Btp People, contate su di me

di Roberto Sommella 23/05/2020 02:00

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Due anni addietro, nel giorno in cui il Piave mormorava, un uomo dal volto sconosciuto e dal futuro immensamente difficile parlò per la prima volta in pubblico. Quasi nessuno conosceva ancora la sua voce. Un unicum nella lunghissima fila di presidenti del Consiglio. Dunque. con una certa emozione sua e nostra le prime parole uscirono come quelle di un bambino che prova a parlare. «Il mio intento è dar vita a un governo dalla parte dei cittadini, che tuteli i loro interessi. Sono professore e avvocato, nel corso della mia vita ho perorato le cause di tante persone e mi accingo ora a difendere gli interessi di tutti gli italiani in tutte le sedi europee e internazionali, dialogando con le istituzioni europee e con i rappresentanti di altri Paesi». In quel discorso al Quirinale, nell’atto di ricevere il suo primo incarico, Giuseppe Conte a sua insaputa aveva già delineato la personale missione di oggi: salvare la salute, il lavoro e il risparmio degli italiani. Da allora il premier è profondamente cambiato, come spiega in questa sua prima intervista a MF-Milano Finanza, ma - nota di colore - quello che appare evidente è che il suo aspetto esteriore è rimasto invece intatto. Integro, granitico, persino nel tratto tricologico. Triste, il barbiere di chi scrive poco prima di andare dalla chioma più alta d’Italia ha confessato: «Il nostro premier si è tagliato i capelli da solo durante il lockdown». In effetti il ciuffo è rimasto quello in 100 giorni di pandemia, come la voglia di tornare a fare qualche partita a calciotto, magari con la squadra della Presidenza del Consiglio, sport per dilettanti amanti folli del pallone, che ancora non è chiaro quando potrà ripartire. Forse dopo tutto e prima delle discoteche. Lui gioca a centrocampo in un ruolo che alla fine gli si addice, quello del mediano che attacca, quando ci vuole, alla Tardelli o alla Conte, quello dell’Inter per intenderci, e Matteo Salvini ne sa qualcosa. Tutto il resto è cambiato, comprese le modalità di comunicazione utilizzate anche solo per fissare il colloquio che segue. Anche il premier, come tutti, dentro è cambiato. «Questa emergenza mi ha trasmesso paradossalmente nuove energie: mi ha permesso di toccare con mano il coraggio e il senso di responsabilità di una comunità di milioni di donne e uomini che non si è arresa e che anzi non vede l’ora di rialzarsi e di ripartire più forte di prima», racconta in un venerdì romano estivo un po’ triste perché pieno di incognite.
Domanda. Presidente, il Btp Italia ha avuto un successo incredibile: saranno i risparmiatori italiani a salvare l’Italia? State pensando a nuove speciali forme di buoni del Tesoro e di raccolta del risparmio?
Risposta. Il successo del Btp Italia è una forte iniezione di fiducia e una dimostrazione di quanto l’Italia sia in grado di aiutare se stessa. Grazie alle richieste dei risparmiatori e degli investitori istituzionali le emissioni di Btp Italia hanno superato i 22 miliardi, un vero e proprio record storico. Si tratta, del resto, di un prodotto conveniente, che potremo senz’altro pensare di riproporre.
D. L’Italia è un Paese ricchissimo (10 mila miliardi di ricchezza finanziaria) con uno Stato povero (2.500 miliardi di debito pubblico). Serve far comunicare i due vasi. Ha qualche progetto per nuove speciali forme di buoni del Tesoro e di raccolta del risparmio?
R. In molti casi si tratta di due facce della stessa medaglia: gli italiani sono storicamente forti risparmiatori e il debito pubblico italiano è uno strumento sicuro in cui investire. Ma dobbiamo senz’altro lavorare per offrire ai risparmiatori delle opportunità di investimento convenienti, che possano anche accrescere il capitale infrastrutturale del Paese. Nella scorsa Legge di Bilancio, ad esempio, abbiamo voluto introdurre i green bond, specificamente dedicati agli investimenti nella sostenibilità ambientale, sui quali il Mef sta lavorando per definire i relativi standard.
