«Il presidente ha parlato. Punto». Così Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per le partnership globali, commenta l’ultimo, inequivocabile post su Giorgia Meloni di Donald Trump.
Non è un bel segnale la laconicità di Zampolli, che per sua natura è molto ciarliero. Ieri lo storico amico di Trump (si conoscono da 32 anni) aveva cercato di stemperare la situazione invitando il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva appena annullato la sua visita di Stato a Miami in programma il 21 e il 22 giugno, a venire comunque nella città della Florida per vedere la partita del mondiale di calcio Uruguay-Capo Verde. Sarebbe stato un esempio di sport diplomacy: passare un paio d’ore rilassanti allo stadio, al di fuori dell’ufficialità, avrebbe potuto aiutare a chiarire le incomprensioni.
Ma ormai la crisi è salita di livello, non c’è spazio per la sport diplomacy. Qualcuno ricorda che Donald Trump ha la memoria lunga, non dimentica niente. Quindi non si tratta di una crisi passeggera, chi pensa che finirà a tarallucci e vino è un illuso. (riproduzione riservata)