Nei sei mesi successivi agli ultimi quattro appuntamenti di Midterm, le elezioni di metà mandato che rinnovano la Camera e un terzo del Senato, l’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno chiuso sempre in positivo. Quattro volte su quattro. In media, il primo indice ha guadagnato l’8,4%, mentre il secondo ha registrato un rialzo del 12,8%. Una regolarità che alimenta le attese di un mini rally dopo il voto del 3 novembre.
Anche JP Morgan riconosce che storicamente i mesi successivi a Midterm tendono a essere favorevoli alle azioni. L’impatto delle elezioni sui settori dipende però dallo scenario politico, mentre la performance già accumulata dai listini potrebbe limitare ulteriori guadagni. Dall’inizio del ciclo presidenziale l’S&P 500 è salito di circa il 32% e il Nasdaq 100 del 41%. La domanda, dunque, non è soltanto se Wall Street salirà dopo il voto, ma quali società potranno continuare a crescere nei diversi scenari politici e macroeconomici.
Il punto di partenza è il possibile ridimensionamento della maggioranza repubblicana. Secondo le probabilità di mercato riportate da JP Morgan a inizio ottobre, i democratici sono favoriti per riconquistare la Camera e hanno rafforzato le possibilità di conquistare anche il Senato.
Per gli investitori, però, un Congresso diviso non equivale necessariamente a un risultato negativo. JP Morgan ritiene che lo stallo legislativo possa ridurre il rischio di nuove iniziative normative, soprattutto nei comparti della sanità e della tecnologia, e rendere più prevedibile il quadro regolamentare. Dal 1950, secondo le elaborazioni della banca, l’S&P 500 ha guadagnato in media il 21% nei due anni successivi alle elezioni quando si è verificato uno stallo legislativo, contro il 18% nei periodi di controllo di un solo partito.
Anche nell’ipotesi di una vittoria democratica in entrambe le Camere, le possibilità di attuare una nuova agenda legislativa sarebbero limitate dalla Casa Bianca repubblicana e dal potere di veto presidenziale. Se invece i repubblicani mantenessero il controllo di Camera e Senato (improbabile), lo scenario sarebbe più favorevole alla continuità delle politiche fiscali e alla deregolamentazione. In entrambi i casi, osserva JP Morgan, i temi della sicurezza nazionale e della ricostituzione degli arsenali possono beneficiare di un sostegno bipartisan.
Le elezioni non sono però l’unica variabile da seguire. «Il calendario può dirci quando il vento ha storicamente soffiato a favore, ma non quale barca scegliere», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. La selezione dei titoli deve fare i conti con un Treasury decennale intorno al 5,3% e un Brent a 100 dollari al barile, due elementi che possono condizionare le valutazioni azionarie e i margini delle imprese.
Il costo del denaro è particolarmente rilevante per i titoli più sensibili ai tassi, mentre il petrolio pesa sui consumatori e sulle società energivore. Il rischio è che un’inflazione persistente costringa la Fed a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. JP Morgan segnala inoltre che la volatilità tende storicamente a salire nei mesi che precedono il voto, per poi ridursi dopo le elezioni.
Tra le idee indicate da eToro, Rtx è una scommessa sulla domanda di sistemi di difesa aerea, missili e ricostituzione degli arsenali. Il titolo ha corretto quasi il 20% dai massimi, mentre il consenso sugli utili per i prossimi dodici mesi è cresciuto di circa il 21%, fino a 7,37 dollari per azione. Il rapporto prezzo/utili forward è sceso a 24,7 volte, dalle circa 30 volte dell’estate. La tesi è che la correzione abbia ridotto le valutazioni senza compromettere le prospettive operative, in un comparto sostenuto da programmi pluriennali e tensioni geopolitiche.
La difesa è anche uno dei temi del portafoglio di AcomeA, che indica L3Harris. La società opera nei sensori per l’allerta missilistica e nei motori a razzo, attraverso Aerojet Rocketdyne, con un’esposizione al progetto di difesa antimissile Golden Dome. Per Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, la spesa militare rappresenta un tema che può mantenere sostegno indipendentemente dall’esito delle elezioni.
Per investire nell’intelligenza artificiale senza concentrare il rischio su un solo produttore, eToro preferisce l’Etf iShares Semiconductor (Soxx). Tra le partecipazioni figurano Nvidia, Micron, Amd e Broadcom, oltre a Intel, Tsmc e ai produttori di macchinari per la fabbricazione dei chip. È un modo per puntare sulla domanda di capacità di calcolo e sulla leadership tecnologica americana.
Anche AcomeA guarda ai semiconduttori, ma con una scommessa su Intel. Il gruppo sta investendo nella produzione di chip negli Stati Uniti e beneficia del sostegno alla filiera nazionale, considerato uno dei pochi terreni di convergenza bipartisan. Il potenziale di recupero, tuttavia, è legato anche alla capacità di eseguire il piano industriale.
La crescita dell’AI richiede infrastrutture digitali, ma anche elettricità. Per questo eToro individua in Vistra un’esposizione alla domanda strutturale di energia: il Dipartimento dell’Energia statunitense ha annunciato un impegno condizionato fino a 4,2 miliardi per ammodernare la flotta nucleare della società in Pennsylvania e Ohio, con quasi 4 gigawatt di capacità da preservare e altri 433 megawatt da aggiungere. Il titolo ha reagito con un rialzo dell’11% in una seduta, ma resta circa il 22% sotto i massimi. A 15,9 volte gli utili attesi, rispetto a una media annuale di circa 17,5, la valutazione è meno elevata, pur dopo una corsa significativa.
AcomeA affianca a questo tema ExxonMobil, forte della produzione in Guyana e nel bacino del Permiano, dei dividendi e del buyback. Il petrolio può però essere letto anche al contrario. United Airlines, scelta da eToro, tratta a circa 10,8 volte gli utili attesi dopo una discesa di quasi il 20% dai massimi. Il carburante è una delle principali voci di costo delle compagnie aeree: un calo del premio geopolitico sul greggio potrebbe quindi offrire sollievo ai margini.
Nel settore sanitario, Gilead Sciences è la scelta di eToro. Nel secondo trimestre le vendite del core business sono cresciute del 10%, quelle legate all’Hiv del 12%. In uno scenario di Congresso diviso, il comparto potrebbe beneficiare di una minore probabilità di nuove strette legislative sui prezzi dei farmaci e di ulteriori tagli a Medicaid. AcomeA propone invece Pfizer, sostenuta da multipli contenuti e da un dividendo elevato, con un rinnovato interesse per il mercato dell’obesità dopo l’acquisizione di Metsera. Tra le società della salute figura anche Boston Scientific, che offre esposizione alla crescita dei dispositivi cardiologici.
La lista di JP Morgan, costruita per lo scenario di stallo legislativo, include Eli Lilly e Gilead, ma si estende oltre la farmaceutica con Veeva Systems, Amazon, Broadcom e Alphabet. La banca individua inoltre opportunità nei servizi finanziari, con Amex, e nelle utility, con Entergy. (riproduzione riservata)