I temi caldi e le opportunità da sfruttare in ottica delle trimestrali europee

di Marco Vignali 17/10/2020 17:36

I temi caldi e le opportunità da sfruttare in ottica delle trimestrali europee
 
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Dopo i risultati a dir poco disastrosi riportati dalle aziende durate il secondo trimestre del 2020, la stagione degli utili che sta per iniziare si preannuncia più interessante che mai, oltre che fondamentale per capire se e con che slancio la ripresa economica si possa dire effettivamente iniziata. Il terzo quarto, sembra superfluo sottolinearlo, assume un’importanza smisurata, essendo costituito dai primi tre mesi in cui si è assistito ad una riapertura, seppur parziale, delle attività.

Mentre diverse misure erano già state rimosse nei mesi di maggio e giugno, il periodo a cavallo tra luglio e settembre hanno rappresentato la vera e propria ripartenza, con diverse attività economiche che si sono riavviate definitivamente durante il periodo estivo. Va da sé che anche gli indicatori economici ne hanno ampiamente beneficiato, con gli indici che hanno rilevato valori crescenti tanto sul lato della fiducia nelle imprese quanto nell’effettiva produzione industriale.

Tuttavia, la stagione degli utili sarà la vera prova del nove, che servirà a smentire o avvalorare quanto di buono visto in questi mesi, dando nel contempo una misura reale e quantitativa dell’intensità della ripartenza.

“Le stime di consenso per il 2020 sono rimaste stabili negli ultimi 2 mesi e prevedono una contrazione degli utili pari al 33%, in linea con le nostre aspettative” evidenziando gli analisti di Ubs, “ma crediamo che il rimbalzo del 40% previsto per il 2021 sia eccessivamente ottimistico, e noi lo stimiamo pari al 25%. Infatti, stiamo osservando da un lato diversi segnali che potrebbero far pensare da un vero e proprio slancio produttivo, ma dall’altro le nuove chiusure locali e un nuovo ciclo di restrizioni alla mobilità potrebbero rivelarsi decisamente dannosi”.

Analizzando le prospettive per la stagione degli utili, Ubs distingue tre temi fondamentali da cui diramare i diversi scenari. Il primo riguarda il recente andamento delle aziende stesse, testimoniato dagli indici macroeconomici. A settembre, lo slancio dei guadagni europei è stato positivo per la prima volta in 25 mesi: tuttavia, secondo Ubs, la vera sfida risiederà nell’essere in grado di mantenere un livello di crescita da qui in avanti. “La dinamica degli utili ha seguito da vicino l'evoluzione degli indicatori economici principali. I più recenti Pmi nell'Eurozona sono sostanzialmente arretrati al livello di pareggio, ovvero intorno ai 50 punti, e questo è avvenuto prima delle recenti restrizioni imposte. Tra le motivazioni di questo ritracciamento annoveriamo anche la fisiologica diminuzione del sostegno al mercato del lavoro nel Regno Unito e in Europa” evidenziano gli analisti di Ubs.

Dall'inizio di settembre, molti paesi europei hanno visto rinnovate le restrizioni alla mobilità. Secondo Ubs, la correlazione tra queste restrizioni e le più povere performance dei mercati è testimoniata dal fatto che Francia e Regno Unito, che hanno assistito  alle maggiori restrizioni, hanno nel contempo registrato i risultati inferiori in termini di rendimento azionario. “Fino ad ora, gran parte della ripresa negli utili di mercato è stata trainata dai settori ciclici, ma si possono già scorgere i primi segni di una inversione di tendenza” sottolineano gli esperti.

In secondo luogo, “anche se le stime di consenso prevedono che i dividendi scendano di circa il 21% nel 2020, ci sono segni evidenti che tali previsioni potranno essere riviste al ribasso, anche se le stime di consenso sono ora stabili da 3 mesi. Inoltre, 22 settori sui 30 da noi analizzati hanno assistito ad una revisione al ribasso nei dividendi da inizio anno. Sarà tanto importante quanto intrigante vedere cosa diranno le aziende a proposito di un eventuale percorso di reintegro e recupero per il pagamento degli stessi” evidenziano da Ubs.

Ultimo ma non meno importante, la forza rinnovata dell'Euro inizierà probabilmente ad avere un impatto concreto sulle aziende più esposte alla valuta, con notevoli differenze tra il momentum degli utili delle azioni esposte a livello nazionale rispetto a quelle esposte agli Stati Uniti, soggetti invece ad un indebolimento della valuta.

Il focus della banca svizzera si concentra su quelle aziende che presentano uno slancio degli utili sopra la media del mercato e un tasso annuale di crescita composto degli utili oltre i 10 punti percentuali (per il periodo tra il 2019 e il 2021), che scambino inoltre con un rapporto prezzo/utili previsto per il 2021 a sconto rispetto al settore di appartenenza. Partendo da questi presupposti, Ubs assegna un rating buy a Akzo Nobel, Bhp Group Plc, B&M, DWS Group, Nokia, Deutsche Post-Dhl, Glencore, Novartis, Polymetal Int, Rexel, Sap, STMicroelectronics e Nomad Foods. Sempre conformi ai criteri sopra elencati, ma con rating neutral da parte di Ubs, vi sono anche le aziende Anglo American, Asml, Signify, Boliden, Gea Group, Rio Tinto Plc e Valmet. (riproduzione riservata)