D. La crisi sta evidenziando la possibilità di un indebolimento del mercato unico europeo, il più ricco al mondo. L’Italia ha un suo progetto, oltre quelli dell’Ue come Mes, Sure e Recovery fund?
R. Le azioni di politica comune già approvate e il Fondo per la Ripresa, per il quale siamo nella fase finale del negoziato, saranno molto significative per una piena ripresa delle nostre economie interconnesse e la tutela del mercato unico. A queste affiancheremo a livello nazionale un progetto riformatore che prevede una drastica semplificazione della macchina amministrativa e burocratica e una forte scossa per accelerare la realizzazione del piano infrastrutturale. Sarà la madre di tutte le riforme, con cui getteremo le basi per dare all’Italia lo shock economico di cui ha estremo e urgente bisogno.
D. Per far ripartire l’Italia è necessario far ripartire Milano, fulcro delle attività finanziarie. In questo contesto Borsa spa, che ha in pancia il mercato telematico dei titoli di Stato e il segmento Elite per le pmi innovative grazie alla golden power che avete azionato, può tornare a essere italiana. Secondo lei, è giusto riportare in patria Piazza Affari?
R. Oltre a Piazza Affari, Borsa Italiana controlla settori e progetti strategici per il nostro Paese e per la nostra struttura produttiva. Per questo, qualora London Stock Exchange dovesse optare per una dismissione di Borsa Italiana anche in un’ottica post-Brexit, valuteremo la possibilità anche di un diretto intervento pubblico che possa garantire a quest’asset fondamentale del mercato finanziario di poter svolgere le sue funzioni in condizioni di massima sicurezza ed efficienza.
D. Che differenza c’è tra l’uomo Conte del suo primo governo e l’uomo Conte del secondo? A vedere la sua azione di governo, qualcosa è cambiato. Solo la forza dell’emergenza Covid-19 o c’è qualcos’altro?
R. I miei valori sono sempre gli stessi: i principi costituzionali e il fondamento etico, che non sono affatto negoziabili. Il perseguimento del bene comune, che coinvolge ad un tempo il merito e il metodo dell’azione di governo. Quanto al merito, perché il bene comune è la finalità stessa di tutte le iniziative assunte dal governo. Quanto al metodo, perché l’individuazione del bene comune deve scaturire da una costante opera maieutica che passa attraverso il confronto con tutte le forze politiche e gli stakeholders e la mediazione, che non significa medietà ma bilanciamento dei vari interessi in gioco, spesso confliggenti tra loro. Questa emergenza mi ha trasmesso paradossalmente nuove energie: mi ha permesso di toccare con mano il coraggio e il senso di responsabilità di una comunità di milioni di donne e uomini che non si è arresa e che anzi non vede l’ora di rialzarsi e di ripartire più forte di prima.
D. Ritiene necessario dare mandato a un nuovo ministro o a un comitato di organizzare un Piano di programmazione economica per la ripresa del Paese? Potrebbe essere utile per accompagnare il decreto Rilancio e gli altri provvedimenti sulla liquidità?
R. Abbiamo già strutture e comitati utili a monitorare i provvedimenti sulla liquidità e a programmare il rilancio del Paese. Il Parlamento sta svolgendo un grande lavoro per accelerare i tempi dell’erogazione dei finanziamenti e sicuramente farà pervenire un importante contributo anche in sede di conversione del nuovo decreto Rilancio. A giorni avremo anche i suggerimenti del comitato socio-economico coordinato dal dottor Colao. Insomma, non mancano le idee e i modelli per perseguire un’efficace ricostruzione economica e sociale del Paese. Dobbiamo approfittarne per programmare un’Italia migliore, ancora più digitale, verde, inclusiva.
D. Quando potremo dire «l’emergenza è finita»?
R. Anche gli scienziati hanno difficoltà a fare previsioni. Sicuramente ci aspettano ancora molti mesi di complicata convivenza con il virus. Dovremo continuare a rispettare le regole di cautela e dovremo attenerci a comportamenti responsabili ancora a lunga in attesa che la ricerca scientifica ci metta a disposizione un vaccino o una terapia efficace. (riproduzione riservata)