Saipem: il titolo allunga ancora al rialzo
Saipem: il titolo allunga ancora al rialzo

{mfgraph} Nel corso delle ultime settimane la situazione tecnica di Saipem è migliorata. Il titolo ha infatti compiuto un nuovo balzo in avanti ed è salito fino a quota 3,16 euro. L’analisi quantitativa conferma la presenza di un solido trend rialzista di breve termine , con i principali indicatori direzionali (Macd, Parabolic SaR e Vortex) che si trovano in posizione long. Prima di poter tentare un ulteriore allungo (che avrà un primo target in area 3,19-3,20 e un secondo obiettivo a ridosso dei 3,25 euro) è comunque probabile una fase laterale di consolidamento (necessaria per scaricare il forte ipercomprato di breve termine). Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza. (riproduzione riservata)

45.527,42 6.56.10

+1,00%

24.538,81 23.50.42

+0,94%

48.892,47 12.54.22

-0,37%

23.469,47 23.50.42

-0,94%

1,1854 23.00.29

-0,41%

62,08 17.30.06

+0,08

Dax future: una brusca flessione

Dax future: una brusca flessione

{mfgraph} Nella seduta di giovedì 29 gennaio il Dax future ( scadenza marzo 2026 ) ha subito una brusca flessione, con i prezzi che sono scesi fino a quota 24.355 punti. Il quadro tecnico di breve periodo si è quindi indebolito : prima di poter iniziare un nuovo movimento rialzista sarà pertanto necessaria un’adeguata fase riaccumulativa. Soltanto il ritorno sopra i 25.160 punti, infatti, potrebbe fornire una nuova dimostrazione di forza . Un ulteriore cedimento può spingere invece i prezzi...

9 mins

Investire nel nuovo ordine geopolitico: i gestori spiegano come adattare i portafogli di azioni e bond

