I grandi fondi di private equity mettono gli occhi su Everllence, la divisione di Volkswagen attiva nei motori navali e nelle pompe di calore, valutata tra 5 e 6 miliardi di euro. Secondo quanto riportato dal Financial Times, alla scadenza delle offerte preliminari sarebbero arrivate manifestazioni di interesse da parte di Blackstone, Eqt e Cvc Capital Partners.
La casa automobilistica è alle prese con un nuovo programma per tagliare i costi del 20%, un piano da 60 miliardi di risparmi al 2028 e con possibili chiusure di stabilimenti produttivi.
L’unità, in passato nota come Man Energy Solutions, produce motori per il settore marittimo e sistemi per il riscaldamento, ed è al centro del piano del gruppo di Wolfsburg per razionalizzare il portafoglio. Volkswagen starebbe valutando lo spin-off di una quota di maggioranza, mantenendo tuttavia una partecipazione significativa di minoranza.
Tra gli altri operatori che avrebbero esaminato il dossier ci sono anche Clayton Dubilier & Rice e Kps Capital Partners, oltre ad alcuni potenziali competitor industriali. L’operazione si inserisce nella più ampia strategia del gruppo tedesco di taglio dei costi per adattarsi al rallentamento della domanda europea e alla crescente concorrenza dei costruttori cinesi.
Nel 2025 Volkswagen ha generato un flusso di cassa netto di 6 miliardi di euro dalla divisione automotive, un risultato superiore alle attese interne e coerente con il piano di riduzione dei costi avviato dal management. La cessione di Everllence consentirebbe di rafforzare ulteriormente la struttura finanziaria e concentrarsi sulle attività core.
Dal punto di vista finanziario, Everllence ha chiuso il 2024 con ricavi per 4,3 miliardi di euro - circa l’1% del fatturato consolidato del gruppo - e un risultato operativo di 337 milioni, pari a un margine del 7,8%, penalizzato però dai costi legati alla dismissione del business delle nuove turbine a gas MGT. Proprio su questo fronte, il governo tedesco aveva bloccato nel 2024 la vendita della divisione turbine a una società cantieristica cinese controllata dallo Stato, per ragioni di sicurezza nazionale, spingendo poi Volkswagen a interrompere quell’attività.
Gli analisti di Intesa Sanpaolo sottolineano come le indiscrezioni non siano una sorpresa, ricordando che già lo scorso anno si parlava di una possibile valorizzazione superiore ai 5 miliardi di euro. Se confermata, l’operazione sarebbe vista in modo positivo perché consentirebbe al gruppo di uscire da un business non core e di finanziare in parte i futuri investimenti, inclusi i potenziali ulteriori impegni negli Stati Uniti per aumentare la capacità produttiva locale.
La partita si intreccia con un’altra grande dismissione in corso in Germania: quella di ContiTech, business di cinghie e tubazioni del gruppo Continental, che punta a focalizzarsi esclusivamente sugli pneumatici. Secondo il quotidiano finanziario britannico, la contemporaneità delle due operazioni rappresenta un caso raro di asset industriali simili messi sul mercato nello stesso Paese e nello stesso momento.
Il contesto resta complesso per l’automotive europeo, stretto tra la pressione competitiva asiatica, la transizione elettrica più lenta del previsto e i costi legati all’energia e alla regolamentazione ambientale. Nonostante ciò, il private equity continua a guardare con interesse ai carve-out industriali: nei primi undici mesi dello scorso anno le operazioni di questo tipo in Europa hanno raggiunto quasi 60 miliardi di euro, pari al 13,5% del valore complessivo dei deal. (riproduzione riservata)