Una lettera di Webuild indirizzata al Consiglio dei ministri, al Mef e ai Trasporti ha mandato il titolo in rosso a Piazza Affari facendo perdere l’8% a 2,01 euro. Le prime indiscrezioni di stampa (su Il Fatto Quotidiano) sono state smentite dall’azienda, mentre poche ore più tardi ha iniziato a circolare il documento, datato 30 luglio 2026, in cui il general contractor - impegnato nel frattempo in un’opa su Trevi - fa il punto su 30 miliardi di commesse con Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), i cui pagamenti sono in deciso ritardo. Webuild ha puntualizzato che lo Stato, nel frattempo, ha ripreso a saldare il dovuto. La prova del nove è la conferma da parte sua delle guidance 2026.
Nell’oggetto della lettera si parla di «grave squilibrio economico-finanziario»: secondo il documento l’ammontare dei crediti scaduti e non pagati da Rfi si attesta da mesi intorno a 800 milioni. Webuild sottolinea che non si tratta di uno sfasamento fisiologico dei cicli di fatturazione, ma è una giacenza strutturale. Per farvi fronte l’azienda è ricorsa allo smobilizzo bancario, ma questa leva è «oggi in larga parte esaurita» e non può supplire stabilmente all’inadempimento della committenza.
I contratti in esecuzione, poi, sono gravati da riserve iscritte per 22 miliardi, di cui 13 riferiti a oneri già integralmente sostenuti, lavorazioni eseguite, personale retribuito, fornitori e subappaltatori già pagati. Le questioni contrattuali (con le relative maggiorazioni dei costi in fase di esecuzione) vengono regolarmente rinviate ai Collegi Consultivi Tecnici, che però non operano in via rapida. I tempi delle decisioni sono incompatibili con i ritmi del cantiere e il contenzioso si accumula senza mai arrivare a definizione. Applicando l’indice medio di riconoscimento storicamente registrato dai Collegi - pari al 29% del petitum - Webuild calcola un importo di 6-7 miliardi come stima attendibile dell’esito del contenzioso in corso.
A questa cifra vanno aggiunte le risorse addizionali per completare le opere in essere, ovvero 10 miliardi di euro, per Terzo Valico e Nodo di Genova (3 miliardi), Circonvallazione di Trento e appalti siciliani Palermo-Catania (3 miliardi), adeguamento importi contrattuali (3 miliardi), quadruplicamento Verona-Vicenza-Padova (3 miliardi). Si arriva così a 17 miliardi. La società parla anche di «fabbisogno di cassa immediato per le sole misure di prima applicazione» per 1,8 miliardi. (riproduzione riservata)