Dalla fine delle correlazioni «facili» al ritorno dell’oro e delle valute come strumenti di protezione. In un contesto in cui il peso della geopolitica si è fatto dominante, la volatilità diventa parte della strategia. Il nuovo ordine dei mercati è anche un nuovo ordine degli investimenti. L’attenzione si sposta da Wall Street a Washington, ma ridurre tutto al «fattore Trump» per molti gestori sarebbe fuorviante. Il cambiamento in atto segna la fine delle correlazioni tradizionali tra azioni e obbligazioni, tra azioni e dollaro e impone un ripensamento delle logiche di costruzione dei portafogli. È uno scenario in cui alcune asset class si acquistano anche sui massimi e l’oro torna protagonista più della liquidità, mentre il dollaro perde il suo storico ruolo di valuta guida . E forse è proprio nelle divise che oggi si cerca protezione. Dopo tre anni di rally, la turbolenza non è solo un rischio, ma può diventare un’occasione per riposizionarsi.Di questi temi si è discusso a Missione Risparmio su Class Cnbc con Roberto Coletta (Julius Baer), Andrea Ferrante (Swisscanto Italia), Adriano Nelli (Pimco), Marco Piersimoni (Pictet Asset Management) e Alessandro Varaldo (Banca Aletti). Domanda. Quanto è legato al fattore Trump l'attuale andamento dei mercati? Nelli: Non è del tutto vero che il mercato stia penalizzando gli Usa, che restano comunque sui massimi. I flussi di investimento sui Treasury americani sono stati stabili lo scorso anno e molte posizioni sono state coperte. È vero che c’è una debolezza del dollaro, ma forse è anche il frutto di speculazioni di mercato legate a possibili interventi a sostegno dello yen . Certo, c’è un nuovo ordine mondiale, c’è il rischio geopolitico e ci sono ancora molte questioni aperte. Tuttavia per un gestore obbligazionario si aprono numerose possibilità di diversificazione a livello internazionale. Possiamo muoverci di più: stiamo aumentando l’esposizione globale. Ferrante: La componente Trump è stata in parte digerita dai mercati. Le sue affermazioni vengono percepite meno seriamente rispetto al passato. Ma i mercati non amano l’incertezza, soprattutto se ci sono continui cambiamenti di direzione. Il punto di domanda più rilevante riguarda la Fed . Se un cambio al vertice dovesse mettere in discussione l’ indipendenza della banca centrale, sarebbe un segnale molto negativo per i mercati. Il dollaro sta perdendo parte della sua forza come investimento di riferimento per molte banche centrali e osserviamo un forte interesse per l’oro. Varaldo: I fondamentali devono tornare a essere la bussola: come va l’economia, come vanno le aziende e soprattutto come evolve la dimensione e la sostenibilità del debito. Oggi siamo in un contesto di crescita globale sopra il 3% e di inflazione che gradualmente si muove nella direzione giusta anche grazie alla credibilità della Fed e al lavoro di Powell . Il problema nasce se questa credibilità dovesse venire meno, insieme a un debito che continua a crescere negli Usa e a livello globale. Sarebbe un serio problema per tutte le asset class, a partire dai Treasury. D. La minaccia di Trump a chi vorrebbe vendere Treasury può essere un primo tallone d’Achille della sua politic a? Coletta: È in corso una sorta di operation twist , un ribilanciamento tra emissioni a breve e a lungo termine, ed è chiaro che perdere l’interesse di potenziali compratori del debito americano potrebbe diventare un problema. Si osserva anche un ribilanciamento dei portafogli, sia dei money manager sia del retail, che stanno in parte uscendo dai titoli di Stato Usa per acquisire asset rifugio come dollaro e oro. Piersimoni: Penso che il mercato stia interpretando correttamente le intenzioni dell’amministrazione americana. Buona parte di quello che veniva definito Trump trade - small cap, finanziari, alcuni segmenti dell’energia - sta andando bene. Ci sono stati momenti di forte avversione al rischio e di volatilità, soprattutto ad aprile dopo l’annuncio sui dazi, ma il mercato si è normalizzato molto rapidamente. L’amministrazione è vigile: il segretario al Tesoro Bessent interviene come un pompiere ogni volta che emergono movimenti preoccupanti sulla curva dei rendimenti. D. Do llaro debole, yen in rafforzamento, movimenti sul franco svizzero: sono le valute la parte difensiva dei portafogl i? Nelli: Quando si propone agli investitori una strategia globale serve offrire strumenti che proteggano dalle oscillazioni dei cambi, ma non bisogna dimenticare che la gestione attiva delle valute contribuisce all’alpha complessivo del portafoglio. L’aspetto più importante è evitare che un investitore in euro abbia un portafoglio dipendente solo dall’ andamento del dollaro , soprattutto in una fase di possibile debolezza strutturale della valuta americana. Piersimoni: Il dollaro oggi è debole per scelta politica, non per dinamiche casuali. Per questo non svolge più la funzione di protezione che aveva in passato. Possono funzionare altre valute , come il franco svizzero o, in parte, lo yen, ma soprattutto funziona la duration europea.I titoli di Stato europei, per un investitore in euro, sono uno strumento efficace di protezione nelle fasi di tensione. D. Vale la pena acquistare oro in ottica difensiva, ora che è sui massimi? Ferrante: L’oro ha una peculiarità: è un’ offerta anelastica . La produzione annua è di