I timori per il coronavirus pesano sui consumatori tedeschi, Milano giù

di Francesca Gerosa 20/02/2020 09:00

I timori per il coronavirus pesano sui consumatori tedeschi, Milano giù
 
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Borse europee deboli in avvio di seduta anche se continua a calare il numero di nuove infezioni da coronavirus in Cina. Un'epidemia che rappresenta un rischio per l'economia americana, come ha scritto ieri la Fed nelle minute relative all'ultimo incontro di politica monetaria della Banca centrale americana. In quell'occasione, la Fed aveva lasciato invariati i tassi tra l'1,5% e l'1,75%.

Nelle minute, la Banca centrale Usa ha citato il virus 8 volte notando che l'epidemia e le sue possibili ripercussioni devono essere monitorate attentamente. Inoltre la Fed ha sottolineato che, nonostante la firma della fase uno dell'accordo commerciale tra Usa e Cina a metà gennaio, l'incertezza rimane elevata.

I timori per il coronavirus pesano sul morale dei consumatori tedeschi, come dimostra l'indice Gfk che con l'approssimarsi di marzo è sceso leggermente a 9,8, in linea con le attese, dal precedente 9,9. Sempre in Germania, i prezzi alla produzione hanno registrato un rialzo dello 0,8% su mese e dello 0,2% su anno, meglio delle attese. Alle 16:00 è atteso il dato di questo mese sulla fiducia dei consumatori nella zona euro (precedente: -8,1 punti; consenso: -8 punti) 

Mentre dagli Stati Uniti arriveranno le richieste settimanali di sussidi disoccupazione (precedente: +2.000 unità a 205.000), l'indice Fed Filadelfia a febbraio (precedente: 17 punti; consenso: 10 punti), il superindice a gennaio (precedente: -0,3% mese su mese; consenso: +0,4% mese su mese) e le scorte settimanali di petrolio (precedente: +7,459 milioni a 442,468 milioni) il cui prezzo continua a salire (Brent +0,02% a 59,14 dollari al barile e Wti +0,39% a 53,70 dollari la barile).

In attesa, poi, alle 11:30 del discorso di De Guindos (Bce) e alle 13:15 di quello di Enria, presidente del consiglio di sorveglianza della Bce, di cui oggi alle 13:30 è prevista la pubblicazione del resoconto della riunione di gennaio, l'euro perde leggermente terreno nei confronti del dollari con gli analisti di Rabobank che si aspettano che il cambio tra la moneta unica e il dollaro resti intorno a quota 1,08 nelle prossime settimane. Ora scambia a 1,079 (-0,10%).

Sulla valuta del Vecchio Continente pesa "la revisione da parte del mercato dell'outlook economico della Germania", ha affermato Jane Foley, strategist di Rabobank, puntualizzando come gli investitori temano che l'epidemia di coronavirus possa colpire duramente le esportazioni tedesche verso la Cina.

Invece lo yuan è ai minimi da oltre due mesi dopo il taglio del tasso di riferimento sui prestiti da parte delle autorità cinesi, di 10 punti base per il tasso a un anno e di 5 punti base per quello a cinque anni, rispettivamente al 4,05% e al 4,75%, come atteso dagli economisti secondo i quali un'ulteriore riduzione è altamente probabile. Anche stamani la Banca centrale cinese ha svalutato leggermente lo yuan nei confronti del dollaro. Nello specifico, la PBoC ha fissato il cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino a 7,0026 rispetto a quota 7,0012 di ieri.

Lo spread Btp/Bund è poco mosso a quota 135,651 punti base anche se il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha minacciato nuovamente la sfiducia al Guardasigilli, Alfonso Bonafede, sulla riforma della giustizia, ma per il momento non rompe con la maggioranza. L'ex premier, ha sottolineato l'agenzia Reuters, ha anche chiesto l'abolizione del reddito di cittadinanza e proposto di lavorare a una riforma costituzionale, anche con l'opposizione, che preveda l'elezione diretta del premier.

Mentre il sottosegretario pentastellato Riccardo Fraccaro, in un'intervista, ha precisato che, se cade il governo, bisogna andare al voto. Intanto l'aula di Palazzo Madama oggi è chiamata a votare la fiducia sul decreto intercettazioni. In serata, ha aggiunto Reuters, il Tesoro annuncia quantitativi e dettagli di Ctz e Btpei che andranno in asta martedì 25 febbraio. In mattinata oggi si attivano Francia e Spagna: la prima mette a disposizione fino a 8,75 miliardi di euro in Oat e fino a 1,5 miliardi in titoli indicizzati, mentre la seconda offre fino a 5 miliardi tra il nuovo Bono a cinque anni e la riapertura dell'aprile 2030.

