Le elezioni di metà mandato degli Stati Uniti di novembre non saranno solo il banco di prova per Donald Trump dopo due turbolenti anni di governo, ma anche un importante passaggio per il mercato azionario. Che arriva all’appuntamento delle Midterm intorno ai massimi storici, ma non certo impermeabile ai rischi. Su tutti, la iper-concentrazione dell’S&P 500 in pochi titoli tecnologici (che rappresentano circa un terzo dell’indice) e le altissime valutazioni delle azioni AI. Un’analisi di Bdl Capital Management ha inoltre rivelato come, negli anni delle Midterm dal 1970 a oggi, l’indice Msci World dei mercati sviluppati, in cui gli Usa pesano per il 70%, tenda sistematicamente a sottoperformare gli anni non elettorali nei mesi che precedono l’apertura delle urne, per poi riprendersi.
I mercati azionari a stelle e strisce arrivano comunque all’appuntamento delle Midterm con l’S&P 500 che, per un investitore in euro (complice il dollaro debole) sta guadagnano il 20%. La performance, spiega Martin Todd, head of sustainable impact investing di Federated Hermes, è «in gran parte dovuta alle revisioni degli utili, che dall’inizio dell’anno sono aumentate di oltre il 18% per l’S&P 500». La spesa per le infrastrutture di intelligenza artificiale, osserva il money manager, «rappresenta il principale driver di crescita per il 2026 e gli anni a venire», con ricadute che possono andare dal tech «ai settori industriale, utility ed energetico».
La tabella in basso elaborata da Fida mostra i primi dieci comparti di investimento specializzati nelle borse Usa, ordinati per rendimento da inizio anno. Nella lista non compaiono Etf passivi: segnale del fatto che nel 2026 la gestione attiva sta facendo la differenza. La performance media dei comparti è del 25,2%, che passa al 27,5% a un anno e supera il 76% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi annui dell’1,4%, decisamente più elevati degli Etf dove alcune repliche dell’S&P 500 arrivano a costare perfino lo 0,03% o 0,05% annuo.
Con il fondo AZ F.1 Eq. American Opportunities Azimut occupa il terzo posto in classifica Fida, forte di una performance del 25,6% da gennaio con costi annui dell’1,8%. «I settori più sensibili alle decisioni politiche come sanità, servizi finanziari ed energia, insieme ai titoli ciclici sensibili ai tassi d'interesse, potrebbero essere più volatili a ridosso del voto», spiegano i gestori di Kennedy Capital Management, società americana del gruppo. Detto ciò, «a guidare l'azionario statunitense saranno i fondamentali, ben più dell'esito elettorale». In questo contesto, i money manager con il fondo in questione si concentrano su small cap che abbiano «catalizzatori sottovalutati, come un nuovo prodotto, un'acquisizione o una ristrutturazione aziendale, in grado di incrementare in modo duraturo i flussi di cassa prima che il mercato ne incorpori il valore nei prezzi». Come approccio i gestori alleggeriscono o liquidano le posizioni «quando i prezzi raggiungono i nostri target, reinvestendo il capitale in nuovi catalizzatori supportati da bilanci solidi».
Dal canto suo T. Rowe Price compare in graduatoria con il comparto Us Large Cap Value Equity A, che da inizio anno guadagna il 24,7% con commissioni dell’1,5%. Le aziende più esposte al fattore Midterm, segnala il portfolio specialist Eric Papesh, «sono quelle che dipendono dalle decisioni governative, come le compagnie di assicurazione sanitaria e i fornitori di servizi sanitari, le società del settore energetico e le banche, settori in cui le scelte normative possono incidere in modo significativo sugli utili». Per questo il money manager suggerisce di «non cercare di predirne l'esito né di prendere decisioni d'investimento in base al partito che potrebbe vincere».
Nel fondo in questione, ad esempio, «le posizioni in ogni singola azienda rappresentano solitamente meno del 2% del portafoglio», con una maggiore concentrazione «in tecnologia, servizi finanziari e healthcare».
Anche il fondo Neuberger US Large Cap Value A è specializzato nella ricerca di titoli sottovalutati: da inizio anno il comparto guadagna anch’esso il 24,7% con costi dell’1,5%. David Levine, gestore del comparto, riconosce che il recente aumento dei rendimenti obbligazionari (il Treasury decennale si aggira intorno al 5,2%) possa «rappresentare un ostacolo alla crescita e, in ultima analisi, mettere a dura prova le valutazioni azionarie, ma potrebbe non esercitare una pressione significativa fino a dopo la fine dell’anno». In questo contesto, il money manager guarda con interesse soprattutto al settore «dei metalli e delle attività estrattive, dato che lo sviluppo dell’AI stimola la domanda di rame, e quello energetico, dove abbiamo mantenuto una posizione di sovrappeso già prima delle recenti turbolenze in Medio Oriente sulla base delle valutazioni storiche e delle dinamiche di domanda e offerta».
AllianceBernstein con il fondo Ab Sicav US Value realizza nel 2026 una performance del 24,1%, con commissioni annue dell’1,5%. «In vista delle elezioni di metà mandato il dibattito sui mercati si concentra su alcuni temi chiave, tra cui l’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale, le recenti modifiche alla copertura sanitaria e il bilancio della difesa», elenca Snezhana Otto, portfolio manager del comparto. Il money manager di AllianceBernstein però cerca di esporsi a settori «meno esposti a queste dinamiche, come l’aerospazio commerciale, l’agricoltura e la ricerca farmaceutica, dove i fondamentali sugli utili appaiono più solidi di quanto suggeriscano le valutazioni di mercato». Molte di queste società, conclude Otto, «presentano flussi di cassa duraturi e significative barriere all’ingresso, pur ricevendo minore attenzione dagli investitori rispetto ai settori growth più in vista». (riproduzione riservata)