circa 3.500 tonnellate e la quantità totale di metallo esistente è stimata intorno a 220 mila. Questo significa che la domanda non trova una risposta sufficiente nella produzione. Coletta: L’oro e le materie prime tornano a essere una componente strutturale dei portafogli, anche per la clientela privata, all’interno di asset allocation ben diversificate. Il contesto geopolitico ha rafforzato negli ultimi mesi il loro peso strategico, in particolare quello dell’oro. Varaldo: In un contesto di dollaro debole, yen in rafforzamento e oro sui massimi, è in atto un’inversione di trend dopo anni di forza del biglietto verde. Per l’investitore europeo questo implica un maggiore peso delle asset class in euro e una diversificazione più ampia, che includa mercati emergenti , credito di qualità e strategie decorrelate, comprese le materie prime , per migliorare il profilo rischio-rendimento. D. Come vi state orientando, in ottica di diversificazione del portafoglio? Nelli: Oggi è possibile costruire portafogli di qualità e liquidi senza assumere eccessivo rischio di credito, grazie a rendimenti ancora interessanti sulla parte intermedia della curva. Questo permette di combinare reddito e potenziale di apprezzamento in caso di peggioramento del quadro macro e di un calo dei tassi superiore alle attese. Dal punto di vista globale, la diversificazione è interessante nei Paesi con poco spazio di intervento fiscale e dove i tassi reali sono elevati, come il Regno Unito e molte economie emergenti, caratterizzate da curve ripide e da un potenziale spazio per futuri tagli dei tassi. In Europa vediamo meno margine di manovra, a meno che l’euro non continui ad apprezzarsi in modo significativo. Ferrante: La diversificazione resta fondamentale sia sulla componente azionaria sia sul reddito fisso. Riteniamo interessanti i mercati emergenti e l’Europa può esserlo per un investitore eurocentrico . È anche vero che da molti anni appare conveniente dal punto di vista delle valutazioni, senza poi offrire performance particolarmente brillanti. Coletta: Sulla componente obbligazionaria stiamo consigliando una duration medio-lunga , tra 5 e 7 anni , di buona qualità e senza rischio di cambio. Sulla parte corta della curva assumiamo maggiore rischio, con un sovrappeso sugli emittenti dei mercati emergenti. Sull’azionario privilegiamo l’Europa, in particolare Germania e Svizzera, e siamo positivi su Giappone e Singapore. Gli Usa restano presenti nell’ asset allocation strategica, ma abbiamo ridotto il peso da overweight a neutral. Varaldo: I Treasury restano il mercato più liquido ed efficiente. La curva è invertita fino a circa due anni: c’è valore sulla parte breve, mentre sulla parte lunga esiste il rischio di un ulteriore irripidimento. I Treasury devono quindi restare in portafoglio , ma con attenzione alla duration e alla gestione del rischio dollaro, perché un’ulteriore svalutazione del 5-7% può incidere sui rendimenti in euro. Servono strategie che diversifichino per area geografica e per valuta , mantenendo però elevata la qualità del credito, sia negli Stati Uniti sia in Europa, con un sovrappeso sull’Europa. Piersimoni: Siamo d’accordo. Gli Usa devono restare in portafoglio dal punto di vista azionario, per la leadership tecnologica e l’eccellenza operativa delle imprese.Diverso è il discorso per il dollaro, che resterà debole per scelta politica , e per i Treasury. Per un risparmiatore in euro non vedo grande utilità nel debito americano. D. Come sono cambiati rischi e opportunità d’investimento? Nelli: Il rischio principale che vedo è una possibile sorpresa sul fronte dell’inflazione. Uno scenario di riaccelerazione dell’inflazione o di stagflazione, in cui i tagli non si materializzano, potrebbe creare problemi, perché i prezzi nominali degli asset sono coerenti con uno scenario di inflazione sotto controllo. In quel caso potrebbero soffrire sia le azioni sia le obbligazioni tradizionali. Ferrante: Nel 2025 gran parte degli utili globali proviene dagli Usa ed è legata all’ AI . Il tema resta centrale, ma richiede un approccio selettivo, anche perché i forti investimenti in corso rappresentano un potenziale rischio, aprendo spazio a opportunità anche in Asia. Coletta: Vediamo opportunità soprattutto nei settori healthcare e finanziario . Il rischio resta legato al tema dell’inflazione. All’interno di un’asset allocation ben diversificata riteniamo importante una quota di investimenti diretti e di attivi reali. Varaldo: L’AI resta un megatrend e continuerà a produrre risultati, ma le performance saranno molto differenziate tra i titoli. Continueranno a beneficiare di forti flussi tecnologia, difesa, sicurezza, i finanziari, le utility e in parte le tlc. Accanto ai settori tradizionali è importante inserire strategie a minore correlazione , come alternative, private market e total return, per migliorare la stabilità complessiva del portafoglio. Piersimoni: Negli Usa AI e farmaceutico richiedono ora una selezione più attenta . Sull’energia resto cauto: prezzi bassi del petrolio e dei carburanti sono una scelta politica che potrebbe proseguire fino alle elezioni di medio termine, limitando le opportunità di performance. (riproduzione riservata) (ha collaborato Elisabetta Piccininni) Leggi anche: Meglio bond emergenti e corporate europei al posto dei Treasury Usa

