L’Europa prepara la rappresaglia contro il muro di dazi dell’amministrazione Trump, tenendo la porta aperta al dialogo. «Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi», ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, precisando che «finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull'acciaio e prepareremo altri contro dazi in caso di fallimento dei negoziati».
Il 2 aprile il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato i nuovi dazi reciproci e firmato l’ordine esecutivo. Il livello minimo è del 10%, ma su 60 Paesi sono state annunciate tariffe ulteriori per portarsi alla metà del livello lamentato dagli Stati Uniti sui propri prodotti. L'Unione Europea è stata colpita con un'imposta del 20%. La Cina ha ricevuto tariffe reciproche al 34%, ma sommate a quelle già in vigore si arriva al 54%, e il Giappone al 24%. I dazi più alti sono per il Vietnam (il 46%) e la Cambogia (49%). Tra gli altri Paesi più colpiti la Thailandia (36%), Taiwan (32%), l'Indonesia (32%), la Svizzera (31%) e l'India (26%). Spicca anche il 44% a Myanmar. Poi c’è il balzello al 25% sulle auto straniere. Il tycoon ha ribadito che è uno dei giorni «più importanti della storia americana» e ha chiesto ai leader stranieri di «fare cadere le vostre barriere».
Per il segretario di Stato Usa al Tesoro, Scott Bessent, «le azioni storiche del presidente livelleranno il campo di gioco per i lavoratori americani e inaugureranno una nuova era di forza economica». Un ultimo avvertimento lapidario: «i Paesi non reagiscano a dazi o ci sarà escalation».
In molti, ha proseguito Ursula von der Leyen, si sentiranno «delusi dal nostro più vecchio alleato. Dobbiamo prepararci all'impatto che avremo inevitabilmente. Ma l'Ue ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. E l'unità è la nostra forza». Poi ha ammesso che con i dazi americani «l'incertezza si diffonderà a macchia d'olio e scatenerà un ulteriore protezionismo». Le conseguenze saranno «terribili per milioni di persone in tutto il mondo. Anche per i Paesi più vulnerabili, che ora sono soggetti ad alcune delle tariffe statunitensi più alte», ha precisato. Il risultato è che milioni di cittadini dovranno fare i conti con un aumento dell’inflazione.
Immediata la reazione della Cina che ha chiesto a Washington di «annullare immediatamente» i nuovi dazi, avvertendo che «mettono a repentaglio lo sviluppo economico globale» e danneggerebbero gli interessi degli stessi Stati Uniti e le catene di fornitura internazionali. Il Ministero del Commercio cinese si è detto quindi disponibile a una dialogo a patto che sia «paritario» perché «non c'è un vincitore in una guerra commerciale e non c'è via d'uscita per il protezionismo». Comunque Pechino è pronta a «contromisure per salvaguardare i propri diritti e interessi».
Anche il Canada risponderà ai dazi sulle importazioni statunitensi con contromisure. «Combatteremo queste tariffe con contromisure», ha commentato il primo ministro Mark Carney, secondo il quale le nuove tariffe cambieranno radicalmente il commercio globale e avranno un impatto negativo sull'economia americana: «sarà negativo per l'economia statunitense, avrà un impatto su di noi, ma la serie di misure colpirà direttamente milioni di canadesi», ha detto il premier canadese. Il Canada e il Messico, i due maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, sono già soggetti a tariffe del 25% su molte merci e non subiranno ulteriori imposizioni.
«Estremamente deplorevoli». Così il ministro del Commercio giapponese, Yoji Muto, ha definito i nuovi dazi statunitensi al 24% sulle importazioni nipponiche, sostenendo che l'offensiva tariffaria degli Stati Uniti potrebbe violare le norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e il trattato commerciale tra i due Paesi. (riproduzione riservata)