, il board di Rocca Salimbeni metterà a punto il capital plan da sottoporre entro il 31 gennaio alla Bce. In questo contesto l'istituto potrebbe definire tempi e modalità del fabbisogno, che in un primo momento era stato quantificato in 2,5 miliardi. Il nuovo capitale potrebbe essere raccolto con l'emissione del bond At1 e, in un secondo momento, con uni aumento di capitale da parte del principale azionista, cioè il Tesoro.