Wall Street, il panico può creare opportunità: ecco cosa dicono i precedenti storici
Wall Street, il panico può creare opportunità: ecco cosa dicono i precedenti storici
Dopo il crollo di giovedì, il Volatility Index ha registrato il maggiore rialzo giornaliero da aprile 2025. I precedenti storici indicano possibili recuperi nei sei mesi successivi, ma il rischio di nuovi ribassi resta elevato nel breve periodo

di di Giusy Iorlano 06/11/2026 16:09

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La paura sui mercati americani potrebbe trasformarsi in un’opportunità per gli investitori. La brusca impennata del Vix (Volatility Index), il cosiddetto indice della paura di Wall Street, dopo la pesante seduta di giovedì 5 novembre riporta infatti al centro una delle regole più note dei mercati: comprare quando il pessimismo raggiunge livelli estremi.

Il Cboe Volatility Index è balzato di oltre 11 punti, passando da 16,6 a 28,2, segnando il maggiore incremento giornaliero da aprile 2025, durante la settimana dell’annuncio dei dazi commerciali statunitensi ribattezzata Liberation Day. Un movimento che ha accompagnato una delle peggiori sedute recenti per le Borse americane e che, secondo le statistiche storiche, potrebbe anticipare una fase di recupero.

Cosa insegna la storia del Vix

L’analisi di Bespoke Investment Group ha individuato 19 episodi, dal 1990 a oggi, in cui il Vix è aumentato di almeno cinque punti partendo da un livello inferiore a 20. Nei tre mesi successivi a questi eventi, l’S&P 500 ha registrato un rendimento mediano del 4,2%, mentre a sei mesi il rialzo mediano è salito al 4,8%.

Anche la frequenza dei risultati positivi offre indicazioni interessanti: l’indice è risultato in territorio positivo nel 68% dei casi dopo tre mesi e nel 79% dopo sei mesi.

Per Paul Hickey, cofondatore di Bespoke, queste improvvise accelerazioni della volatilità ricordano il passaggio di un temporale estivo. Dopo una fase di apparente tranquillità, il cielo si oscura rapidamente, ma i fenomeni più intensi tendono a esaurirsi in tempi relativamente brevi.

Nel breve periodo il rischio non è ancora alle spalle

Il quadro cambia, tuttavia, se si restringe l’orizzonte temporale. A un mese dagli episodi considerati, il rendimento mediano dell’S&P 500 è stato positivo per il 2,1%, ma quello medio è risultato negativo dello 0,4%.

La differenza è legata ad alcuni casi particolarmente pesanti, nei quali l’impennata della volatilità aveva anticipato ulteriori vendite. Tra questi figura il 24 febbraio 2020, quando il mercato stava entrando nella fase iniziale del crollo provocato dalla pandemia di Covid-19. Anche nel 1990 si erano verificati episodi di forti ribassi successivi a un aumento improvviso del Vix.

Il segnale, dunque, non indica necessariamente che il minimo sia già stato raggiunto. Suggerisce piuttosto che, su un orizzonte di alcuni mesi, le fasi di panico possono offrire punti d’ingresso interessanti, pur lasciando aperta la possibilità di nuove correzioni nel breve termine.

Tecnologia e semiconduttori sotto pressione

La seduta di giovedì ha colpito in modo particolarmente violento i titoli tecnologici. Il Nasdaq 100 ha registrato la peggiore giornata da marzo 2020, mentre il Vxn, l’indice che misura la volatilità attesa del Nasdaq 100, è salito di oltre 13 punti fino a 38,3, il livello più alto dall’11 aprile 2025.

La pressione sulle vendite si è concentrata anche sui semiconduttori. L’Etf VanEck Semiconductor (SMH) è arrivato a scambiare sotto il proprio valore patrimoniale netto, un segnale della forza delle liquidazioni sul comparto.

Eppure, il posizionamento degli operatori sul mercato delle opzioni non mostrava ancora un’inversione del sentiment. Giovedì sono state scambiate 900mila opzioni sull’Etf, di cui 670mila put, strumenti utilizzati per proteggersi dai ribassi o per assumere posizioni ribassiste.

Secondo i dati di SpotGamma, su 1,7 miliardi di dollari di premi complessivamente scambiati, ben 1,5 miliardi riguardavano opzioni put.

Il panico può creare opportunità, ma non garantisce il rimbalzo

Anche la dimensione delle perdite registrate nella seduta evidenzia l’eccezionalità del movimento. Secondo OddStats, prima di giovedì si erano verificati soltanto altri 12 casi nella storia in cui l’S&P 500 aveva perso almeno il 4% e il Nasdaq 100 almeno il 6% nella stessa giornata. Tra questi figurano un episodio durante la settimana del Liberation Day del 2025 e tre sedute nella fase della pandemia del 2020.

Per gli investitori, il messaggio che emerge dai dati è duplice: le impennate improvvise del Vix hanno spesso preceduto rendimenti positivi dell’azionario nel medio periodo, ma non escludono ulteriori fasi di turbolenza.

La volatilità, quindi, può trasformarsi in un indicatore da monitorare per individuare opportunità di ingresso, soprattutto dopo una correzione violenta. Ma il livello raggiunto dall’indice della paura, da solo, non basta a certificare che Wall Street abbia già toccato il fondo. (riproduzione riservata)