Ubs, una riduzione del Qe statunitense potrebbe mettere in discussione il Pepp

di Marco Vignali 13/01/2021 15:15

Ubs, una riduzione del Qe statunitense potrebbe mettere in discussione il Pepp
 
  ULTIMO   VAR
Spread 119,49
17.29.57

+1,99%

Dopo l’ultima e cruciale riunione di politica monetaria della Bce datata 10 dicembre, il mercato si sta ora interrogando su quali saranno le possibili mosse future dell’istituto centrale, in particolar modo con riferimento al prossimo meeting di gennaio. Dato che la Banca centrale ha preso l'ultima decisione importante in materia di stimolo monetario solo cinque settimane fa, gli analisti di Ubs ritengono che la riunione di politica economica della prossima settimana si configurerà come relativamente tranquilla, e non si dovrebbe assistere a particolari scostamenti dall’orientamento attuale. “Riteniamo che le discussioni in seno al Consiglio direttivo e alla conferenza stampa si concentreranno sugli ultimi sviluppi economici”, evidenziano da Ubs, “soprattutto l'inasprimento delle restrizioni alla mobilità in risposta all'aumento dei contagi e sulle conseguenti implicazioni per la crescita e le prospettive di inflazione”.

Il Consiglio direttivo esaminerà anche il nuovo Bank Lending Survey, che sarà pubblicato martedì 19 gennaio. I mercati cercheranno di farsi un'idea su quanto la Bce sia effettivamente preoccupata per l'impatto e la tipologia delle nuove misure restrittive, specie qualora la situazione attuale peggiorasse. “Ci aspettiamo che i giornalisti chiedano facciano pressione su Lagarde per capire quale sia la sua opinione a proposito di una potenziale riduzione sugli acquisti di asset della Fed già quest'anno, e che cosa una tale eventualità significherebbe per l'Eurozona e le prospettive dello stesso istituto centrale”, evidenziano da Ubs.

All'inizio di questa settimana, gli analisti della banca elvetica hanno ridotto le previsioni sulla crescita del Pil dell'Eurozona per il 2021 dal 6,2% al 5,0%, rivendendo al rialzo quelle per il 2022 (5,4% vs. 5,0% precedente). “Una contrazione del Pil nel quarto trimestre era molto probabile, ma alla luce delle nuove chiusure ci aspettiamo che tale flessione continui nel primo trimestre del 2021, motivo per cui sembra che l'Europa possa dirigersi verso una doppia flessione”, evidenziano da Ubs, sottolineando che “continuiamo ad aspettarci un sostanziale allentamento delle restrizioni alla mobilità a partire dal secondo trimestre, insieme a nuovi progressi sulle vaccinazioni, in modo che l'attività economica debba affrontare molti meno ostacoli nel terzo e quarto trimestre del 2021”. Se le cose dovessero peggiorare ulteriormente, “la prima linea di difesa consisterebbe nell'accelerare gli acquisti di attivi nell'ambito del programma Pepp. Finora, ha utilizzato 762 miliardi di euro della dotazione totale di 1,85 trilioni di euro, il che gli consente di aumentare gli acquisti, se necessario. La Bce potrebbe poi decidere in una fase successiva di aumentare ed estendere ulteriormente il programma, ma questo non rientra nel nostro scenario di base”.

Nonostante, dunque, le recenti battute d'arresto, “riteniamo che l’istituto sia ora sostanzialmente pronto per offrire sostegno a fronte del riacutizzarsi della pandemia. La crescita dovrebbe riprendere significativamente a partire dal secondo trimestre, attenuando così le ultime preoccupazioni sulle prospettive economiche. In questo contesto, non ci aspettiamo che il Pepp venga esteso oltre l'attuale orizzonte di marzo 2022, anche se riteniamo che il "vecchio" programma di Qe (“App”, ndr) continuerà a funzionare a lungo, potenzialmente con una maggiore flessibilità. Infine, ci aspettiamo che il tasso di deposito rimanga a -0,5% per il prossimo futuro”, evidenziano gli strategist dell’istituto svizzero.

Infine, con l'aumento delle voci sul potenziale di riduzione degli acquisti da parte della Fed, l'intensità con cui la Bce distribuirà il Pepp potrebbe essere messa in discussione. Per questo, da Ubs si aspettano che gli acquisti siano anticipati, in risposta alle pressioni che vorrebbero più acquisti nel primo semestre dell’anno anche a causa dell'ingente offerta, salvo poi gradualmente rallentare nel secondo. “Complessivamente, nel 2021, la Bce assorbirà tutta l'offerta netta obbligazionaria. Pur condividendo l'orientamento dei recenti movimenti dei tassi in euro, avvertiamo che un continuo sell-off li renderebbe incoerenti con l'orientamento a termine legato all'inflazione dell’istituto centrale. Questo sarebbe particolarmente avvalorato alla luce del nostro scenario di base, che prevede un’inflazione ancora modesta”, concludono gli analisti. (riproduzione riservata)