Euro e Bitcoin, una convivenza impossibile

di Marcello Bussi 22/11/2020 09:00

Euro e Bitcoin, una convivenza impossibile
 
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Una parte del codice che gira su ogni nodo Bitcoin è stata scritta da Luca Venturini. Difficile, quindi, trovare un italiano più competente di lui sull'argomento. Da anni vive con la famiglia alle Bahamas, nella stessa area residenziale recintata dove aveva la sua villa Sean Connery. Non si può dire però che avesse fatto amicizia con il più mitico degli agenti 007. "Girava ovunque con una golf cart guidata da un domestico e con cui ogni tanto andava a fare la spesa nello spaccio interno alla comunità, proprio davanti al porto (l'accesso è consentito solo agli interni) dove stanno ormeggiate barche da milioni di euro", ricorda Venturini. "Non ho idea di cosa comprasse, ma spesso andiamo anche noi lì, perché troviamo alcuni prodotti italiani, come del vero parmigiano reggiano. Intendiamoci, è un negozietto minuscolo, tipo un nostro alimentari di paese, ma fanno arrivare i prodotti da Miami con un aereo privato. Sono buoni, ma costano un occhio della testa". Anche alla Bahamas è arrivato il Covid-19 e Venturini ha passato il periodo più duro del lockdown veleggiando per i Caraibi. Ora la situazione sanitaria è migliorata, ma Venturini continua comunque a passare gran parte della giornata in barca.

Domanda. Perfino Carlo De Benedetti ha detto che non si stupirebbe di vedere raddoppiato il prezzo del Bitcoin nei prossimi sei mesi. Come mai alcuni esponenti della finanza tradizionale hanno cominciato a puntare sulla criptovaluta?

Risposta. Tutti siamo rimasti stupiti dalla conoscenza del fenomeno da parte di De Benedetti. Nei giorni scorsi abbiamo visto alcuni endorsement al Bitcoin da parte di esponenti della finanza tradizionale. Questo non vuol dire che non abbiano già investito in Bitcoin da anni, ma solo che si stanno creando le condizioni perché se ne possa parlare. Passate le varie ondate modaiole che negli anni hanno portato a parlare di Dlt, di blockchain senza Bitcoin, di altcoin, di forked coin, di defi, finalmente si è tornati a focalizzarsi sul Bitcoin. Peraltro il comportamento che porta molti a cercare alternative è anche comprensibile: con il Bitcoin è quasi impossibile creare servizi terzi e presentarsi come mediatore. Questo crea un'enorme classe di persone che si troveranno disoccupate. Come Internet ha portato a eliminare ogni intermediazione in molti campi (qualcuno ricorda ancora quante agenzie di viaggio, agenzie assicurative e sportelli bancari riempivano le nostre città?), così il Bitcoin elimina l'esigenza di un intermediario nella gestione dei propri averi. Come ebbe a dire il presidente Barack Obama, usare il Bitcoin equivale ad avere un conto svizzero nella propria tasca.

Domanda. Per un massimalista del Bitcoin come lei è una buona cosa questo interessamento della vecchia guardia oppure sente puzza di bruciato?

Risposta. Nessuna puzza di bruciato. Per certi versi il Bitcoin ricorda il movimento open source che ha cambiato il modo di vedere il software negli ultimi trent'anni: non c'è nessun problema ad avere altri a bordo. C'è posto per tutti. E più siamo, più sarà possibile realizzare servizi nuovi, rivolti a chi gestisce in autonomia i propri averi. Contemporaneamente spariranno sempre più intermediari inutili, che spesso esistono con l'unico scopo di violare la privacy del cliente. Le banche dovranno ripensare il proprio ruolo e reinventarsi, oppure sparire.

Domanda. Il re degli hedge fund Ray Dalio ha detto che se il Bitcoin dovesse salire troppo i governi lo metterebbero al bando. Che ne pensa?