L'indice Ftse Mib cede lo 0,29% a 25,403 punti. Resta sotto i riflettori Ubi Banca (-0,53% a 4,30 euro) dopo l'ops lanciata da Intesa Sanpaolo (-0,31% a 2,59 euro). Oggi si riunisce il patto di consultazione tra azionisti, il Car, per una prima valutazione dell'offerta pubblica di scambio. A quanto pare Credit Suisse è stato scelto come advisor per affiancare Ubi Banca nella valutazione dell'offerta dopo che ieri il cda di Ubi ha dato mandato al ceo, Victor Massiah, di individuare i consulenti con cui valutare l'offerta ed eventuali alternative.

Tra alcuni grandi azionisti di Ubi Banca ci sarebbero dubbi sulla congruità dell'offerta di Intesa. "I valori dell'offerta sono lontani da quelli che ci si aspettava. E' vero che si offre di entrare in un grande gruppo che dà dividendi ma anche Ubi li distribuisce ed è redditizia. Vedremo quando arriveranno i documenti dell'offerta e decideremo", hanno riferito fonti vicine ai grandi azionisti di Ubi.

Azimut è sotto pressione (-0,95% a 23,96 euro) con Timone Fiduciaria che ha concluso con successo la vendita di 2.550.000 azioni ordinarie del gruppo a investitori istituzionali, pari a circa il 1,78% del capitale, a un prezzo di 23,7 euro per azione, in seguito a una procedura di bookbuilding accelerato. Nel risparmio gestito oggi si riunisce il cda di Anima (+1,44% a 4,80 euro) per approvare i conti 2019.

Lo ha già fatto quello di Tenaris (-0,30% a 9,43 euro) che ha chiuso il quarto trimestre 2019 con ricavi in calo del 17% a 1,74 miliardi di dollari (1,75 miliardi il consenso) a causa del rallentamento dell'attività in Argentina e i minori prezzi nelle Americhe. Anche l'ebitda è diminuito del 32% a 290 milioni rispetto ai 324 milioni stimati dagli analisti. L'utile netto è sceso del 34% a 148 milioni di dollari (146 milioni il consenso).

Ieri il consiglio di amministrazione di Terna (-0,80% a 6,73 euro) ha approvato i dati preliminari consolidati del 2019, che hanno visto ricavi pari a 2,3 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,2 miliardi del 2018 grazie all'incremento dei ricavi del Regolato Italia, unito al contributo del Non Regolato. L'ebitda ha raggiunto quota 1,74 miliardi di euro, in crescita da 1,65 miliardi. L'indebitamento finanziario netto si è attestato a 8,3 miliardi di euro rispetto ai 7,9 miliardi al 31 dicembre 2018.

Nel settore del lusso occhio a Moncler (+1% a 39,43 euro) dopo le dichiarazioni del presidente e ad, Remo Ruffini: "Non ho mai negato un'aggregazione", ha detto. "L' azienda ha ancora uno step importante da fare. Non escludiamo niente, ma non c'è nulla di concreto", ha ribadito. Quanto al voto maggiorato "non è per Ruffini Partecipazioni ma per tuti gli investitori long term. Anche se ho 19,6% non ho paura", ha concluso.

Nel lusso sale anche Ferragamo (+0,24% a 16,76 euro), tra i pochi segn positivi insieme a Nexi (+1,62% a 16,65 euro), complice Deutsche Bank che ha avviato la copertura dell'azione con un rating buy e un target price a 21 euro, Banco Bpm (+0,24% a 2,46 euro), Bper Banca (+0,82% a 4,16 euro), Hera (+0,18% a 4,47 euro), Saipem (+0,18% a 3,79 euro) e StM (+0,21% a 29,18 euro). 

In evidenza, infine, Tiscali (+5,83% a 0,01 euro) entrata nel mercato dei pagamenti digitali con l'acquisizione della maggioranza di MistralPay. La società ha, infatti, firmato un term-sheet per l'acquisizione del 51% del gruppo MistralPay, istituto di pagamento europeo autorizzato per operare in area Sepa.

MistralPay, nata nel 2014, fornisce soluzioni di pagamento alle piccole e medie imprese e ai privati; nel 2019 ha registrato ricavi per 2.7 milioni di euro, gestendo oltre 600.000 transazioni per un controvalore di circa 160 milioni di euro. L'operazione prevede che Tiscali acquisti il 51% del gruppo per 200.000 euro con un contestuale impegno a versare nella società ulteriori 1,8 milioni di euro sotto forma di aumento di capitale nei 24 mesi successivi al closing. (riproduzione riservata)