9 mins
Btp future: il trend primario rimane positivo

Btp future: il trend primario rimane positivo

Nella seduta di mercoledì 12 novembre il  Btp future  ( scadenza dicembre 2025 ) ha compiuto un veloce recupero ed è risalito oltre i 121,60 punti. Il trend di fondo rimane quindi positivo: da un punto di vista grafico, solo il breakout di quota 121,95 potrebbe fornire un segnale rialzista di tipo direzionale e aprire ulteriori spazi di crescita. Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza : pericolosa tuttavia una discesa sotto i 120,90 punti in quanto potrebbe innescare una rapida correzione e spingere i prezzi verso il successivo supporto grafico situato in area 120,45-120,30 punti. (riproduzione riservata)

9 mins
Ftse Mib: il quadro tecnico rimane contrastato

Ftse Mib: il quadro tecnico rimane contrastato

È stata una settimana movimentata sul mercato azionario italiano con l’indice Ftse Mib che, trainato dalla risalita del comparto petrolifero, ha tentato un allungo ma non è riuscito a superare i 45.600 punti. La situazione tecnica di breve periodo rimane quindi contrastata : prima di poter iniziare un nuovo trend al rialzo (che dovrà comunque affrontare un duro ostacolo in area 45.770-46.000 punti) sarà pertanto necessaria una fase riaccumulativa. Solo il breakout (confermato in chiusura di seduta) dei 46.000 punti, infatti, potrebbe fornire un nuovo segnale rialzista di tipo direzionale e aprire ulteriori spazi di crescita (con un primo target in area 46.460-46.500 e un secondo obiettivo a ridosso dei 46.750 punti). Pericolosa invece una discesa sotto i 44.500 punti in quanto potrebbe innescare una rapida correzione e spingere i prezzi verso i successivi supporti grafici situati a quota 44.050-44.020 prima e in area in area 43.500-43.370 in un secondo momento. Tra le azioni più interessanti segnaliamo A2a e Eni. Il primo ha infatti compiuto un nuovo balzo in avanti ed è salito oltre i 2,56 euro. L’analisi quantitativa conferma la presenza di un solido trend rialzista di breve termine, con i principali indicatori direzionali (Macd, Parabolic SaR e Vortex) che si trovano in posizione long. Prima di un ulteriore allungo, (che avrà un primo target in area 2,5940-2,60) è comunque probabile una fase laterale di consolidamento al di sopra dei 2,48 euro. Da seguire anche l’andamento di Eni che ha strappato con decisione al rialzo ed è salita oltre i 17,50 euro. La situazione tecnica appare costruttiva: la tenuta del supporto grafico posto in area 17-16,90 euro può favorire una fase riaccumulativa e creare le premesse per un nuovo spunto rialzista. (riproduzione riservata)

9 mins
Euro-dollaro: prima resistenza a quota 1,20

Euro-dollaro: prima resistenza a quota 1,20

{mfgraph} Nella giornata di giovedì 29 gennaio il cambio Euro/Dollaro ( EUR/USD ) non è riuscito a superare quota 1,20 e ha subito una correzione intraday. La situazione tecnica rimane costruttiv a (i principali indicatori direzionali si trovano infatti in posizione long) anche se, prima di un nuovo allungo, è probabile una fase laterale di assestamento (necessaria per scaricare il forte ipercomprato di brevissimo termine). Solo il breakout di 1,2050 potrebbe fornire una nuova dimostrazione di forza . Difficile per adesso ipotizzare un’inversione ribassista di tendenza: un’eventuale correzione troverà infatti un valido sostengo in area 1,1850-1,1835 . Importante la tenuta di questa zona in quanto può favorire la costruzione di una base accumulativa. (riproduzione riservata)

9 mins