Risposta. Il Bitcoin può essere messo al bando in ogni momento. Al diminuire di valore delle monete a corso forzoso rispetto al Bitcoin, molti soggetti vedono ridimensionati i propri poteri. Le banche centrali perdono progressivamente la capacità di stampare qualcosa di utile. I governi perdono progressivamente la capacità di violare la privacy dei cittadini. Ovviamente a questo si accompagna una minore incisività di alcuni canali impositivi. Sarà ancora possibile tartassare i proprietari di beni immobili, ma progressivamente gli scambi tra cittadini si sposteranno su canali che tutelano la privacy dei partecipanti. Come reagiranno i governi? Gli attacchi tradizionali alla credibilità del mezzo non avranno molto successo. Ricordo ancora, negli anni 90, gli articoli dei media mainstream che spiegavano quanto fosse pericoloso usare Internet e quanto fosse un covo di terroristi e criminali. Questo tipo di attacchi questa volta funzionerà meno. Da un lato nessuno crede più alla stampa mainstream, dall'altro qui non è in gioco l'accesso all'informazione, ma qualcosa di più importante: la difesa dei propri averi. Tutti sono liberi di credere alla favola dello strumento usato da criminali, ma questa volta crederci ha un costo reale che ognuno può capire.

Domanda. Come potrebbe concretizzarsi l'attacco dei governi al Bitcoin?

Risposta. I governi possono cercare di mettere in black list alcuni indirizzi Bitcoin. In questo modo ci sarebbero Bitcoin di serie A e Bitcoin di serie B. Questo sta già avvenendo. Difficile dire quanto successo avranno questi attacchi. La comunità si sta proteggendo con l'introduzione di alcuni meccanismi che aumenteranno la privacy degli utilizzatori di Bitcoin. Nei prossimi anni ci saranno molti miglioramenti, ma già oggi è possibile veicolare i pagamenti tramite lightning network, che aumenta considerevolmente la privacy delle transazioni. Uno degli aspetti più interessanti è che una transazione che passa su lightning network è incredibilmente poco costosa. Si tratta di una caratteristica di molti di questi miglioramenti: uniscono una maggiore attenzione alla privacy a una maggiore economicità, rendendole attraenti sia per chi è attento ai propri diritti, sia per chi vuole risparmiare. Altri possibili attacchi da parte dei governi riguardano la possibilità di regolamentare i miner (coloro che estraggono i Bitcoin, ndr) presenti sul proprio territorio, imponendo di non inserire alcune transazioni nei blocchi che vengono minati. Anche un attacco di questo tipo può essere mitigato. Possono sorgere miner in altre giurisdizioni più permissive. A quel punto una contromossa da parte dei governi attaccanti potrebbe essere quella di minare in proprio. Gli scenari si possono complicare a piacimento.

Domanda. Quindi la sopravvivenza del Bitcoin è in pericolo?

Risposta. Il Bitcoin è uno strumento pensato per resistere alla censura. Finora ha retto ad attacchi orchestrati da ogni parte. Certo, molto può essere ancora fatto per cercare di bloccarlo e forse siamo solo agli inizi. Nei prossimi anni vedremo cosa succederà, ma oggi solo uno sprovveduto può dichiarare che il Bitcoin resisterà a ogni possibile attacco. È invece più corretto affermare che il futuro del Bitcoin è binario: sparire o fare sparire le valute fiat. In termini di valore, un euro varrà zero, oppure un Bitcoin varrà zero. La coesistenza dei due è solo un fenomeno transitorio.

Domanda. Che ne pensa del progetto della Bce di lanciare un euro digitale? E' un attacco diretto al Bitcoin o la cosa la lascia indifferente?

Risposta. È buffo parlare di euro digitale quando già oggi la gran parte degli euro sono digitali. Comunque sì, le banche centrali si stanno muovendo per lanciare le cosiddette Cbdc: token digitali legati uno a uno a una valuta sottostante emessa dalla stessa banca centrale. Il Paese dove vivo, le Bahamas, è stato il primo al mondo a lanciare un simile progetto: lo hanno chiamato Sand Dollar. Questa rappresentazione digitale di monete fiat non ha nulla a che fare con il Bitcoin. Chiunque potrà avere dollari (o euro) digitali in una app sul proprio telefonino. Ma si tratta di una cosa di poco interesse, perché diminuisce la già scarsa privacy correlata all'uso delle valute fiat. Quindi nel trade-off tra privacy e convenienza, rappresenta una soluzione lose-lose: si ha ancora meno privacy e si tiene in portafoglio una valuta che perde di valore giorno per giorno. Quello che succede possedendo Bitcoin è esattamente il contrario: una situazione win-win. Si ha una maggiore convenienza (perché si ha in portafoglio un asset che non perde valore) e contemporaneamente si ha una maggiore privacy. Tornando alla domanda, l'emissione di euro digitali non costituisce in nessun modo un attacco al Bitcoin. Si colloca su un piano diverso e non è di alcun interesse per il Bitcoin.

