Finma, l'autorità di vigilanza finanziaria con sede a Berna, ha acceso un faro sull'attività svizzera di Zurich Insurance Group rilevando carenze nei controlli interni. La notizia è circolata nel fine settimana del 25-26 luglio sulla stampa elvetica. Il quotidiano Blick ha rivelato l’avvio di un’indagine che ha portato l’autorità di vigilanza ad interrogare una dozzina di dipendenti della compagnia e ha imposto il divieto di vendita per alcune polizze della divisione svizzera di Zurich dedicata alle assicurazioni vita e pensionistiche per le aziende.
Nel mirino ci sarebbe in particolare «La Vita Collective Foundation, una fondazione collettiva svizzera semi-autonoma leader nel settore della previdenza professionale che opera appunto in partnership con Zurich Insurance Group al servizio di oltre 24.500 aziende affiliate, per un totale di oltre 22 miliardi di franchi svizzeri.
La fondazione gestisce gli investimenti, mentre Zurich si occupa della copertura assicurativa dei rischi e dei servizi amministrativi e secondo fonti vicine al dossier il nodo sarebbe quello dei prezzi applicati dall’assicurazione, che sarebbero stati diversi rispetto a quelli di riferimento indicati dal regolatore.
Un disallineamento che ha avuto l’effetto di rivelare carenze nelle procedure di controllo di Zurich in Svizzera e che, già negli ultimi mesi, ha provocato una riorganizzazione delle attività elvetiche di Zurich: lo scorso marzo è uscito il responsabile della Svizzera, Juan Beer, sostituto da Urs Luthy.
E non solo, come spiegato dal ceo di gruppo, Mario Greco a Bloomberg, il procedimento «è stato avviato dopo che ad alcuni clienti svizzeri della divisione erano state vendute polizze – soggette a rigide normative – a prezzi inferiori rispetto a quanto concordato con la Finma. Il rammarico è che avremmo dovuto accorgercene noi stessi; cosa che non è avvenuta, nonostante tutti gli audit e i controlli che effettuiamo», ha dichiarato, aggiungendo di avere licenziato 12 dipendenti in conseguenza di questi fatti.
Attualmente, la divisione svizzera in questione può servire solo i clienti esistenti e non è chiaro quanto durerà l'indagine, ma l’unità genera per Zurich profitti annui di appena 20 milioni di franchi svizzeri (24,4 milioni di dollari), il che significa che il divieto non avrà «alcun impatto» sui risultati economici complessivi del gruppo, ha chiarito Greco.
Questione che non sembra preoccupare la borsa con il titolo che ha chiuso di fatto invariato a 623,6 franchi svizzeri, mentre prosegue l'integrazione dell’inglese Beazley, rilevata da Zurich per 11 miliardi di dollari.
Il confronto resta comunque aperto con l'autorità di vigilanza che ha incaricato la società di consulenza Deloitte come agenzia investigativa esterna. Mentre Zurich, a sua volta, si è avvalsa dello studio legale Homburger per tutelare i propri interessi. (riproduzione riservata)