Warren Buffett e la guerra: serve liquidità contro le crisi, il mercato non è il gioco d’azzardo. E se fossi alla Fed...
Warren Buffett e la guerra: serve liquidità contro le crisi, il mercato non è il gioco d’azzardo. E se fossi alla Fed...
L’Oracolo di Omaha parla per la prima volta dopo aver lasciato la carica di ceo di Berkshire Hathaway, in cui è ancora coinvolto «nel rispetto dei ruoli»

di Becky Quick (Cnbc)  02/04/2026 16:43

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Intervistato dalla Cnbc, Warren Buffett affronta a 360 gradi i grandi temi del panorama economico-finanziario odierno: dalla Fed alla guerra senza dimenticare la sua creatura, Berkshire Hathaway.

Domanda. Questa è la prima volta che parliamo con lei da quando ha lasciato la posizione di ceo di Berkshire Hathaway. Com’è cambiata la sua vita?
Risposta.
Non è cambiata molto. Vado comunque in ufficio ogni giorno. La differenza è che mi serve più tempo per fare le cose. Greg Abel (il suo successore come ceo, ndr) è bravissimo, quasi imbarazzante per quanto è bravo. Copre più terreno in un giorno di quanto io facessi in una settimana, persino nei miei anni migliori.

D. È ancora coinvolto negli investimenti?
R.
Sì, in parte. Non voglio fare grandi errori e continuo a seguire quello che succede. Greg riceve aggiornamenti costanti, e se non fosse d’accordo con qualcosa che faccio, semplicemente non la faremmo.

D. Quanta liquidità ha oggi Berkshire?
R
. Non so il numero preciso in questo momento, ma siamo probabilmente oltre i 350 miliardi di dollari tra contanti e Treasury Bills.

D. Berkshire è uno dei maggiori compratori di T-bills?
R.
Probabilmente sì. Ci piacciono perché vogliamo essere pronti a qualsiasi evenienza.

D. Il recente calo dei mercati le fa pensare che ci siano occasioni da cogliere?
R.
No, non particolarmente. Nella storia di Berkshire ho visto il mercato scendere molto più del 50% per tre volte. Un ribasso del 5% o del 6% non è qualcosa che mi entusiasmi. Noi non siamo qui per fare piccoli movimenti tattici: compriamo aziende, non ticker.

D. State aspettando un grande crollo per impiegare la liquidità?
R.
Se ci sarà un grande calo, useremo la liquidità. Ma non perché vogliamo «comprare il mercato»: lo faremo solo se troveremo aziende che capiamo davvero e che siano attraenti per noi.

D. Si è pentito di aver venduto Apple?
R.
No. L’ho venduta troppo presto, questo sì, ma non me ne pento. Non so cosa farà un titolo la prossima settimana o il prossimo mese. Apple resta comunque una società straordinaria.

D. È preoccupato da possibili regolamentazioni sulle big tech come Apple?
R.
Credo che i consumatori le amino troppo perché Washington faccia qualcosa che le danneggi davvero. Apple è un prodotto eccezionale. Tim Cook ha fatto un lavoro straordinario.

D. Come guarda alle aziende tecnologiche e al boom dell’intelligenza artificiale?
R.
Non è il mio campo. Non sarei bravo in quello e, francamente, sono troppo indietro per imparare da zero. Con Apple ho ragionato in modo diverso: non l’ho mai vista come una classica azienda tech, ma come un prodotto di consumo formidabile e indispensabile.

D. Se oggi fosse alla Fed, cosa la preoccuperebbe di più: l’inflazione o il mercato del lavoro?
R.
Mi preoccuperei soprattutto della stabilità della valuta e del sistema finanziario. Il dollaro è la valuta di riserva del mondo. Se qualcosa dovesse andare storto lì, sarebbe un problema enorme.

D. Taglierebbe i tassi?
R.
Non lo so. Penso che Powell, nel marzo del 2020, abbia fatto la cosa giusta e l’abbia fatta al momento giusto. Se avesse aspettato anche solo due o tre settimane, sarebbe stato un disastro.

D. L’inflazione è un problema?
R.
Sì. Mi piacerebbe un obiettivo di inflazione pari a zero. Quando dici che tollererai il 2%, nel tempo quello pesa moltissimo sul potere d’acquisto.

D. È il sistema bancario o il credito privato a preoccuparla di più in questo momento?
R.
Sono tutte parti dello stesso sistema. I problemi di un’area possono diffondersi altrove. Non so esattamente cosa stia accadendo nel credito privato, ma voglio essere preparato a qualsiasi scenario. Per questo Berkshire avrà sempre tanta liquidità.

D. Quindi quei 350 miliardi (la liquidità di Berkshire, ndr) non significano necessariamente che prevede una crisi imminente?
R.
No. Significano solo che voglio essere pronto. Non voglio mai trovarmi costretto a comprare qualcosa solo perché il mercato sale. L’idea che qualcuno sappia davvero cosa farà il mercato è, francamente, assurda.

D. Vede una componente assimilabile al gioco d’azzardo nei mercati di oggi?
R.
Assolutamente sì. L’America ha una straordinaria cattedrale economica, ma attaccato a quella cattedrale c’è anche un casinò. E alle persone piace scommettere. Piace nel gioco d’azzardo sportivo, piace nei mercati, piace ovunque.

D. Quindi non è un fan né dei mercati previsionali né del day trading?
R.
Non mi piace quando si trasforma tutto in gioco. E mi piace ancora meno quando il governo trae profitto da questa tendenza. Non penso che il governo debba comportarsi in modo cinico verso i propri cittadini.

D. Il Medio Oriente e il rialzo del petrolio cosa significano per Berkshire?
R.
Hanno un impatto sulle nostre partecipazioni in Chevron e Occidental, e ovviamente sull’energia in generale. Ma questo non significa che io sappia prevedere cosa succederà domani.

D. Ha donato quasi 60 miliardi di dollari dal 2006. Guardando alla filantropia, cosa la rende più orgoglioso?

R. Il Giving Pledge (la campagna benefica fondata dai coniugi Gates e Buffett). Sono sorpreso in positivo dal numero di persone che hanno aderito. Credo abbia spinto molte persone a dare più di quanto avrebbero fatto altrimenti.

D. Alcuni miliardari sostengono che il Giving Pledge sia diventato troppo ideologico. Cosa risponde?

R. Se non piace, non devono aderire. Nessuno è obbligato. Ma resto convinto che abbia fatto del bene.

D. Com’è il suo rapporto con Bill Gates?
R.
Non ho parlato con lui da quando è emersa la faccenda (gli Epstein files, ndr). Non voglio essere a conoscenza di cose per cui sarei chiamato a testimoniare.

D. Un ultimo pensiero?
R.
L’America resta la meraviglia del mondo. Ma è anche un Paese profondamente diviso, e questa polarizzazione rende più difficile affrontare i problemi. È una delle grandi sfide del momento. (riproduzione riservata)

Alla traduzione ha collaborato Raffaele Crocitti