Webuild entra nella partita Trevi e lancia un’opa concorrente in contanti da 4,50 euro per azione, sfidando l’offerta pubblica di scambio annunciata da Icop lo scorso 28 giugno. Il gruppo guidato da Pietro Salini punta ad acquisire il controllo della società di Cesena specializzata nelle fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo, con l’obiettivo finale del delisting da Euronext Milan.
L’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria annunciata da Webuild riguarda il 95% del capitale di Trevi, pari a 62,3 milioni di azioni, considerando che il gruppo già possiede una quota del 4,998% (3,28 milioni di azioni). Il corrispettivo è interamente in contanti e pari a 4,50 euro per azione (premio di circa il 4,2% rispetto alla chiusura di giovedì), per un controvalore massimo dell’operazione di 280,35 milioni di euro.
Il prezzo incorpora un premio del 29,8% rispetto alla quotazione di Trevi del 26 giugno scorso, ultimo giorno di borsa aperta prima dell’annuncio dell’offerta Icop, quando il titolo valeva 3,467 euro. Il premio sale al 31,7% sulla media del mese precedente e al 39,4% sulla media dei tre mesi precedenti.
L’offerta di Webuild si presenta quindi come un’alternativa in contanti all’operazione promossa da Icop, strutturata invece come un’offerta pubblica di scambio con assegnazione di azioni della società friulana. Webuild sottolinea che la propria proposta attribuisce a Trevi una valorizzazione superiore del 14,4% rispetto a quella implicita nell’operazione Icop, considerando il prezzo di borsa delle azioni Icop alla vigilia dell’annuncio.
Al centro della strategia di Webuild c’è l’integrazione industriale tra due gruppi attivi nella realizzazione di grandi infrastrutture. Trevi, secondo Webuild, consentirebbe di rafforzare le competenze interne nelle fondazioni speciali e nelle opere geotecniche, attività sempre più rilevanti nei grandi progetti infrastrutturali, dai tunnel alle dighe fino alle opere ferroviarie.
Il gruppo delle costruzioni punta inoltre a un maggiore controllo sulle fasi esecutive dei cantieri, riducendo il ricorso a fornitori esterni e rafforzando il posizionamento nelle gare per progetti complessi ad alto contenuto tecnologico.
L’operazione, secondo le stime comunicate da Webuild, potrebbe generare sinergie industriali e commerciali per 80-90 milioni di euro di ebitda annuo a regime. Il contributo complessivo all’ebitda del gruppo, includendo le sinergie, è stimato tra 150 e 170 milioni di euro.
Le sinergie arriveranno sia dal lato dei ricavi sia da quello dei costi. Sul fronte commerciale, Trevi potrà accedere al portafoglio ordini e alla pipeline di Webuild, mentre il gruppo potrà internalizzare alcune attività oggi affidate a terzi. Sul fronte dei costi sono attese economie di scala negli acquisti, ottimizzazione dei processi operativi e risparmi sui costi centrali e sulle attività di ricerca e sviluppo.
Webuild indica inoltre possibili benefici finanziari legati al rafforzamento del profilo creditizio di Trevi, con un potenziale miglioramento dell’accesso ai mercati dei capitali e condizioni di finanziamento più favorevoli.
La società di Cesena arriverebbe così all’interno di un gruppo con un portafoglio ordini complessivo di circa 54 miliardi di euro. Webuild assicura che Trevi manterrebbe la propria identità italiana, con il centro direzionale in Italia e la valorizzazione delle competenze tecniche e manageriali sviluppate negli anni.
Webuild è assistita da Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo-Divisione Imi, Cib, Natixis e Provasoli Advisory 20 Partners quali consulenti finanziari e da Giliberti Triscornia e Associati e dallo Studio Carbonetti e Associati quali consulenti legali.
La sfida ora si sposta sugli azionisti. Tra i principali soci di Trevi figurano Cdp Equity con il 21,27%, Praude Asset Management con il 13,98% e Polaris Capital Management, storico investitore della società dal 2008, con una partecipazione del 9,99% secondo i dati riportati da Webuild.
Il cda di Trevi aveva già preso atto dell’offerta Icop il primo luglio scorso, precisando che l’operazione non era stata sollecitata né preventivamente discussa con l’offerente. Ora il consiglio dovrà valutare la nuova proposta concorrente di Webuild.
L’opa è subordinata, tra le altre condizioni, al raggiungimento di una soglia minima del 66,7% dei diritti di voto. In caso di successo e qualora vengano raggiunte le soglie previste dalla normativa, Webuild punta al ritiro del titolo dalla quotazione. Se arrivasse almeno al 90% del capitale, il gruppo ha già dichiarato l’intenzione di esercitare il diritto di acquisto delle azioni residue. (riproduzione riservata)