Crollo storico del pil italiano, ma meno di quanto previsto dal governo

di Francesca Gerosa 29/05/2020 11:30

Crollo storico del pil italiano, ma meno di quanto previsto dal governo
 
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Crollo storico del pil italiano nel primo trimestre dell'anno, ma meno di quanto previsto dal governo. I dati Istat, con le pesanti restrizioni imposte dal Covid-19 che hanno avuto effetto a partire solo dal 9 marzo, confermano la "portata eccezionale" della diminuzione del prodotto interno lordo nel primo trimestre con flessioni del 5,3% in termini congiunturali e del 5,4% in termini tendenziali, mai registrate dal primo trimestre del 1995, anno d'inizio delle serie storiche. Peggio della Germania (-2,2% in termini congiunturali), non della Francia (-5,8%).

L'Istat ha, dunque, rivisto al ribasso le stime diffuse lo scorso 30 aprile che indicavano una flessione congiunturale del 4,7% e una tendenziale del 4,8%. Il primo trimestre ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2019. La variazione acquisita per il 2020, ovvero la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell'anno, è pari a -5,5%.

A trascinare la caduta del pil è stata soprattutto la domanda interna (incluse le scorte), mentre quella estera, anch'essa in calo, ha fornito un contributo negativo meno marcato (-0,8 punti percentuali). Sul piano interno, l'apporto dei consumi privati è stato fortemente negativo per 4 punti e quello degli investimenti per 1,5, mentre un ampio contributo positivo (+1 punto percentuale) è venuto dalla variazione delle scorte. Alla contrazione dell'attività produttiva ha corrisposto una decisa riduzione dell'input di lavoro in termini sia di ore lavorate sia di Ula, mentre le posizioni lavorative hanno registrato una sostanziale stabilità.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in diminuzione, con un calo del 5,1% dei consumi finali nazionali e dell'8,1% degli investimenti fissi lordi. Mentre le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 6,2% e dell'8%. Al contempo, sono stati registrati andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto dell'industria in senso stretto dell'8,6%, del commercio, riparazione di veicoli, trasporto, magazzinaggio, alloggio e ristorazione del 9,3%, dei servizi di informazione e comunicazioni del 2%, delle attività finanziarie e assicurative dell'1,1%, delle attività immobiliari del 2,3%, delle attività professionali del 2,3%, dell'amministrazione pubblica, difesa, istruzione e sanità dell'1,8% delle attività artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi del 6,7%. Nelle costruzioni il valore aggiunto è diminuito del 5,8% e nell'agricoltura dell'1,9%.

Rilevante il calo della spesa delle famiglie che ha registrato in termini congiunturali un -7,5%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 17,5%, quelli di beni non durevoli dello 0,9%, quelli di servizi del 9,2%, mentre quelli dei beni semidurevoli sono diminuiti dell'11,4%. Il crollo della ricchezza prodotta dal Paese ha provocato la perdita di posti di lavoro con un milione di nuovi poveri che hanno bisogna di aiuto addirittura per mangiare, ha sottolineato la Coldiretti.

Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che si sono fermate. Persone e famiglie che mai prima d'ora, ha precisato la Coldiretti, avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche con richieste di aiuto anche da padri e madri che non sanno più come sfamare i figli con la chiusura delle mense scolastiche che per molti rappresentavano una occasione per un pasto caldo garantito.

Una fascia di nuovi indigenti che fa salire a 3,7 milioni il numero totale di persone che in Italia in questo momento hanno bisogno di auto per mangiare secondo le proiezioni Coldiretti sugli ultimi dati Fead. E tra questi, ha stimato, ci sono anche 700mila i bambini di età inferiore ai 15 anni che hanno bisogno di aiuto per bere il latte o mangiare. Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola ma le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l'11% in Sicilia, ma situazione diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia (9%) dove più duramente ha colpito l'emergenza sanitaria.

Un crollo drammatico del pil, "ancora peggiore rispetto alle stime iniziali, ma in linea con le previsioni del governo", ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. Considerato che i negozi sono stati chiusi solo dal 12 marzo, mentre le attività produttive sono state sospese solo a partire dal 23 marzo, ed entro il 25 marzo, in pratica una settimana su 4, "si tratta di una caduta incredibile, come dice l'Istat di portata eccezionale. Ricordiamo, però, che nel Def era stimato un crollo ancora superiore, del 5,5%", ha precisato Dona.

Mentre per aprile-giugno il governo ipotizza un calo del pil del 10,5%. L'esecutivo vede, però, un forte rimbalzo già nel terzo trimestre. Non basterà per risollevare la terza economia della zona euro che quest'anno calerà dell'8% a politiche invariate, quindi senza tener conto delle misure di stimolo adottate dall'esecutivo per contrastare la crisi dovuta al coronavirus. La Commissione Europea all'inizio di maggio ha tagliato a -9,5% il pil italiano nel 2020.

Banca d'Italia, nelle sue ultime stime, lo vede contrarsi quest'anno tra il 9% e il 13%, come confermato oggi dal governatore, Ignazio Visco: "la crisi causata dal coronavirus è senza precedenti nella storia recente", l'incertezza sulla ripresa "è forte" e quest'anno il pil italiano potrebbe subire una contrazione tra il -9% e il -13%, ha detto. D'altra parte "stiamo attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente", ha osservato Visco, "che mette a dura prova l'organizzazione e la tenuta dell'economia e della società. I tempi e l'intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere". (riproduzione riservata)