A un picco segue un calo e questa stagione degli utili ne sarà la testimonianza, secondo J. Safra Sarasin. Le super trimestrali americane viste nelle ultime settimane – l’81% delle quali ha battuto le stime del mercato, portando l’eps (utile per azione) a salire del 34% anno su anno –, hanno infatti beneficiato di una congiuntura molto peculiare che però sta per finire.
Il boom degli investimenti in intelligenza artificiale ha fatto la sua parte: la sola Nvidia ha contribuito alla crescita del 3,2% anno su anno dell’S&P 500 nel secondo trimestre, come indicato dallo specialista Wolf von Rotberg di J. Safra Sarasin. Ma non solo. L’impennata del 150% dell’eps del settore energetico ha portato all’incremento del 5% dell’earning per share dell’indice S&P500.
Questa curva ascendente è stata ovviamente spinta dagli aumenti dei prezzi del petrolio e delle benzina. Ma l’indebolimento dei prezzi e il ripristino - anche se non completo – della navigabilità dello Stretto di Hormuz ha portato a un indebolimento del contributo positivo.
Negli ultimi anni gli oneri finanziari sono calati, portando le aziende americane del settore finanziario a pagare meno interessi sul debito. La tendenza è stata però contestuale a «uno dei più marcati rialzi di interesse», sottolinea l’esperto. Come si spiega, allora? Primo punto: con i tassi bassi, le società tecnologiche, ricche di liquidità, hanno messo i loro soldi in banca o in titoli di Stato sicuri, incassando miliardi di dollari di guadagni (interessi attivi). Secondo: con i tassi bassi, le aziende hanno pre-finanziato «gran parte delle emissioni necessarie prima dell’impennata dei tassi nel 2022». Solo recentemente «i volumi di emissione hanno ripreso a crescere, con circa 800 miliardi di dollari arrivati sul mercato statunitense dall’inizio dell’anno».
Sempre più diffuso è anche il ricorso alla leva finanziaria: «Poiché la spesa in capex degli hyperscaler è destinata a crescere ulteriormente e a pesare sul free cash flow, è probabile che i volumi di emissione obbligazionaria rimangano elevati nei prossimi trimestri». Da qui un aumento dell’onere finanziario netto.
Secondo Sarasin anche gli ammortamenti sono destinati ad accumularsi. Mentre «un dollaro investito da un hyperscaler in chip o infrastrutture viene ammortizzato nel tempo», lo stesso dollaro «viene contabilizzato immediatamente come ricavo e profitto nel conto economico del produttore di chip o di infrastrutture». Ma con il passare del tempo, «l’effetto positivo sugli utili a livello di indice aggregato si inverte. Gli ingenti investimenti in capex di oggi si tradurranno in ingenti ammortamenti domani». In dieci anni Sarasin ipotizza una crescita dall’8% delle vendite nel 2025 al 22% nel 2030.
Infine le aziende hanno beneficiato della debolezza del dollaro sul tasso di cambio, ma il sostegno di questo fenomeno sull’eps «dovrebbe essere completamente scomparso nei risultati del terzo trimestre 2026». Il rafforzamento della valuta statunitense inizierà dunque a pesare sulle stime degli utili. (riproduzione riservata)