In uno dei prossimi cdm approderà la proposta del governo per estendere la Zona economica speciale anche alle regioni del Nord Italia. Lo ha anticipato la premier Giorgia Meloni, intervenendo all’evento del Gazzettino «Oltre le Radici» e precisando che si tratterà, «almeno in prima battuta, di ampliare le semplificazioni autorizzative oggi previste dalla Zes unica al Sud, consentendo a chi vuole investire di farlo in modo più semplice. Con la Zes un imprenditore che vuole investire non aspetta anni, non deve girare per gli uffici, ha un solo sportello e tempi certi», ha aggiunto la presidente del Consiglio. D’altronde, così si eviterebbero sia possibili contestazioni da parte dell’Unione europea sull’ampliamento del beneficio fiscale a tutto il Paese, sia un fabbisogno finanziario troppo elevato.
Eppure non si può ignorare che si tratti di una sorta di ridimensionamento dell’obiettivo che vari esponenti della maggioranza di governo avevano espresso negli ultimi mesi. Si era partiti, infatti, dall’idea di estendere effettivamente tutti gli strumenti validi per la Zes Unica del Mezzogiorno (che copre Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, più le Marche e l’Umbria) alle otto regioni settentrionali. Però sarebbero necessari circa 3 miliardi di euro per riuscire a garantire anche per in Nord crediti d’imposta fino al 60% per i nuovi investimenti, agevolazioni fiscali concordate con Regioni ed enti locali, incentivi alle assunzioni e procedure amministrative semplificate. Insomma le coperture richieste sarebbero quantitativamente le stesse necessarie per il nuovo taglio Irpef, ossia l’estensione dell'aliquota al 33% fino a 60.000 euro, che sembra una delle poche certezze della prossima manovra.
Anche per l’ultima legge di Bilancio di questa legislatura il nodo restano le risorse, ancor di più dopo la conferma da parte dell’Istat del deficit 2025 oltre il 3% necessario per uscire dalla procedura d’infrazione. Ecco spiegato il ridimensionamento sulla Zes. Però, stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza, non sarebbe da escludere che in manovra troverà spazio una norma per riuscire ad estendere gli incentivi della Zona economica speciale ma solo alle regioni del Nord che confinano con altri Stati, e che quindi possono risultare colpite da una concorrenza impari: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Non sono certo un segreto i divari salariali tra Como e la Svizzera o per esempio le differenze nei costi dell’energia e dei carburanti tra Trieste e la Slovenia.
Un’altra ipotesi per riuscire a replicare il modello della Zes Unica, ma in maniera più circoscritta, sarebbe coinvolgere solo alcuni comparti produttivi, tra cui quello delle energie rinnovabili. O ancora, l’accesso alle agevolazioni riservato agli investimenti superiori a una determinata soglia. Intanto però una certezza sembra esserci: presto il governo opererà una sburocratizzazione lungo tutto lo Stivale. (riproduzione riservata)