Domanda. E' vero che lei vive senza valute fiat e paga solo in Bitcoin?

Risposta. Sì, da anni vivo usando solo Bitcoin. Ho iniziato nel 2013 e non me ne sono mai pentito. A chi vuole intraprendere la stessa strada consiglio di non spingere i propri fornitori ad accettare obbligatoriamente Bitcoin, ma di cercare intermediari che permettono di spendere i propri Bitcoin convertendoli e dando al fornitore la valuta che preferisce. Poi, ogni volta che si può, sì chiede anche al fornitore di accettare direttamente Bitcoin. Facendo così si può spendere come si vuole, pur mantenendo i propri averi in Bitcoin. Vengo spesso attaccato da bitcoiner dell'ultima ora, che dicono che dovrei pagare in Bitcoin solo nei casi in cui il venditore li accetti direttamente. Mi sembra una battaglia inutile e costosa. Ci sono tante resistenze a usare il Bitcoin, prime tra tutte il bias di conferma ("Uso l'euro quindi non posso che stare dalla parte del giusto") e la paura di uscire dalla propria comfort zone ("So usare l'euro e non voglio perdere tempo a capire altro"). Cercare di smantellare queste resistenze dal mondo che mi circonda è impossibile. Ci penserà il valore dell'euro a farlo. Progressivamente l'euro varrà zero (già oggi vale circa 0.00005 Bitcoin e tutte le volte che lo scrivo mi accorgo che gli zeri aumentano). Cerco di fare del mio meglio per spiegare a tutti la situazione, sia sul piano tecnico che finanziario, e ho sempre fatto così. Allo stesso modo consiglio a chiunque intraprenda questa strada di fare lo stesso.

Domanda. Ma la comunità dei bitcoiner non è troppo chiusa e sprezzante nei confronti di chi vive nel mondo delle valute fiat? Non sarebbe meglio per la diffusione del Bitcoin essere un po' più comprensivi e pazienti nei confronti di costoro?

Risposta. La comunità Bitcoin non è chiusa. Chiunque si occupi di Bitcoin sa che l'ingresso nell'ecosistema di altri non danneggia in nessun modo chi già ne fa parte. Non ci sono segreti: tutto il codice è open source e l'evoluzione delle caratteristiche del protocollo (che per fortuna è lentissima) avviene in modo molto aperto. Chiunque può dire la sua e nessuna opinione viene considerata aprioristicamente priva di fondamento. Per alcuni questo è un problema. Vorrebbero qualcosa di esoterico e chiuso, per avere la possibilità di sfoggiare una conoscenza inarrivabile e creare una specie di gerarchia del sapere. Spesso, non trovando queste caratteristiche nel protocollo in sé, si inventano come esperti di analisi tecnica. I risultati sono esilaranti. Chi usa Bitcoin si trova a rispondere continuamente a domande sul funzionamento sul piano tecnico e, tra le righe, a domande su ogni cosa. Alcune volte qualcuno perde la pazienza e risponde malamente. Lo stesso Satoshi Nakamoto, spazientito dalle domande di un interlocutore scrisse: “Se non ci credi o non capisci, non ho tempo per cercare di convincerti, mi dispiace”. Nonostante questi atteggiamenti un po' sprezzanti, la gran parte dei bitcoiner che conosco è più che disponibile a spiegare ogni cosa del funzionamento, con tanta pazienza. È molto meglio per la diffusione del Bitcoin e questo porta vantaggi a tutti: a chi lo usa già e a chi si sta avvicinando. Di nuovo una situazione win-win. (riproduzione riservata)